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Elezioni russe

Putin trionfa, i problemi restano

3 Dic 2007 - Angelantonio Rosato - Angelantonio Rosato

Russia Unita, il partito di Governo, ha vinto con oltre il 64 % le elezioni per la GosDuma (Duma di Stato), la Camera bassa del parlamento russo. Ma la vera vittoria è del presidente Putin, capolista di Russia Unita: queste elezioni sono state, a detta di tutti gli osservatori, un plebiscito a suo favore. Secondo i risultati che ormai si possono considerare definitivi (98 % delle schede scrutinate) sono solo 4 i Partiti che entrano nella Duma: Russia Unita con il 64,1%, Partito Comunista 11,6%, Partito liberal-democratico 8,2% e Russia Giusta 7,8%. Rimangono invece fuori le formazioni cosiddette liberali (filo-occidentali): l’Unione delle forze di destra (Sps), Yabloko e il Partito agrario, che pure ha preso molti voti nelle aree rurali.

L’affluenza alle urne è stata del 63%: è un dato molto importante e positivo per il Cremlino, che temeva una forte astensione la quale avrebbe potuto moralmente inficiare il voto. Così non è stato. Queste sono state le prime elezioni della Duma effettuate con il sistema proporzionale puro basato su liste di partito, ovvero nessun candidato autonomo né seggi uninominali. Importante innovazione: rispetto alla precedente legge elettorale la soglia di sbarramento è passata dal 5 al 7%. Altre innovazioni hanno reso più difficile e costoso per i partiti minori partecipare alle elezioni. Dunque già c’era stata una scrematura a monte; lo sbarramento del 7% ha fatto il resto.

Quali sono i poteri della Duma? La Camera bassa del parlamento russo è costituita da 450 rappresentanti, ha il potere di proporre e approvare le leggi; esprime il consenso in merito alla nomina del Primo ministro da parte del Presidente; può votare la sfiducia al Governo e dare inizio alle procedure d’impeachment (messa in stato d’accusa del Presidente), ma la destituzione definitiva è prerogativa della Camera alta, il Consiglio della Federazione.

Le reazioni interne ed internazionali
Sia l’opposizione interna (in particolare PC ed Sps) che gli osservatori internazionali (Osce/Consiglio d’Europa) hanno denunciato le elezioni come “non corrette”, accusando il Cremlino di massicci brogli, peraltro difficili da verificare data l’impossibilità per l’Osce di monitorare efficacemente le consultazioni, a causa degli impedimenti posti dal governo russo. I brogli probabilmente vi sono stati, ma non c’è dubbio che Putin e RU avrebbero vinto lo stesso. Si susseguiranno per un po’ vibranti proteste e accuse da occidente (soprattutto Usa), ma poi tornerà la calma, perché Putin in fondo rappresenta la stabilità e la continuità, specialmente degli approvvigionamenti di idrocarburi di cui Europa e Usa sono affamati: petroleum non olet, e in particolare il gas russo da cui dipendono alcuni Paesi dell’Unione europea, tra cui il nostro.

Prospettive politiche russe
Adesso l’attenzione si sposta alle presidenziali del marzo 2008, alle quali Putin non si può candidare. Sono possibili alcuni scenari su cui vale la pena di riflettere. Il primo scenario può essere definito exit/re-entry strategy: Putin, diventato capo di Russia Unita, esce temporaneamente di scena come presidente nel marzo 2008, ossia in un momento politicamente difficile (i nodi economico-sociali più gravi connessi alla mancata attuazione di serie riforme strutturali verranno al pettine dopo le elezioni del 2008); affida il Paese a una testa di legno o a un suo fidato luogotenente (il primo ministro Victor Zubkov?), per poi rientrare con le elezioni presidenziali successive del 2012 (o anche prima grazie a dimissioni anticipate), reclamato a furor di popolo come salvatore della Patria.

Dal punto di vista formale ciò non comporterebbe alcun problema: la Costituzione della Russia non vieta di presentarsi per più di due mandati, ma solo per un terzo mandato consecutivo. Il vero problema di questa ipotesi per Vladimir Vladimirovich è il rischio di vedersi soffiare il posto da un presunto fantoccio che pensava di poter controllare. In realtà le cose potrebbero andare in maniera diversa, come dimostra bene la vicenda della successione Eltsin-Putin: sta scritto nel grande libro della storia russa che il potere si perde assai rapidamente non appena si è fuori dalle stanze del Cremlino, e questo Putin lo sa bene. In tale scenario il disegno strategico globale e la geo-politica energetica di Putin sarebbero a rischio.

Il secondo scenario è quello di una Repubblica parlamentare: Putin succede a se stesso, ossia modifica la Costituzione (attualmente ha i numeri in Parlamento per condurre tale operazione legalmente) e diventa Primo Ministro di una Repubblica parlamentare. Le ripercussioni negative sull’attuale geo-politica e politica energetica della Russia sarebbero minime. Ma le forme costituzionali non sarebbero salvate e il prestigio di Putin e della Russia tutta sarebbe intaccato agli occhi del mondo che conta. Una conseguenza non intenzionale, di cui l’attuale presidente farebbe volentieri a meno.

Terzo scenario: Stato russo-bielorusso: Russia e Bielorussia formano una Federazione (già esiste un’Unione); ciò implica una revisione costituzionale che permetterebbe a Putin di presentarsi nel 2008 per un terzo mandato presidenziale. Stesse conseguenze dello scenario precedente.

Quarto scenario: presidenza energetica/parlamentare: Putin lascia formalmente la presidenza a un successore da lui designato e diventa capo di Gazprom e/o di una mega-compagnia petrolifera che si va costituendo intorno al nucleo duro di Rosneft. Ma significherebbe lasciare il potere politico in senso stretto. Putin potrebbe allora entrare con un ruolo rilevante nella Duma (speaker) oppure in un’altra Istituzione statale.

Quinto scenario – Putin diventa leader nazionale, una sorta di Guida Suprema (come in Iran). Viene creata una carica ad hoc per Putin che lo pone al di sopra del Presidente stesso, autorizzandolo ad impartire direttive al suo successore, al Governo, al Parlamento. Questa ipotesi è stata recentemente ventilata da ambienti pro-Cremlino, in particolare da un politico ceceno, Abdul-Hakim Sultygov, coordinatore di Russia Unita per le questioni inter-etniche, il quale ha lanciato l’idea di “un istituto supremo personalizzato del potere rappresentativo del popolo russo”, con un articolo sul sito web dello stesso Partito. Soluzione improbabile, anche perché tale figura non è prevista dalla Costituzione vigente e richiamerebbe alla mente degli occidentali scenari di dispotismo asiatico; proprio ciò che Putin vuole evitare.

Le contraddizioni di Putin
Così se è vero che le elezioni sono state il successo, il plebiscito atteso per il Presidente, i problemi e i rischi che sono davanti a Putin sono enormi e con l’avvicinarsi delle presidenziali diventano sempre più urgenti. Invero l’attuale Presidente è ingombrante per tutti i suoi presunti delfini (di cui non si fida), ma anche per se stesso. Troppo giovane per andare in pensione, è anche troppo senior politicamente per ridursi a una carica inferiore dalla quale potrebbe essere facilmente rimosso dal nuovo Presidente, come quella di Primo Ministro, subordinata al Capo dello Stato; soprattutto dopo essere stato Presidente della Federazione Russa per due mandati e godendo tuttora di una popolarità enorme in Russia. Sto delat (che fare)? – deve chiedersi Putin nelle segrete stanze del Cremlino, mentre fuori non è ancora passata la sbornia per il successo elettorale. Ma forse Vladimir Vladimirovich ha già in tasca la soluzione che non è dato sapere, ma che sarà una sorpresa per tutti. Per avere maggiore chiarezza occorrerà aspettare il 17 dicembre quando Russia Unita indicherà il suo candidato alle presidenziali.