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Ucraina

Il rebus elettorale va avanti

2 Ott 2007 - Angelantonio Rosato - Angelantonio Rosato

Chi ha vinto le elezioni in Ucraina? Tutti e nessuno finora. I principali leader antagonisti si proclamano vincitori. A scrutinio non ancora ultimato è un testa a testa tra Yanukovich e la Tymoshenko: il Partito delle Regioni del primo appare leggermente avanti, ma, se si sommano i voti della cosiddetta pasionaria ucraina (nel passato era meglio nota come principessa del gas, e non era un complimento) a quelli di Nostra Ucraina del presidente Yushchenko, la coalizione arancione è in netto vantaggio. Tuttavia Yanukovich sembra allargare il suo distacco man mano che si finiscono di contare i voti e potrebbe sommare ai suoi quelli dei socialisti, dei comunisti e del blocco di Lytvyn: i piccoli partiti, se riusciranno a superare la soglia di sbarramento del 3 %, saranno il vero ago della bilancia. Ma soprattutto sono attese da più parti molte contestazioni sulla validità delle consultazioni. Insomma una situazione confusa ed incerta; non è una novità per l’Ucraina.

Elezioni a ripetizione
Il 30 settembre i cittadini ucraini si sono recati alle urne per la quinta volta in quattro anni per eleggere il nuovo Parlamento nazionale (Verkhovna Rada), dopo che quello votato lo scorso anno era stato sciolto tramite 4 decreti emanati in successione dal Presidente della Repubblica Viktor Yushchenko, che vinse le presidenziali nel dicembre 2004 sulla scia della travolgente Rivoluzione arancione, insieme a Yulia Tymoshenko, prima alleata poi nemica, oggi pare di nuovo insieme al presidente. Ma l’esperienza del tandem Yushchenko–presidente e Tymoshenko–premier durò poco e il Governo cadde tra scandali e litigi continui. Così all’inizio del 2006 fu il Partito delle Regioni del rivale Viktor Yanukovich (primo ministro uscente) a vincere le consultazioni politiche, senza però riuscire a creare una maggioranza stabile. Fino al contestato scioglimento del Parlamento e le elezioni anticipate che si sono appena svolte.

Data l’attuale magmatica situazione post-voto, è assai difficile fare pronostici sul futuro Governo: chi lo guiderà e sopratutto se sarà stabile, al contrario dei precedenti. È possibile, tuttavia, individuare tre importanti fattori della campagna elettorale che hanno influenzato il voto: 1) la disillusione largamente diffusa tra i cittadini in maniera trasversale rispetto agli schieramenti; 2) l’uso bipartisan di spin doctor americani; 3) il tentativo da parte di alcuni partiti (“Yulia Tymoshenko Blok” in particolare) di conquistare voti nel campo avverso e così rompere la rigida divisione politica est-ovest che ha caratterizzato l’Ucraina sin dall’indipendenza del ’91 e che è alla base dell’attuale instabilità politica. Se questo tentativo è riuscito, come sembra sia avvenuto per il partito della Tymoshenko, sarà la novità più importante delle elezioni.

Opinione pubblica disillusa
La campagna elettorale è stata vissuta dai cittadini con apatia, disinteresse, ed in alcuni casi totale disillusione. Si è recato alle urne circa il 62% degli aventi diritto (media nazionale), ma l’affluenza è stata più bassa ad est, nelle tradizionali roccaforti di Yanukovich, rispetto alle regioni arancioni del Centro e dell’Ovest. Il secondo elemento rilevante di queste elezioni è il ricorso a consulenti americani da parte dei principali leader. Persino Yanukovich, generalmente considerato un filo-russo, ha assoldato a partire dalle elezioni parlamentari dello scorso anno, una società di consulenza americana, la Davis, Manafort & Freeman, che ha aperto un ufficio operativo a Kiev per organizzare la nuova campagna elettorale del premier. La compagnia ha cercato di creare una nuova immagine pubblica western-friendly per Yanukovich e per il suo partito delle Regioni, che di certo ha contribuito alla vittoria nelle consultazioni del 2006. Tuttavia da allora l’immagine del premier si è alquanto usurata, e non pare che la stessa strategia abbia funzionato in questa nuova tornata.

Esperti di comunicazione e PR americani lavorano anche per gli altri leader politici. Secondo la rivista “Business Ucraina”, il lobbysta di Washington Sten Anderson dall’inizio dell’anno è il consulente del Presidente Yushchenko per i mass-media; e i risultati si vedono, a giudicare dallo stile più deciso e dalla maggiore sicurezza che il presidente mostra in TV. Ma questa nuova immagine rispecchia davvero il carattere politico del Presidente, noto per la sua incapacità di prendere posizioni chiare e definitive?

Fine della contrapposizione frontale?
L’ultimo fattore è il più importante: il tentativo di uscire dal circolo vizioso della rigida divisione politico-elettorale: est filo-russo per Yanukovich, ovest pro-occidente per Yushchenko/Tymoshenko. Non si tratta di una strategia comune a tutti i partiti. Mentre Nostra Ucraina si è concentrata sulla regione occidentale nel tentativo di recuperare (a quanto pare non riuscendoci) i consensi perduti nelle passate elezioni a vantaggio del Tymoshenko Blok, quest’ultimo e, in misura minore, il Partito delle Regioni hanno cercato di sfondare in aree dove sono tradizionalmente poco forti. Tale “strategia della rompighiaccio” è stata applicata soprattutto nella direttrice ovest-est, ma è presente pure in quella nord-sud.

Il partito di Yanukovich per esempio ha la sua base elettorale nell’est russofono, ma nel corso della campagna ha mostrando un crescente interesse per la capitale e le città del circondario, tradizionali roccaforti arancioni, confidando nel calo di popolarità del Presidente e del suo partito nell’area. Ancora più palese la strategia della Tymoshenko, che in un’intervista del 12 settembre ha confermato che il suo Blok ha concentrato il massimo delle risorse per sfondare nelle regioni orientali e meridionali del Paese, storicamente a maggioranza blu (partito delle Regioni) Tuttavia, secondo Valeriy Khmelko, presidente dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, nelle otto regioni più occidentali del Paese (che rappresentano il 22% dei voti totali), il peso del voto arancione è otto volte maggiore di quello blu. D’altro canto è esattamente l’opposto nelle tre regioni più orientali (sempre 22% dei voti). Segno che la polarizzazione c’è ed è ancora forte nelle regioni più esterne. Forse per questo motivo la Tymoshenko ha scelto di concentrare sforzi e risorse non sulle aree dell’estremo oriente ucraino – Luhansk and Donetsk (l’oblast che ha dato i natali a Yanukovich) – ma su quelle regioni orientali che toccano il centro del paese; per esempio Dnipropetrovsk, Kirovohrad, Kherson, and Zaporizhya dove la Tymoshenko ha tenuto più di 50 comizi.

I rischi per l’Italia
Ad urne ancora calde e non del tutto scrutinate, si può affermare che l’Ucraina resta un paese interrotto: tra città e campagna, modernità ed arretratezza, nuovi ricchi e vecchi poveri, ortodossia e cattolicesimo, Russia ed Europa. L’Ucraina può diventare qualcosa di peggio: un failing State, un buco nero geopolitico sulla nuova frontiera orientale della Ue, potenzialmente destabilizzante per tutta l’Europa centro-orientale e per le relazioni tra Ue e Russia.

La stabilità dell’Ucraina è particolarmente importante per l’Italia, e soprattutto ora alla vigilia dell’inverno. Attraverso l’Ucraina passa il 36,5 % del totale del metano da noi importato (più di quanto riceviamo dall’Algeria nostro principale fornitore);l’Italia dipende dal gas per il 50% del suo fabbisogno energetico, rispetto ad una media europea del 22 %. La crisi del gas di due anni fa tra Mosca e Kiev che ci ha costretto al razionamento del metano è un inquietante precedente, ma nulla al confronto di ciò che ci aspetta in uno scenario (estremo sia ben chiaro) di Ucraina nel caos. E non solo per le forniture energetiche, ma anche per la probabile ondata di profughi che si riverserebbe sull’Italia la quale già ospita una forte comunità ucraina proveniente dalle regioni occidentali, a maggioranza greco-cattolica.