Un equilibrio instabile
Il 30 settembre prossimo i cittadini ucraini si recheranno alle urne per la quinta volta in quattro anni. Eleggeranno (forse) il nuovo Parlamento nazionale (Verkhovna Rada) dopo che quello eletto lo scorso anno è stato sciolto tramite 4 decreti emanati in successione dal Presidente della Repubblica Viktor Yushchenko, che vinse le presidenziali nel dicembre 2004 sulla scia della travolgente Rivoluzione arancione. Invece all’inizio del 2006 fu il Partito delle Regioni del suo rivale Viktor Yanukovich (attuale primo ministro) a vincere le consultazioni politiche, senza però riuscire a creare una maggioranza stabile. Probabilmente lo stesso accadrà con il nuovo Parlamento: nessuna affermazione netta, solo maggioranze risicate a geometria variabile. Secondo i sondaggi il Partito delle Regioni è leggermente in testa con il 25-30%, che sommandosi con i voti degli alleati Comunisti di Petro Symonenko, equivale alla somma dei voti del campo arancione (“Nostra Ucraina” di Yushchenko e “Yulia Tymoshenko Blok” dell’omonima leader politica, prima alleata poi nemica, oggi pare di nuovo insieme al presidente Yushchenko). Va inoltre tenuto conto del fattore Moroz, dal nome del capo del Partito Socialista Oleksandr Moroz, nonché presidente del Parlamento, passato dal campo arancione a quello blù di Yanukovich.
Data questa magmatica situazione politica, è assai difficile fare pronostici sulle elezioni del 30 prossimo: se si svolgeranno regolarmente, chi le vincerà, e se ne verrà fuori un governo stabile. È possibile, tuttavia, individuare tre importanti fattori della campagna elettorale che avranno un’influenza sul voto: 1) la disillusione largamente diffusa tra i cittadini ed in maniera trasversale rispetto agli schieramenti; 2) l’uso bipartisan di spin doctors americani; 3) il tentativo da parte di alcuni partiti (“Yulia Tymoshenko Blok” in particolare) di conquistare voti nel campo avverso e così rompere la rigida divisione politica est-ovest che ha caratterizzato l’Ucraina sin dall’indipendenza del ’91, e che è alla base dell’attuale instabilità politica. Se questo tentativo riuscirà, sarà la novità più importante delle elezioni.
Opinione pubblica disillusa
La campagna elettorale è vissuta dai cittadini con apatia, disinteresse, ed in alcuni casi totale disillusione. Sebbene gli ultimi sondaggi indicano che si recherà alle urne circa il 65% degli aventi diritto (media nazionale), i maggiori partiti sono seriamente preoccupati di una bassa affluenza. Yanukovich, in particolare, è preoccupato dei sondaggi che prevedono un calo dell’affluenza al di sotto del 60% nelle sue tradizionali roccaforti dell’Est e del Sud (Crimea), inferiore all’affluenza prevista nelle tradizionali regioni arancioni del Centro e dell’Ovest. Ma non è solo l’attuale Premier a doversi preoccupare: l’apatia è generalizzata e diffusa, anche nella stessa capitale alquanto politicizzata e teatro della grande mobilitazione dell’autunno-inverno 2004. Tale preoccupazione ha spinto sia Yanukovich che la Tymoshenko a contrastare il trend negativo con un’aggressiva campagna mediatica, per convincere gli ucraini riottosi a recarsi alle urne.
Il secondo elemento rilevante delle prossime elezioni è il ricorso ad un alto numero di consulenti americani. Persino Yanukovich, generalmente considerato un filo-russo, ha assoldato a partire dalle elezioni parlamentari dello scorso anno, una società di consulenza americana, la Davis, Manafort & Freeman, che ha aperto un ufficio operativo a Kiev per organizzare la nuova campagna elettorale del premier. La compagnia ha cercato di creare una nuova immagine pubblica “Western-friendly” per Yanukovich e per il suo partito delle Regioni, che di certo ha contribuito alla vittoria nelle consultazioni del 2006. Tuttavia da allora l’immagine del Premier si è alquanto usurata, e non è detto che la stessa strategia possa funzionare anche in questa nuova tornata.
Esperti di comunicazione e PR americani lavorano anche per gli altri leader politici. Secondo la rivista “Business Ucraina”, il lobbysta di Washington Sten Anderson sin dall’inizio dell’anno lavora come consulente del Presidente Yushchenko per i mass-media; ed i risultati si vedono, a giudicare dallo stile più deciso e dalla maggiore sicurezza che il presidente ora mostra in TV. Ma questa nuova immagine rispecchia davvero il carattere politico del Presidente, noto per la sua incapacità di prendere posizioni chiare e definitive?
Fine della contrapposizione frontale?
L’ultimo fattore è il più importante: il tentativo di uscire dal circolo vizioso della rigida divisione politico-elettorale est filo-russo per Yanukovich, ovest pro-occidente per Yushchenko/Tymoshenko. Non si tratta di una strategia comune a tutti i partiti. Mentre “Nostra Ucraina” si è concentrata sulla regione occidentale nel tentativo di recuperare i consensi perduti nelle passate elezioni a vantaggio del Tymoshenko Blok, quest’ultimo e, in misura minore, il Partito delle Regioni stanno cercando di sfondare in aree dove sono tradizionalmente poco forti. Questa “strategia della rompighiaccio” viene applicata soprattutto nella direttrice ovest-est, ma è presente pure in quella nord-sud.
Il partito di Yanukovich per esempio ha la sua base elettorale nell’est russofono, ma nell’attuale campagna sta mostrando un crescente interesse per la capitale e le città del circondario, tradizionali roccaforti arancioni, confidando nel calo di popolarità del Presidente e del suo partito nell’area.
Ancora più palese la strategia della Tymoshenko, che in un’intervista del 12 settembre ha confermato che il suo Blok sta concentrando il massimo delle risorse per sfondare nelle regioni orientali e meridionali del Paese, storicamente a maggioranza blu (partito delle Regioni) Tuttavia, secondo Valeriy Khmelko, presidente dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, nelle otto regioni più occidentali del Paese (che rappresentano il 22% dei voti totali), il peso del voto arancione è otto volte maggiore di quello blu. D’altro canto è esattamente l’opposto nelle tre regioni più orientali (sempre 22% dei voti). Segno che la polarizzazione c’è ed è ancora forte nelle regioni più esterne. Forse per questo motivo la Tymoshenko ha scelto di concentrare sforzi e risorse non sulle aree dell’estremo oriente ucraino – Luhansk and Donetsk (l’oblast che ha dato i natali a Yanukovich) – ma su quelle regioni orientali che toccano il centro del paese; per esempio Dnipropetrovsk, Kirovohrad, Kherson, and Zaporizhya dove la Tymoshenko ha tenuto più di 50 comizi.
Un nuovo inizio
L’Ucraina è un paese interrotto: tra città e campagna, modernità ed arretratezza, nuovi ricchi e vecchi poveri, ortodossia e cattolicesimo, Russia ed Europa. L’Ucraina può diventare qualcosa di peggio: un failing State, un buco nero geopolitico sulla nuova frontiera orientale della Ue, potenzialmente destabilizzante per tutta l’Europa centro-orientale, in particolare per alcuni nuovi membri della Ue (come Romania e Polonia) e per le relazioni tra Ue e Russia.
Alcuni analisti affermano tuttavia che le consultazioni parlamentari del 30 settembre potrebbero contribuire a mitigare la tradizionale divisione regionale est-ovest che l’Ucraina si trascina sin dalla sua indipendenza del ’91, rafforzando, ancorché parzialmente, il profilo politico nazionale del paese. Sarebbe una buona notizia, anche se minima, non solo per l’Ucraina, ma anche per l’Unione europea, un segno di maturità per la giovane, inquieta democrazia slava. Ma difficilmente si mette la testa a posto a 16 anni.
Per approfondimenti:
Agenzia di stampa ucraina Unian, ucraino: Уніан (versione inglese)
Zerkalo Nedeli (Russian: Зеркало недели; Ukrainian: Дзеркало тижня, Dzerkalo Tyzhnia), “Lo specchio della settimana” è una delle riviste di analisi politica più influenti in Ucraina; si pubblica settimanalmente a Kiev (versione inglese).
