Una Costituzione per costruire il nostro futuro
Uno degli eventi da cui si faceva dipendere la ripresa del dibattito sul Trattato Costituzionale Europeo – l’elezione del Presidente della Repubblica francese – si è prodotto e il Presidente Sarkozy, eletto con una netta maggioranza, dovrà ora pronunciarsi. Egli ha mostrato di sentire su di sé il peso della responsabilità recandosi subito in visita a Berlino per un colloquio con il Cancelliere Merkel, alla quale spetterà di svolgere il ruolo di conduttore del dibattito al prossimo Consiglio Europeo, e a Bruxelles per incontrare il Presidente Barroso.
Non mancano già alcuni spunti positivi da parte del nuovo Presidente francese: egli ha scelto Jean Pierre Jouyet, come segretario di Stato per gli Affari europei. Jouyet è stato, tra l’altro, antico collaboratore a Bruxelles di Jacques Delors e per ciò stesso è profondo conoscitore del gioco negoziale interno all’Unione e dei suoi meccanismi; e, si presume, sostenitore del processo irreversibile della costruzione europea.
Ma ognuno dei 27 Paesi è chiamato ad assumersi le sue responsabilità e a svolgere il ruolo che ritenga più appropriato a far progredire l’Europa. E’ un compito che incombe sui Parlamenti e sui Governi, ma è un impegno, non mi stancherò mai di ripeterlo, al quale debbono partecipare, e sentirne la responsabilità, anche i giovani. Ad essi noi affidiamo la costruzione che siamo stati capaci di realizzare, attraverso molti successi e non poche delusioni, nei cinquanta anni trascorsi dalla firma dei Trattati di Roma.
Ma non possiamo lasciare alle nuove generazioni un’Unione Europea che ha visto crescere il numero dei suoi membri sino a Ventisette senza che prima sia stato adeguato il quadro istituzionale che deve sostenerne l’impianto e l’azione sul piano interno e internazionale.
C’è stata offerta, dal lavoro generoso e altamente professionale di un gruppo di illustri sostenitori dell’Europa, l’opportunità di dare all’Unione la Carta fondamentale, che è il Trattato Costituzionale Europeo. Il salto di qualità proposto ha messo in difficoltà alcuni Paesi, ma ha trovato la completa adesione di due terzi dei membri, che hanno proceduto alla ratifica. Ora si avanza l’ipotesi di un possibile compromesso su un documento più snello; il rischio è che venga svuotato di significato lo sforzo di adeguamento istituzionale.
Ciascuno dei Paesi membri dell’Ue è chiamato ad assumere le proprie responsabilità. Il Governo italiano ha già preso una posizione netta con l’intervento pronunciato al Parlamento Europeo il 22 maggio scorso dal Presidente del Consiglio Romano Prodi. Egli ha affermato con chiarezza che:
– l’Italia lavorerà per giungere nel corso del negoziato ad un compromesso alto;
– se non sarà possibile ottenere il consenso di tutti, un gruppo di Paesi potrà procedere, lasciando la porta aperta a chi volesse entrarvi successivamente, a costituire una Unione caratterizzata dall’estensione del voto a maggioranza qualificata e dalla presenza di un Ministro degli Affari Esteri europeo.
Condivido anche questa posizione “subalterna”, che coincide con quanto vado sostenendo nei convegni internazionali ai quali ho partecipato negli ultimi sei-sette mesi e negli incontri avuti a Torino, a Milano e a Roma con ricercatori e studenti. E’ d’altra parte una soluzione, già sperimentata con successo sia per la creazione dell’Euro sia per il Trattato di Schengen.
Ma l’augurio è quello di riuscire a raggiungere tra i 27 Paesi membri un compromesso “alto”. In questo contesto si pone il documento predisposto, su iniziativa dello IAI, dal Prof. Tosato e dal Dott. Bonvicini, che propone, per il superamento dell’attuale impasse, una possibile soluzione costruita su una nuova “architettura” del Trattato Costituzionale, lasciato sostanzialmente immutato nei suoi contenuti.
