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Francia

Sarkozy: un deciso spirito liberal-nazionale

7 Mag 2007 - François Lafond - François Lafond

Dopo il dibattito televisivo del 2 maggio, era difficile pensare che Nicolas Sarkozy non venisse eletto Presidente della Repubblica francese. Tutti i sondaggi lo davano vincente. Già il primo turno delle elezioni l’aveva portato nettamente in vantaggio e le possibilità della sua oppositrice di invertire la tendenza sembravano scarse. Solamente un calo di partecipazione al voto, in particolare in seguito alle dichiarazioni di voto (o, meglio, di non voto) di François Bayrou e di Jean Marie Le Pen, avrebbe potuto cambiare la dinamica in atto e dare una speranza alla candidata socialista. Non è accaduto.

Riscoperta dei valori
Con una vittoria netta e una partecipazione eccezionale (ancora una volta), una nuova Francia sta per apparire. Il neo-Presidente ha chiaramente annunciato il ritorno della Francia in Europa, ma non soltanto. E nei i diversi discorsi che ha fatto durante il corso della serata, Nicolas Sarkozy ha riassunto un parte dei temi della sua campagna elettorale.

Ecco dunque la riabilitazione di alcuni valori come il lavoro, la ricompensa, la morale, l’autorità e l’identità nazionale. Il paese si è espresso da alcuni anni, attraverso diversi voti, per chiedere aiuto, protezione ai suoi rappresentanti politici. Dell’apparizione del Front National alla meta degli anni ‘80, alla presenza del suo leader estremista al ballottaggio nel 2002, dal no al referendum sul trattato costituzionale europeo fino all’elezione ieri di un giovane leader “liberal-national”, il messaggio potrebbe essere interpretato nella stessa maniera.

Di fronte al cambiamento profondo delle nostre vite quotidiane, all’apertura delle frontiere, all’accelerazione degli eventi mondiali, alla forte capacità di adattamento ai mutamenti richiesta ai cittadini, la maggioranza dei francesi ha mandato un messaggio positivo. D’accordo per lavorare di più a condizione che si guadagni di più; d’accordo per accettare la competizione a condizione che sia più equa per tutti; d’accordo all’aprirsi al mondo, a coloro che hanno bisogno del nostro aiuto, che vogliano darci una mano, ma soltanto se lo fanno accettando le regole del paese, nel rispetto della sua storia e tradizione.

Rispetto delle regole
Ridare sicurezza, orgoglio e fiducia a tutti. Questo è il messaggio del nuovo Presidente. Lo è andato dicendo per molto tempo e non ha cambiato il passo. “Liberal”, senza dubbio, lo è perché pensa che i meccanismi del mercato sono gli unici in grado di favorire la crescita economica. Riabilitare il lavoro e permettere a ogni potenzialità di esprimersi sono concetti alla base di questa rivoluzione liberale. “National”, perché lo Stato, al servizio della nazione e di tutta la collettività, deve essere in grado di intervenire quando è necessario, anche sacrificando – in qualche caso – i principi della concorrenza internazionale.

I criteri per legittimare questo interventismo di Stato non sono ancora molto chiari. Ma uno di questi, di sicuro, sarà la protezione e la difesa degli interessi dei francesi rispetto agli altri. Il progetto è chiaro e risponde in maniera precisa alla diagnosi della società francese del 2007, con le sue molteplici debolezze.

Il neo-presidente ha il gusto dell’azione e lo dimostra da trent’anni, e chiede di essere giudicato sui fatti e sui dati. Ha cinque anni per agire e cambiare in meglio il paese, come ha annunciato. Il suo nuovo governo dovrebbe essere presentato verso il 17 maggio e il primo obiettivo è di avere una maggioranza all’Assemblea Nazionale, fondamentale per disporre effettivamente dei mezzi per governare. A questo proposito, Ségolène Royal, immediatamente dopo avere riconosciuto, con molta forza di carattere e sorriso, la propria sconfitta, si è già lanciata nella battaglia del dopo-voto.

I dubbi dell’opposizione
Mezz’ora dopo l’annuncio del risultato elettorale, l’impostazione dei diversi protagonisti è stata ovvia. I due sconfitti dalla Royal per la leadership del partito socialista durante la campagna, sono immediatamente ricomparsi in TV: Dominique Straus Kahn per spiegare che il partito socialista non ha fatto abbastanza per modernizzarsi di fronte a un mondo in profonda trasformazione; Laurent Fabius, per criticare una linea poco chiara (troppo neo-centrista).

Il Partito Socialista ha ancora davanti a sé un lungo cammino per trovare una nuova identità. Di fronte a una linea governativa “liberal national”, il partito principale dell’opposizione si deve rinnovare completamente. Ma il processo potrà iniziare veramente soltanto il giorno dopo le elezione legislative. Con chi? Con gli stessi di oggi o con personalità nuove?

In ogni caso, Ségolène Royal avrà fatto molto per iniziare questa trasformazione. Non diventerà presidentessa della Francia, ma potrebbe rimanere nella storia politica francese come la donna politica scelta dai militanti perché simbolo del cambiamento e della modernizzazione della sinistra francese, che ha iniziato de facto il processo di trasformazione del PS; come colei che ha capito prima degli altri alcuni mutamenti della società francese e ha intuito che alcuni valori rimangono fondamentali (la giustizia, la difesa dei più deboli, la partecipazione di tutti ai processi decisionali, l’importanza dell’educazione e della protezione dell’ambiente).

L’emancipazione degli uomini e delle donne rimane una forza strutturante per tutti quelli che pensano che il lavoro deve essere rispettato e valorizzato, ma anche che una persona non si definisce esclusivamente in base a questo. Al di là delle persone, della leadership, e del partito, la vittoria di Nicolas Sarkozy ci ricorda che il progetto rimane fondamentale per vincere. La fine delle ideologie globali non significa che si vota soltanto per una personalità. Il voto di oggi è più articolato. La visione della società che è spiegata, presentata, anticipata agli elettori rimane il cuore della decisione.