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Unione Europea

Rapporti più stretti con i vicini

18 Dic 2006 - Michele Comelli - Michele Comelli

Più politica estera e meno allargamento: si potrebbero riassumere così le proposte che la Commissione europea ha formulato il 4 dicembre per rivedere strategia e strumenti da impiegare nelle relazioni con i paesi vicini, sia quelli dell’Est e del Caucaso, che facevano parte dell’Unione Sovietica, sia quelli che si affacciano sulle sponde meridionale e sud-orientale del Mediterraneo.

La Politica europea di vicinato
All’indomani del grande allargamento a est del 2004, l’Unione europea aveva lanciato la Politica europea di vicinato (Pev), un’iniziativa tesa alla creazione di un’area di stabilità e di prosperità al di là dei confini orientali e meridionali dell’Unione. Con questa politica l’Ue si proponeva di quadrare il cerchio rispetto a due esigenze potenzialmente contraddittorie: sviluppare le relazioni con questi paesi vicini ed evitare di allargare indefinitamente l’Unione europea per scongiurare la possibilità di un “annacquamento del processo di integrazione europea”, come disse Prodi, allora Presidente della Commissione.

Il ragionamento a sostegno della Politica di vicinato era dunque il seguente: nell’attesa che l’Europa si doti delle riforme necessarie a far funzionare le sue istituzioni e che venga affrontata la vexata quaestio dei confini esterni, è necessario non creare nuove linee divisorie tra i nuovi paesi entrati e i nuovi vicini, esclusi dalla possibilità di influire sulle decisioni di Bruxelles e dall’accesso al mercato unico e ai fondi strutturali.

Specificamente, attraverso la Pev, l’Unione europea si proponeva di incentivare l’attuazione delle riforme politiche e socio-economiche nei paesi vicini, per renderli più “europei”, cioè paesi democratici, rispettosi dei diritti umani e dello Stato di diritto con economie di mercato funzionanti ed aperte agli scambi con l’Ue.

In cambio delle riforme, Bruxelles prometteva la graduale apertura del proprio mercato unico e l’incremento della cooperazione e dei fondi destinati a questi paesi, secondo il meccanismo della condizionalità politica, che era stato alla base dell’allargamento. La differenza era che in questo caso il beneficio finale promesso non era l’adesione all’Unione europea.

Insomma, la Pev era sì un’iniziativa politica nuova, ma attuata con strumenti e procedure vecchi, cioè quelli dell’allargamento. Mancava di una visione più strategica e geopolitica, alla quale cercava di supplire con l’allargamento, come alcuni studi ( 1 e 2) hanno giustamente messo in rilievo.

Novità significative
Per questo motivo la nuova proposta della Commissione, che sarà sottoposta all’approvazione del Consiglio, va nel verso giusto. La Commissione si è resa conto dei limiti di un approccio che ripropone la strategia e gli strumenti dell’allargamento, escludendo però nei fatti l’adesione dei paesi vicini. Tra i punti più importanti della nuova proposta c’è senz’altro il potenziamento dell’utilizzo dei tradizionali strumenti di politica estera, in particolare del dialogo politico, bilaterale e multilaterale, con i paesi vicini.

Questi potranno allinearsi alle dichiarazioni di politica estera, come già accade per Ucraina e Moldavia, e partecipare a incontri di alto livello con i paesi dell’Ue. Inoltre, si prevede un significativo potenziamento della presenza diplomatica europea, sia a livello di Commissione sia a livello di stati membri. L’elemento più importante è comunque la determinazione europea a ricoprire un ruolo più importante e attivo nella risoluzione dei molti conflitti irrisolti nel vicinato europeo, dalla Moldavia al Caucaso meridionale, dal Medio oriente al Sahara occidentale.

L’Ue si dice più disposta a partecipare direttamente alla risoluzione di questi conflitti, sia attraverso sforzi diplomatici sia attraverso l’invio di missioni civili e militari di monitoraggio o di mantenimento della pace. In questo senso, un precedente è senz’altro costituito dalla missione di monitoraggio del confine tra Moldova ed Ucraina.

Ulteriori importanti misure per il rafforzamento della Politica di vicinato sono l’incremento della dotazione finanziaria da destinare a questa politica, – nei prossimi sette anni il bilancio previsto per i paesi vicini ammonta a 12 miliardi di euro, circa il 31% in più rispetto al periodo corrispondente dell’esercizio finanziario precedente – e il rafforzamento delle componenti multilaterali e regionali, trascurati in un primo momento. In sostanza, da un lato l’Ue dovrebbe assumersi maggiori responsabilità verso questi paesi, dall’altro dovrebbe incoraggiare anche la cooperazione regionale tra questi paesi, specialmente nell’area del Mar Nero.

L’incognita russa
Sembra dunque che Bruxelles abbia deciso di correggere alcune dei vizi originari della Politica di vicinato, investendo maggiori risorse e capitale politico. Tuttavia, uno dei fattori chiave su cui si misurerà il successo della politica estera europea in queste aree, e particolarmente a est, è il rapporto con la Russia, che ultimamente ha fatto registrare non pochi problemi.

Anche in questo caso l’Ue dovrebbe far quadrare il cerchio: incoraggiare il consolidamento delle riforme democratiche dei vicini orientali e allo stesso tempo cooperare in maniera attiva con la Russia, senza cedere sulla questione dei diritti umani. Sarà necessario che la Presidenza tedesca che guiderà l’Ue nel primo semestre del 2007 trovi un equilibrio tra i propositi di una nuova Ostpolitik orientata verso Mosca, e focalizzata sul problema della sicurezza energetica che da qualche mese circolano con insistenza a Berlino, e i timori che i nuovi paesi membri dell’Unione, Polonia in testa, continuano a nutrire verso la Russia.