IAI
Unione europea

L’Italia e il semestre di Presidenza tedesco

18 Dic 2006 - Antonio Puri Purini - Antonio Puri Purini

L’Italia e la Germania, membri fondatori dell’Unione Europea, sono da 50 anni sulla breccia dell’integrazione europea. Credono nell’Europa come progetto politico unitario, vogliono che progredisca, condividono una responsabilità comune nel sostenerne l’avanzamento. Un vasto fronte d’insoddisfazione attraversa l’Europa. Lo troviamo riflesso nelle inquietudini per la globalizzazione, nei dati insufficienti della crescita economica, nello scarso dinamismo della ricerca europea, nella complessità crescente dell’immigrazione, nell’insicurezza dell’accesso alle fonti di energia, nei rischi che pesano sull’ambiente e sul clima, nelle svariate cause d’instabilità sulla scena internazionale.

L’Europa ha al suo attivo dei successi senza precedenti nella sua storia, dall’abolizione delle frontiere all’introduzione della moneta unica; ma essi sono insufficienti di fronte alle responsabilità e ai compiti che l’attendono.

La Presidenza tedesca dell’Unione Europea arriva dopo anni difficili per l’Europa: anni di turbamenti e di interrogativi. Pesa su ogni altra positiva considerazione il rammarico per il blocco intervenuto nell’approvazione del Trattato costituzionale a seguito dell’esito negativo dei due referendum in Francia e nei Paesi Bassi; pesa la consapevolezza degli ostacoli ancora da rimuovere, malgrado la ratifica di 18 Stati, per arrivare all’obiettivo che certamente è in cima all’agenda politica di Germania e Italia, di regole certe e quindi operative prima delle elezioni per il Parlamento Europeo previste per il giugno del 2009; pesa il dubbio che anche questa scadenza possa diventare sfuggente se si vuole mantenere a ogni costo l’unanimità fra gli Stati membri.

Ecco un primo e fondamentale aspetto dove l’Italia può sostenere a fondo la Presidenza tedesca: mantenere inalterata la sostanza politica del Trattato, modificando solo lo stretto necessario e contrastando ogni tendenza a snaturare il testo; impegnarsi a fondo perché esso entri in vigore prima delle elezioni per il Parlamento Europeo.

Il compito della Presidenza è difficile. Tuttavia, con il sostegno dei Paesi affini, non dovrebbe essere impossibile riuscire a traghettare, oltre le elezioni francesi e il semestre comunitario della Germania, un piano d’azione che sia vincolante per le successive Presidenze e che affronti con decisione anche il tema delle ratifiche.

La Costituzione non esaurisce di certo gli adempimenti della Presidenza. Vi sono altri temi all’ordine del giorno che vedranno l’Italia in posizione di responsabile fiancheggiamento. Di fronte alle sfide del mercato globale, è necessario concentrare gli sforzi su strategie comuni volte a completare la transizione verso un sistema manifatturiero che sappia fare dell’innovazione il principale fattore di competitività; una politica di sicurezza energetica che associ la componente euro-mediterranea al rapporto con la Russia e gli altri Paesi ai nostri confini orientali; la ricerca di un consenso europeo in materia di prevenzione dei cambiamenti climatici.

Sotto il profilo della sicurezza interna, siamo chiamati ad affrontare in unità d’intenti il contrasto del terrorismo e della criminalità transnazionale, l’integrazione delle comunità residenti, il controllo dei flussi d’immigrazione illegale.

Per promuovere stabilità e sicurezza al suo esterno, è inoltre essenziale che l’Unione Europea svolga un’azione più incisiva sulla scena mondiale. Lo scatto d’orgoglio che ha portato l’Europa a impegnarsi nel Libano ha ridato ossigeno allo spirito europeo; ci vuole però ben altro. Senza una politica estera e di difesa, l’Unione Europea non riuscirà a contribuire efficacemente alla risoluzione dei conflitti – in primo luogo nel Medio Oriente –, a soddisfare le attese dei cittadini e di larga parte della comunità internazionale.

Dobbiamo però avere il coraggio della chiarezza e della franchezza. La Germania sa per prima che il progetto politico europeo può avanzare solo se sorretto da istituzioni autorevoli, efficaci, trasparenti. L’appoggio deciso e convinto dell’Italia sottolineato in maniera così netta dal Presidente Prodi al Cancelliere Merkel nel corso del recente incontro di Milano, non mancherà di avere anche un valore di stimolo, fungendo da catalizzatore nei confronti di altri Paesi. È illusorio darsi degli orizzonti temporali che vadano oltre il 2009. Questo è il momento dell’impegno e dei risultati.