Una riforma per prevenire le crisi
All’assemblea annuale del Fondo monetario internazionale (Fmi) di Singapore dei giorni scorsi, sono stati approvati alcuni elementi rilevanti del processo di riforma del Fmi nell’ambito della strategia a medio termine avviata dal Managing Director, Rodrigo Rato, subito dopo il suo insediamento. Tre sono i principali temi sul tappeto: la riforma del processo di sorveglianza, nuovi strumenti di prevenzione delle crisi e le questioni di governance del Fmi (quote e rappresentanza).
La riforma del processo di sorveglianza
Questo processo è stato accelerato della persistenza degli squilibri globali che, secondo i continui richiami del Fmi, avrebbero richiesto una maggiore decisione nelle politiche di aggiustamento da parte dei paesi sia industriali che emergenti. La preoccupazione principale è che tali squilibri possano portare a una “correzione improvvisa” e troppo violenta, in presenza di una crescente integrazione dei mercati finanziari e di flussi di capitale di dimensioni crescenti, che sarebbe accompagnata da bruschi mutamenti nelle grandezze fondamentali, tassi di cambio e tassi di interesse, con una amplificazione dei rischi di instabilità finanziaria.
Per affrontare la situazione, il Fmi ha introdotto un nuovo processo di consultazione multilaterale, che dovrà affiancarsi ai meccanismi di consultazione bilaterale e multilaterale già operanti nel Fmi. Questo processo si basa su una consultazione ravvicinata e frequente con cinque paesi o gruppi di paesi: Cina, area Euro, Giappone, Arabia Saudita, Usa. Si tratta di un gruppo che comprende i paesi a forte deficit (Usa), in pareggio di bilancio ma a bassa crescita (area Euro), e a forte surplus (i rimanenti). La consultazione nell’ambito del gruppo riguarderà le cause degli squilibri dei pagamenti e gli spillover tra aree e paesi. Dal processo dovrebbe scaturire un rapporto che sarà discusso dal Board all’inizio dell’anno prossimo.
La composizione del gruppo è molto indicativa del mutamento dei rapporti di forza nel sistema economico internazionale. Vi fa parte infatti la Cina, ma non la Gran Bretagna, e i paesi europei sono presenti in quanto membri dell’Unione monetaria europea. Un struttura, in altri termini, significativamente diversa da quella del G7 e che non potrà non riflettersi anche sulla governance del Fondo monetario.
Prevenzione delle crisi
A Singapore continuerà la discussione per la definizione di un nuovo strumento di prevenzione della crisi che dovrebbe sostituire la Contingent Credit Line (Ccl), che era stata dismessa dal Fmi qualche anno fa. Questa facility era disegnata per fornire supporto di liquidità a paesi che, pur trovandosi in buone condizioni per quel che riguarda le proprie grandezze fondamentali, avrebbero potuto subire uno shock negativo proveniente dall’esterno. La Ccl era stata abbandonata perché non era mai stata utilizzata ma, sotto la pressione di numerosi paesi, soprattutto emergenti, il Fmi sta disegnando una nuova facility che la possa rimpiazzare. Il nuovo strumento dovrà innanzitutto affrontare il problema principale che ha inibito l’uso della Ccl. Il fatto che un paese che ne avesse richiesto l’accesso avrebbe, suo malgrado, segnalato ai mercati di trovarsi in difficoltà anche se ciò non appariva dall’andamento dei suoi fondamentali. Avrebbe generato, cioè, una sorta di “selezione avversa” .
Quote e rappresentanza
Veniamo ora a quello che è l’aspetto più importante del processo di riforma, il mutamento delle quote e della rappresentanza dei paesi nel board del Fmi. A Singapore è stato fatto un passo avanti importante. È stato avviato un processo di revisione che dovrebbe concludersi entro due anni. Lo scopo del processo è di ottenere una migliore corrispondenza tra quote e peso economico dei paesi e accrescere la rappresentanza dei paesi poveri. Questo processo prevede un aumento ad hoc delle quote di Cina, Corea, Messico e Turchia, paesi che sono fortemente sottorappresentati. Nel corso dei due anni successivi saranno prese altre decisioni quali: 1) una nuova formula per il calcolo delle quote; 2) un secondo aumento delle quote ad hoc in base alla nuova formula; 3) un impegno ad assicurare una continua evoluzione delle quote nel tempo; 4) un aumento almeno del doppio dei “basic votes” a favore dei paesi poveri; 5) ulteriori misure per rafforzare la capacità di rappresentanza dei paesi poveri.
Sono misure importanti, ma non contengono quella veramente decisiva: la sostituzione delle rappresentanze dei singoli paesi europei con un rappresentante unico, almeno per quel che riguarda i paesi dell’area euro. Questo passo renderebbe coerente la distribuzione formale del potere decisionale con la distribuzione sostanziale, che, come abbiamo visto, già fa parte nel nuovo meccanismo di sorveglianza del Fmi.
