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Premio IAI 2021

Un’Europa forte e coesa per superare le crisi globali

20 Ott 2021 - Sonia Bianconi - Sonia Bianconi

La pandemia di Covid-19 ha drammaticamente ripuntato i riflettori sulle avverse implicazioni della globalizzazione. Sul fronte delle relazioni internazionali, cavalcando gli echi della crisi finanziaria del 2008, la crisi sanitaria ha ulteriormente indebolito l’immagine dell’Occidente provocando un’oscillazione degli equilibri verso un più autoritario ma altrettanto efficiente Est.

Quanto ai rapporti tra Stati Uniti, Cina e Russia, l’arrivo del nuovo inquilino alla Casa Bianca ha determinato una continuità di tensioni nei confronti di Pechino, il cui crescente ruolo nel panorama internazionale rappresenta una preoccupazione strutturale per Washington, e nuove fratture nelle relazioni con il Cremlino (emblematico il “killer” rivolto da Joe Biden a Vladimir Putin).

Quale ruolo per l’Ue? 
In un clima di inasprimento della polarizzazione globale, l’Ue, inizialmente indebolita sul fronte della campagna vaccinale per la scarsità di dosi, ha poi conosciuto una nuova spinta verso l’integrazione. Il fatto che i Ventisette siano stati colpiti tutti allo stesso modo ha determinato un’unità e una solidarietà che non ha precedenti in tempi recenti, tanto che la nota citazione di Jean MonnetL’Europe se fera dans les crises et elle sera la somme des solutions apportées à ces crises” sembrerebbe, nella situazione attuale, calzare a pennello.

La pandemia è stata sin da subito affrontata come un problema europeo: oltre a farsi carico dei negoziati con le case farmaceutiche e della distribuzione equa dei vaccini, la Commissione ha approvato il Next Generation EU, piano da oltre 800 miliardi di euro, destinato ad affrontare l’impatto socioeconomico del Covid-19, garantendo al contempo una transizione verde e digitale. A tal riguardo, degna di nota è stata la decisione della Commissione di prendere a prestito l’ingente somma sui mercati finanziari: trattasi di un evento di portata storica, reso possibile dagli interessi coincidenti di Francia e Germania, che ha implicato l’accettazione da parte dei Ventisette della comunitarizzazione del debito e dei rischi che ne derivano.

Congiunzioni favorevoli
In aggiunta alle tendenze solidaristiche interne, a potenziare il ruolo di Bruxelles sullo scacchiere internazionale vi sono stati altri due importanti eventi: la chiusura del capitolo Brexit e l’insediamento di Biden alla Casa Bianca.

Quanto al primo aspetto, se è vero che l’uscita del Regno Unito ha costituito una grave perdita economica e militare per l’Unione e messo in crisi l’utopia funzionalista che il processo di integrazione fosse irreversibile, è altresì vero che la politica estera europea potrebbe in futuro beneficiare dell’assenza di un paese tanto ostile alla cessione di sovranità in favore di Bruxelles, che in passato ha più volte bloccato il percorso di costruzione europea.

Quanto all’amico d’oltreoceano, con la fine dell’era Trump, il legame transatlantico, affaticato dopo quattro anni di unilateralismo e antieuropeismo statunitense, ha trovato ampio giovamento nel successo di Biden, la cui Presidenza offre una nuova finestra temporale per rilanciare un’alleanza di democrazie.

Un doppio binario per Bruxelles
In un periodo di declino della democrazia liberale e dell’ascesa di modelli di sviluppo autoritari, l’Unione europea, paladina dei diritti umani e di un multilateralismo basato su regole, dovrebbe prendere atto delle due tendenze e cercare di invertirle. Fondamentale in questo senso è l’adozione di una strategia di politica estera che si muova su due binari. Da un lato è essenziale che Bruxelles rilanci il dialogo con Washington, storico like-minded partner con cui collaborare nelle priorità chiave. Dall’altro lato, all’atlantismo deve accompagnarsi un multilateralismo inclusivo che faccia perno sulle organizzazioni internazionali esistenti, trascenda i diversi valori e interessi nazionali e che coinvolga tanto le istituzioni quanto le realtà economiche, civili e scientifiche dei vari Paesi del mondo.

La twin-track strategy sembra essere per l’Ue la migliore via da percorrere in politica estera al fine di contribuire alla risoluzione di problemi mondiali, inviando al contempo messaggi di condanna nei confronti delle autocrazie vicine e lontane.

In tal senso, una sfida essenziale ed inevitabile riguarda il potenziamento dell’Ue nella sua azione esterna. Dopo decenni dalla formulazione della celebre domanda di Kissinger su quale numero digitare per parlare con l’Europa, ad oggi non abbiamo ancora una risposta chiara. Le voci degli Stati membri sono troppo forti e la dimensione sovranazionale dell’Unione soccombe a quella intergovernativa, rivelando un’importante debolezza strutturale di Bruxelles nella sua proiezione internazionale.

Nessuno si salva da solo
A quasi due anni dal suo inizio, la pandemia ha evidenziato quanto le società globali siano integrate e quanto sia arduo recidere tali legami. Se l’origine della diffusione capillare del virus risiede nella globalizzazione, è nella cooperazione multilaterale che si trova la soluzione al problema: la guerra alla pandemia non può essere il risultato delle battaglie individuali e sconnesse di ciascuno Stato, ma il frutto dell’azione concertata di tutti.

Alla luce di tutto ciò, un’Europa forte che parli con un’unica voce nell’arena internazionale è essenziale per il rilancio del multilateralismo a livello globale e per il superamento della più grave crisi che il XXI secolo abbia conosciuto.

Foto di copertina EPA/ANDY RAIN
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Il PremioIAI è stato realizzato con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ai sensi dell’art. 23- bis del DPR 18/1967

Le posizioni contenute nel presente report sono espressione esclusivamente degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale