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I 100 anni (e non sentirli) del Partito comunista cinese

30 Giu 2021 - Francesca Ghiretti - Francesca Ghiretti

Il Partito comunista cinese (Pcc) di oggi non è lo stesso di 100 anni fa ma, ad essere onesti, non è nemmeno lo stesso di dieci anni fa. Dopotutto anche la Cina non è la stessa. Tuttavia, il Pcc del 2021 rispetto al Pcc del 2010 sta innegabilmente subendo un’involuzione che non si dirige verso le origini del Partito e dunque verso un’identità rivoluzionaria, bensì somiglia a una fase ben più complessa e in una certa misura più buia della storia del Partito, che celebra convenzionalmente il suo centenario il 1° luglio.

Gli anni che passarono tra la fine degli anni ‘50 alla morte di Mao Zedong (1976) portarono l’alternarsi di alti e bassi che, però, videro cittadini cinesi morire come risultato delle politiche del Partito (e di eventi metereologici avversi) e la stella di numerosi membri del Pcc cambiare all’improvviso. È discutibile che tutta la responsabilità si trovi nell’accentramento del potere nelle mani di Mao, ma indubbiamente la mancanza di un sistema di controlli e di limiti nei confronti delle azioni del Grande Timoniere ha influito pesantemente sulla direzione che il Pcc prese in quegli anni.

Dopo la sua morte, il padre della riforma economica in Cina, Deng Xiaoping si assicurò che il potere giacesse nelle mani del Partito e non di un singolo e introdusse il limite di due mandati presidenziali. Dopo circa 40 anni dall’inizio delle riforme, la Cina è una superpotenza globale e perciò non sorprende che il sostegno per il Partito sia ancora alto. Dunque, nonostante l’età, possiamo affermare che il Pcc gode ancora buona salute.

EPA/ROMAN PILIPEY

Un sostegno che va oltre l’economia
La domanda che rimane senza una risposta è per quanto ancora durerà il successo del Pcc? La risposta dipende da come si valuta la sopravvivenza del Partito: dipende dalla capacità da parte del Partito di garantire benessere economico alla propria popolazione, come spesso argomentato da alcuni, o è qualcosa di più? Se la convinzione è che nonostante tutto il Pcc sia arrivato dov’è oggi grazie alla capacità di garantire un sempre crescente benessere economico, allora forse il Partito potrebbe avere vita ben più breve di quanto non si pensi. Le difficoltà in tale arena andranno crescendo e non sarà affatto facile per il Pcc riuscire a mantenere i livelli di crescita degli scorsi anni, garantire occupazioni di qualità, chiudere il divario tra zone rurali e zone urbane e portare avanti una transizione verde, per menzionarne alcune.

Tuttavia, è probabile che la fonte di sostegno e di potere del Pcc vada ben oltre il benessere economico. Attualmente siamo noi stessi testimoni di uno spostamento della narrazione da temi economici a temi di natura politico-ideologica. Il Pcc ha sviluppato un percorso, anche pedagogico, che lega a doppio filo l’identità cinese al Partito comunista – per cui offendere il Pcc significa offendere il Paese e viceversa, ma anche più interessante è come ha reso difficile immaginare l’identità della Cina contemporanea priva del Pcc, non solo tra i propri cittadini ma anche tra gli osservatori esterni.

Questa narrazione viene poi rafforzata da un crescente clima internazionale ostile che non fa altro che alimentare l’idea che Cina e Pcc siano una cosa sola e fornisce un eccellente strumento al Partito per giustificare eventuali fallimenti e problemi, nonché per distogliere l’attenzione dagli stessi a favore di una storia nazionalista.

La figura di Xi
La ciliegina sulla torta e la novità dell’ultimo decennio del Pcc è il ritorno all’identificazione del Partito nel suo leader, Xi Jinping. Inutile ripetere che una dinamica simile non si presentava dalla morte di Mao Zedong; interessante è invece ricollegare questo a ciò che si è menzionato sopra in relazioni ad “anni più bui”.

La collettivizzazione del Partito, se così possiamo chiamarla, e il limite a due mandati erano stati pensata proprio per evitare che le dinamiche emerse in quegli anni si ripetessero. Ora che invece assistiamo a un accentramento del potere in una sola figura, vediamo quelle dinamiche ripresentarsi, con uno stile e una forma differenti, ma quelle sono. Dalla campagna contro la corruzione, metà contro la corruzione e metà contro personaggi scomodi, all’innegabile riduzione lo spazio di manovra per opinioni altre rispetto a quelle di Xi e infine, l’apparente assenza all’orizzonte di un erede al nuovo imperatore dopo la cancellazione del limite dei due mandati. In più il Pcc di oggi può fare affidamento su un apparato tecnologico che permette livelli di controllo precedentemente impensabili.

Il Pcc del 2021 è ben diverso rispetto a quello del 1921, di rivoluzionario possiede ben poco e si premura di ricordare a tutti che il periodo della rivoluzione è terminato. Il Pcc del 2021 è intento ad accentrare potere e controllo, per quanto possibile in un Paese esteso e popoloso come la Cina, e a riscrivere il proprio passato a servizio di una narrazione che vede la Cina destinata ad un glorioso futuro. Innegabilmente il Pcc del 2021 è ancora un Partito di successo con numerosi sostenitori dentro e fuori i propri confini nazionali, dopotutto, nonostante tutto, il Pcc ha vanta numerosi successi. Questo dato, che piaccia o meno, sembra indicare che per il futuro prossimo (probabilmente anche meno prossimo) il Pcc rimarrà dov’è.

Foto di copertina EPA/ROMAN PILIPEY