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Prospettive dopo la guerra

Netanyahu e Hamas guardano oltre le tregua

24 Mag 2021 - Nello del Gatto - Nello del Gatto

GERUSALEMME. Si comincia a guardare avanti in Israele e a Gaza dopo gli undici giorni di guerra che hanno lasciato oltre 250 vittime da entrambe le parti e molte macerie sia per le infrastrutture e strutture distrutte, sia per i problemi di società divise. Due sono emersi come vincitori del conflitto: da un lato Benjamin Netanyahu e dall’altro Hamas.

L’organizzazione che controlla Gaza si è accreditata sempre più come l’unica capace di difendere i palestinesi e portare avanti la
“resistenza” contro quella che viene considerata l’occupazione israeliana. Hamas si è opposta sin da subito alla decisione del
presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) di sospendere le elezioni, chiedendo di tenerle comunque. Ha immediatamente minacciato di conquistare Gerusalemme e il dissenso, come pure le sue idee anti-israeliane, hanno trovato facile diffusione soprattutto tra i giovani arabi israeliani.

Non a caso, sulla Spianata delle Moschee, sia nell’ultimo giorno di Ramadan (e quindi prima che cominciasse il lancio di razzi e la risposta israeliana), sia poche ore dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, sono state issate bandiere di Hamas. In particolare, alla prima preghiera dopo l’entrata in vigore della tregua, i fedeli che affollavano la moschea hanno cacciato il Muftì di Gerusalemme, senza che potesse finire il suo sermone. Per lui l’accusa è di criticare Hamas e di essere troppo vicino all’Autorità nazionale palestinese (Anp) di Abu Mazen. Un segnale della radicalizzazione di molti giovani arabi, israeliani e non, che fa accendere un notevole campanello di allarme a Gerusalemme e a Ramallah. La polizia
israeliana è ovviamente intervenuta in forze per contrastare i sostenitori del movimento che non ha mai rinnegato di operare per l’annientamento dello stato di Israele.

Ramallah non è più l’interlocutore
Nell’inconsistenza politica e nel silenzio di Ramallah, Hamas sta emergendo come unico riferimento per i palestinesi che chiedono una casa che sia tale. E gli arabi israeliani, da sempre considerati cittadini di serie B e diventati tali anche a causa di una legge del 2018 di Israele, stanno cavalcando questo malcontento dei “cugini”. Hamas è quindi interlocutore oramai privilegiato, anche per i suoi appoggi stranieri.

Dall’Egitto al Qatar, ma soprattutto l’Iran, parlano con Gaza più che con Ramallah. E ora anche gli Stati Uniti si sono fatti avanti con la Striscia. Se infatti Donald Trump aveva bloccato qualsiasi contributo ai palestinesi, Joe Biden li ha ripristinati, inviando già una prima trance. Da Washington stanno anche pensando di utilizzare questi contributi come deterrente per il lancio di nuovi razzi, mossa già provata in passato e non riuscita. Se da un lato la ricostruzione a Gaza necessita di ingenti aiuti, così come la creazione di un welfare per risollevare le sorti dei locali, dall’altra il continuare la “lotta armata di resistenza” contro Israele pone interrogativi e problemi ai donatori.

Nuovo giro per il premier più longevo d’Israele?
L’altro vincitore è sicuramente Benjamin Netanyahu. Dopo 28 giorni nei quali ha tentato di creare un governo anche con l’appoggio degli arabi, ha visto il suo rivale centrista Yair Lapid tentare di formare una Grosse Koalition che va dalla sinistra dei laburisti e di Meretz fino alla destra con posizioni più estremiste del Likud -New Hope, Ysrael Beitenu e Yamina -, passando per gli arabi.

Proprio Naftali Bennett di Yamina, durante i giorni del conflitto con Gaza, mentre sembrava che fosse pronto ad accettare un premierato a rotazione con Lapid, è tornato sui suoi passi e si è offerto a Netanyahu. Il 2 giugno scade il mandato di Lapid e si dovrà anche votare il presidente israeliano: l’uscente Rueven Rivlin non può essere rieletto (in corsa sono l’ex leader dell’opposizione Isaac Herzog e l’indipendente Miriam Peretz, ndr). Entrambi, premier e presidente, dovranno fare i conti con una società israeliana molto divisa.

Foto di copertina ANSA/YUVAL CHEN / POOL