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Tra sera e giorno

È iniziato il Ramadan, il mese sacro per l’Islam

14 Apr 2021 - Yahya Sergio Yahe Pallavicini - Yahya Sergio Yahe Pallavicini

Questa settimana è iniziato il Ramadan, il mese del digiuno per i musulmani. L’inizio serale del mese di Ramadan ci aiuta a chiarire che i mesi del calendario islamico sono composti da 12 mesi lunari, vale a dire da 12 mesi che sono caratterizzati dal ciclo di una fase completa della visione lunare, da quando la luce del sole ne illumina una prima parte fino a quando la luce del sole ha completato il suo ciclo di illuminazione, passando dal plenilunio, fino alla fase della luna priva di luce riflessa che scompare alla vista dell’uomo.

Da questa breve descrizione del rapporto tra sera e giorno, tra l’illuminazione graduale della luna e la luce vera del sole, tra la ricerca di visione del credente musulmano e il tempo della Rivelazione, ci sono molti elementi per comprendere anche il rapporto tra il digiuno e l’adorazione divina nell’Islam.

Il precetto del digiuno per il credente musulmano è un’astensione diurna da alimenti e bevande e rapporti coniugali intimi, dalle prime luci dell’alba al tramonto, per circa 30 giorni consecutivi, vale a dire, per tutta la durata del mese lunare che si chiama Ramadan. Ogni mese lunare ha una durata variabile di circa 29 o 30 giorni e ciò comporta che la durata dell’anno islamico è più breve di quella del consueto calendario usato in Occidente. Di conseguenza, il periodo di Ramadan cambia ogni anno e arriva in anticipo di circa 10 giorni rispetto all’anno precedente permettendo al musulmano di vivere lo spostamento del digiuno del mese di Ramadan sempre in una stagione man mano differente, dall’inverno all’autunno, all’estate e alla primavera. Quest’anno il mese di Ramadan è iniziato il 13 aprile e la luna del mese successivo dovrebbe apparire giovedì 13 maggio, in-sha’Allah, Dio volente.

Si tratta di un digiuno abbastanza lungo, dalle 4:30 del mattino alle 20:30 di sera circa, secondo gli orari dell’alba e del tramonto a Milano, e questa durata varia da una latitudine e una longitudine diversa da un’altra, da una regione del mondo ad un’altra, nel rispetto del rapporto tra il sole e quella parte specifica della terra.

Può sembrare complicato ricollegare il sistema dell’universo alla comprensione di un precetto come quello del digiuno nella religione islamica, ma ci si dimentica che, ad esempio, anche la liturgia delle ore nel cristianesimo antico rappresentava proprio un ricollegamento della preghiera del credente nel contesto di un movimento tra terra e cieli che ha ispirato la scienza della cosmologia nel medioevo. Si tratta del legame simbolico tra microcosmo e macrocosmo, tra l’uomo e l’universo, passando dal rapporto tra spazio e tempo. Ogni liturgia è diversa dalle altre e ogni tempo e spazio di una liturgia cambia proprio come i riti cambiano il cuore e l’anima del credente sincero che, preghiera dopo preghiera, digiuno dopo digiuno, riscopre e ritrova la sua corrispondenza naturale e originaria nell’articolazione della vita e della sua funzione nella creazione divina. Proprio a questo miracolo servono i riti.

La centralità del digiuno del mese di Ramadan è il richiamo alla discesa della Rivelazione. La dottrina islamica ricorda ai musulmani che proprio in una notte misteriosa di questo mese sacro, Dio ha fatto scendere nel cuore del profeta Muhammad la sintesi della Sua Rivelazione, il rinnovamento integrale del Suo messaggio di Verità, rivolto alle genti che credono e che si sottomettono alla Sua Volontà nella ricerca della pienezza della Pace.

Il digiuno dei musulmani è dunque un’astensione da se stessi per meglio “leggere” la Parola della Rivelazione di Dio che risuona nelle corde del cuore.

Da questo ascolto, accompagnato dal silenzio del nutrimento esteriore, il musulmano accede ad una maggiore sensibilità dello Spirito e ad una facoltà più acuta di discernere tra vero e falso, bene e male, prioritario e secondario, essenziale e accessorio. La sua dipendenza da Dio e la sua intelligenza sono ispirati da una maggiore trasparenza verso la presenza della grazia che, in questo mese e nelle sue notti, è ulteriormente sostenuta da momenti di convivialità familiare, nei pasti serali, al momento della rottura del digiuno e dalle preghiere comunitarie notturne che accompagnano i fedeli in veglie di recitazione e invocazioni al soccorso divino.

Certo non si mangia di giorno e si prega di notte perdendo l’abitudine al pasto e al sonno, ma il vero miracolo è una condizione di alchimia interiore che sembra purificare l’anima da ogni associazione con l’ego. Lo spirito è alto, l’anima è leggera, lo stomaco vuoto, eppure le giornate di studio e di lavoro riescono a corrispondere al dovere di adempiere alle responsabilità quotidiane pur digiunando, ma con una nuova concentrazione che non è quella psicologica su noi stessi e sui nostri bisogni. Da queste abitudini e concezioni sembra che il digiuno rituale agevoli un’astensione armoniosa e orienti la ricerca di soddisfazione verso orizzonti più autentici, più elevati e profondi.

Da un punto di vista pratico, i maestri insegnano che ogni digiuno prevede uno sforzo di fede e di disciplina da parte del credente, ma occorre evitare interpretazioni eroiche o autolesioniste dove il digiuno viene esasperato oltre misura come una punizione o una dieta. Ci sono dispense esplicite per viaggiatori e malati, donne in gravidanza e bambini in fase di crescita ma, soprattutto, c’è un versetto nel quale si attesta che Dio desidera per i suoi credenti la facilità, non desidera la difficoltà. La chiave di lettura di questo ammonimento è di particolare rilevanza, lo stesso imam al-Ghazali richiama i digiunatori a non trarre dalla loro obbedienza solo la sensazione della fame e della sete, e neppure il vittimismo della difficoltà, ma di praticare questa astensione cercando la facilità del desiderio di Dio.

Nella foto di copertina EPA/MOHAMED HOSSAM, le tradizionali lanterne per il Ramadan (Fanous) esposte in un mercato del Cairo