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Accordo con Africa, Caraibi e Pacifico

Dopo Cotonou: Ue e Acp alla ricerca di un nuovo multilateralismo 

26 Apr 2021 - Luca Barana - Luca Barana

La cerimonia di firma del nuovo accordo fra l’Unione europea e l’Organizzazione dei Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (Oacps) dello scorso 15 aprile segna un passaggio decisivo nel lungo processo negoziale che ha portato al rinnovo di uno dei più importanti accordi internazionali dell’Ue.

L’Accordo di Partnership di Cotonou ha infatti regolato per oltre 20 anni i rapporti fra l’Unione e molti partner chiave, specialmente in Africa, in materie come la cooperazione allo sviluppo e le relazioni commerciali. L’accordo politico raggiunto a dicembre aveva già evidenziato i principali tratti della nuova collaborazione. Il testo della nuova intesa siglata dai principali negoziatori, Jutta Urpilainen, commissario Ue per le Partnership internazionali, e Robert Dussey, ministro degli Esteri del Togo, restituisce un accordo che ambisce ad essere comprensivo e più politico. Molto dipenderà ovviamente dalle sorti del lungo processo di ratifica, che si svolgerà nei prossimi mesi, e dall’implementazione delle disposizioni.

Come da previsioni, l’Accordo presenta una prima parte che enuncia i principi della nuova intesa, mentre le relazioni con le tre regioni componenti il gruppo dei paesi Acp sono regolate nel dettaglio da dei Protocolli Regionali. L’intesa quadro è chiamata a ricomporre le divisioni fra le parti su temi sensibili dal punto di vista politico, come le migrazioni, il rispetto dei diritti umani e le tematiche legate agli orientamenti sessuali. L’obiettivo è stato quello di mitigare queste divergenze trovando un compromesso, ma allo stesso tempo ampliando il raggio d’azione della cooperazione e includendo tematiche care ad entrambe le parti, come la lotta al cambiamento climatico.

Le priorità strategiche riconosciute dal nuovo Accordo sono dunque diritti umani, democrazia e governance; pace e sicurezza; sviluppo umano e sociale; crescita e sviluppo inclusivi e sostenibili; sostenibilità ambientale e cambiamento climatico; migrazioni e mobilità; alleanze globali e cooperazione internazionale.

Il contenuto del nuovo Accordo
Come già accaduto con la proposta europea dello scorso anno di una Nuova Strategia con l’Africa, proprio l’enfasi sul rafforzamento della collaborazione fra l’Ue e i partner a livello globale costituisce un tema ricorrente nei vari capitoli dell’Accordo. Il testo parla esplicitamente sin dall’articolo 1 di una “partnership politica rafforzata” e ribadisce come l’Accordo dovrebbe costituire la base per facilitare l’assunzione di posizioni comuni fra le parti a livello internazionale e promuovere il sistema multilaterale. 

Un simile impegno congiunto dovrebbe concretizzarsi tramite una più stretta collaborazione, anche a livello di voto, nei principali forum multilaterali, come le Nazioni Unite, ma anche in un’azione comune per la riforma del multilateralismo in senso più inclusivo. Se il primo punto riflette l’interesse europeo a trovare alleati a difesa del sistema multilaterale, il secondo risponde all’esigenza di molti Paesi Acp, specialmente africani, di vedere accresciuta la propria voce a livello internazionale. 

Il lavoro del G20
Il tema di un multilateralismo più rappresentativo è particolarmente rilevante nel nuovo contesto internazionale legato alla pandemia, in cui molte decisioni cruciali sono assunte senza un adeguato coinvolgimento di molti Paesi in via di sviluppo. Si pensi ad esempio al G20, di cui l’Italia detiene la presidenza nel 2021. Questo forum, nato come un club informale dei Paesi più industrializzati, nell’ultimo decennio ha visto aumentare la sua influenza anche in altre sfere, come quella dei finanziamenti per lo sviluppo, senza che questo trend venisse accompagnato da una crescita della rappresentanza dei Paesi su cui ricadevano tali decisioni. È il caso in particolare dell’Africa, rappresentata nel G20 da un solo Paese, il Sudafrica, mentre l’Unione Africana è un osservatore (al contrario l’Ue è membro a pieno titolo). 

Nell’ultimo anno le principali decisioni su una moratoria sul debito, che hanno un impatto significativo su molti Paesi africani, sono state adottate proprio dal G20. Nell’ottica di ridurre questa asimmetria, la prima riunione dell’Africa Advisory Group del G20 dello scorso 15 aprile ha discusso delle soluzioni strutturali al problema del debito e degli sviluppi dei Compact per la crescita siglati con numerosi Paesi africani. In più, come proposto anche in un paper dello European Think Tank Group, l’azione multilaterale del G20 potrebbe beneficiare di maggiori sinergie fra la Financial Track del forum e l’Advisory Group sullo Sviluppo: la recente decisione della presidenza italiana di rilanciare il Gruppo di Studio per la Finanza Sostenibile, affidandone il segretariato allo Unpd, va nella giusta direzione.

Il caso specifico del G20 dimostra quindi come il rilancio di un multilateralismo inclusivo invocato dal nuovo Accordo fra Ue e Oacps non costituisca un principio astratto, ma una necessità sempre più stringente. Una delle questioni sul tavolo rimarrà poi quella della coerenza e complementarietà fra questa intesa e le altre partnership esterne dell’Ue, come ad esempio quella con l’Unione africana. Le parole d’ordine sembrano dunque essere partnership, multilateralismo e collaborazione: inizia ora il lungo percorso per concretizzarle e rendere reale una nuova relazione globale fra Europa e Organizzazione dei Paesi Acp.

Foto di copertina EPA/OLIVIER HOSLET / POOL