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Legislative dopo le proteste

Borissov vede la riconferma in Bulgaria, nonostante i nuovi sfidanti

1 Apr 2021 - Lo Spiegone - Lo Spiegone

Dopo quattro anni, la Bulgaria torna al voto per eleggere un nuovo Parlamento, tra accuse di corruzione e le promesse di una ripresa economica post-Covid 19.

Secondo la Commissione elettorale centrale (Cec), sono circa 6,73 milioni i cittadini bulgari aventi diritto che si recheranno alle urne domenica 4 aprile per scegliere 240 membri dell’Assemblea unicamerale nazionale. Sebbene per raggiungere la maggioranza siano sufficienti 121 seggi, la presenza di nuove forze potrebbe ostacolare l’affermazione del partito dell’attuale primo ministro di centrodestra Boyko Borissov.

Rispetto al 2017, infatti, il partito Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria (Gerb) di Borissov e la Coalizione per la Bulgaria capeggiata dallo storico Partito socialista bulgaro (Bsp) vedono emergere nella contesa politica un nuovo sfidante: C’è una Nazione (Itn)partito guidato dall’ex intrattenitore televisivo Slavi Trifonov, che secondo i pronostici potrebbe diventare il terzo più votato in questa tornata.

Le proteste del luglio 2020
Il partito di Borissov, che nelle elezioni nazionali del 2017 aveva ottenuto il 32,7% dei voti, nel corso del 2020 è stato scosso da un’ondata di proteste in cui i cittadini chiedevano le dimissioni del governo ed elezioni anticipate. Nonostante le richieste fossero sostenute da diverse forze politiche, non si è andati a uno scioglimento del Parlamento e le elezioni si svolgeranno nella data prevista. Le proteste sono nate in seguito a uno scandalo che vedeva coinvolti parlamentari, ministri e rappresentanti delle forze dell’ordine accusati di corruzione.

In un secondo momento si sono aggiunti medici e infermieri, delusi dalla cattiva gestione della pandemia da parte del governo. Nonostante le dimissioni dei ministri delle Finanze, dell’Economia e degli Interni nel luglio del 2020, le proteste non si sono fermate fino a novembre scorso, quando sono state sospese a causa dell’aggravarsi della situazione sanitaria (oggi Sofia è in fondo alla classifica Ue per somministrazione dei vaccini, ndr). La durata e l’intensità delle manifestazioni potrebbero incidere sui risultati finali delle elezioni, per via del fatto che i partiti di opposizione hanno sostenuto le proteste.

I partiti in corsa
Dal novembre scorso, Gerb ha cercato di aumentare il distacco dal maggiore avversario, la Coalizione per la Bulgaria, attraverso incentivi finanziari ed economici a particolari categorie. Come sottolineato nel report del 19 marzo dell’Ufficio dell’Osce per le istituzioni democratiche e i diritti umani (Odihr), tali stanziamenti comprendevano buoni per circa 2 milioni di pensionati, lavori di costruzione e riparazione di chiese ortodosse e moschee, nonché l’inaugurazione di progetti di infrastrutture pubbliche in tutto il Paese, prevista per la fine del 2021. In seguito a ciò, il principale partito di opposizione Bsp ha presentato una denuncia contro il Gerb per abuso di risorse statali.

Guidata al voto da Korneliya Ninova, la Coalizione per la Bulgaria è la principale forza di opposizione nel Paese ed è attualmente formata da cinque partiti di sinistra: ciascuno corre per sé, ma con questa alleanza si presentano come una più solida alternativa politica. Il Partito socialista bulgaro ne rappresenta la componente principale, essendo anche il partito dell’attuale presidente della Repubblica Rumen Radev.

Il programma elettorale del Bsp verte principalmente su una diversa risposta e gestione della pandemia, sul rafforzamento della sanità pubblica, sulla lotta alla corruzione e alla salvaguardia della rule of law e sulla riforma del sistema giudiziario. Gli ultimi due punti dell’agenda programmatica hanno come obiettivo evitare episodi come il caso Plamen Georgiev, capo della commissione anticorruzione, coinvolto in prima persona in uno scandalo di corruzione con alcuni membri del governo. Nonostante il Bsp abbia espresso vicinanza e sostegno alle proteste dell’anno scorso, si posiziona dietro Gerb negli ultimi sondaggi.

Da ultimo, il partito C’è una nazione, fondato il 16 febbraio 2020 dall’ex conduttore televisivo Slavi Trifonov, è la nuova scoperta della politica bulgara. C’è una nazione (There is such a people) ha cercato fin dall’inizio di raccogliere ed esprimere il malcontento dei cittadini e di porsi come alternativa alla retorica dei partiti maggioritari, riuscendo a farsi identificare come il primo partito dichiaratamente anti-establishment della Bulgaria.

Tra le figure di spicco che ne fanno parte sono presenti anche medici e infermieri delusi dalla gestione dell’emergenza sanitaria, come Andrey Chorbanov, capo del laboratorio di immunologia sperimentale dell’Accademia bulgara delle scienze. Il partito sostiene una maggiore integrazione con l’Unione europea, l’istituzione di alcune forme di democrazia diretta (elezione diretta del ministro dell’Interno e del procuratore generale) e il dimezzamento del numero di membri dell’Assemblea nazionale da 240 a 120.

Gerb in testa
Nonostante la corsa alle elezioni preveda 12 sfidanti, tra macro-alleanze come la Coalizione per la Bulgaria e singole formazioni come il partito nazionalista bulgaro Revival, la soglia di sbarramento al 4% favorirà i partiti storici e più strutturati. Unica eccezione degna di nota è rappresentata proprio dai nuovi arrivati di C’è una nazione, che potrebbero aggiudicarsi tra il 10 e il 13% dei voti. Un risultato simile in termini di percentuali andrebbe al partito centrista Movimento per i Diritti e le Libertà (Dps), già presente alle elezioni del 2017, quando aveva ottenuto 26 seggi.

La vittoria di Gerb sembra lo scenario più probabile. I sondaggi danno il partito al 27%, 4 punti percentuali sopra il centrosinistra. Tuttavia, questi risultati sarebbero mediamente inferiori rispetto a quelli del 2017 per i partiti che avevano partecipato anche alle elezioni precedenti. Un eventuale esito negativo per i partiti storici sarebbe determinato non solo dalla capacità (o meno) di riassumere le richieste della popolazione, ma anche dall’affermarsi di nuove forze.

A cura di Letizia Storchi, autrice Europa de Lo Spiegone

***Lo Spiegone è una testata giornalistica formata da studenti universitari e giovani professionisti provenienti da tutta Italia e sparsi per il mondo con l’obiettivo di spiegare con chiarezza le dinamiche che l’informazione di massa tralascia quando riporta le notizie legate alle relazioni internazionali, della politica e dell’economia.

Foto di copertina EPA/CHRISTIAN BRUNA