IAI
Conversazioni Internazionali

La Francia e le sfide dell’Europa: parla Clément Beaune

15 Mar 2021 - Redazione - Redazione

Pubblichiamo l’intervento di apertura di Clément Beaune, segretario di Stato francese per gli Affari europei, in occasione dell’ultimo appuntamento delle Conversazioni internazionali, la serie di eventi che lo IAI apre a giovani e studenti/studentesse, che con domande e interventi interagiscono con esponenti del mondo delle relazioni internazionali. In collaborazione con l’Ambasciata di Francia in Italia, che ha ospitato la Conversazione nella sede di Palazzo Farnese.

“Grazie per aver organizzato questo evento e questa discussione. È passato un anno da quando la crisi pandemica da Covid-19 ha avuto inizio colpendo tutti Paesi europei in modo brutale, in particolare l’Italia, e sottoponendoli ora ad una nuova ondata. Penso però che questo sia anche un buon momento per riflettere sulla condizione di crisi dell’Europa e per provare ad avanzare alcune prospettive per il futuro, guardando anche a quanto è stato fatto bene e a quanto è stato fatto male durante questo anno.

Guardando alla situazione particolarmente concitata in cui l’Unione europea si trova dal marzo 2020, penso che sia di stimolo vedere che ci sono stati alcuni elementi utili per agire e reagire e siamo riusciti a farlo. Anche perché tutti abbiamo ricordi delle crisi precedenti a livello europeo, come ad esempio quella migratoria o, per citarne qualcuna di più comparabile, quella finanziaria, visto che sappiamo che quella attuale è anche una crisi economica e del debito. Non è stato facile, ma facendo tesoro anche dei fallimenti passati, l’Ue ha dimostrato che in poche settimane siamo riusciti a costruire una forte risposta europea, basata su solidarietà e innovazione.

È anche stimolante perché proprio in questi giorni, e precisamente il 13 marzo 2020, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen pronunciò il suo famoso “whatever it takes”. Sono stati adottati per questa nuova crisi budget e regole fiscali riguardanti gli aiuti agli Stati, un grande passo avanti per reagire a questa crisi. Quasi un anno fa, dopo questo primo step, Francia e Italia hanno iniziato un dibattito che all’inizio è stato molto duro e intenso riguardo preoccupazioni legate ai “corona bond”, come li chiamavamo a quel tempo, e poi su un Recovery Plan comune. Abbiamo accettato il dibattito aperto a livello europeo e, per arrivare direttamente al risultato, abbiamo ottenuto un accordo poche settimane prima che i 750 miliardi di euro del Recovery Plan venissero approvati.

Azione comune
Ora siamo di fronte a delle difficoltà ma penso che, come diciamo a volte, non possiamo perdere l’occasione di trasformare questa crisi in un’opportunità di fare dei cambiamenti in Europa, e di sapere agire e reagire. Ci sono esempi di settori in cui abbiamo saputo agire e reagire, facendo altri esempi di casi concreti. All’inizio dell’emergenza ci sono state molte difficoltà nel trovare una risposta comune europea: non dimentichiamo, perché non è meno importante, che tutti i Paesi hanno creato tensioni l’uno con l’altro. Ma, ad esempio, la Francia non ha mai deciso di chiudere le frontiere con l’Italia in un momento “folle” in cui tutti dicevano “questo è un problema italiano”; abbiamo però ad esempio avuto difficoltà nell’esportare le mascherine in altri Paesi europei e poi, guardando avanti, anche con i vaccini.

Ecco quindi la prima lezione: quando l’Ue fa qualcosa, di certo non la fa sempre bene ma almeno in questa crisi siamo riusciti ad arrivare ad una risposta comune. Quando non abbiamo avuto strumenti, abbiamo fallito. Ma anche se è difficile, anche se non è chiaro, anche se siamo lenti con i vaccini- vincolando in modo comune il commercio dei vaccini- immaginate se l’Italia, o la Francia o la Germania si mettesse a negoziare da soli i contratti. Dobbiamo migliorare, ma almeno abbiamo costruito qualcosa in cui abbiamo protetto la nostra unità per quanto abbiamo potuto. Io penso che dovremmo riflettere su questo per i prossimi tempi dopo la crisi, perché sicuramente tutti vogliamo uscirne il prima possibile e recuperare la nostra libertà, ma dobbiamo individuare cosa è per noi prioritario nei prossimi 5-10 anni e penso che sia vitale perché se non correggiamo gli errori fatti e non miglioriamo i successi costruiti perderemo ma la possibilità di ricostruire l’Europa.

Giovani al centro
E sono convinto che, nonostante tutto, possiamo superare le difficoltà e le fragilità molto presto e dobbiamo fare questo tenendo conto di due parole chiave nel processo. È chiaro che dobbiamo agire insieme contro crisi nazionali, globali ed europee e che quando agiamo insieme e usiamo risorse comuni facciamo meglio. Sono convinto che dopo questa crisi dovremo rifarlo, per potenziare il Recovery Plan e fare in modo di sostituirlo con risorse comuni. Questa è stata una crisi sanitaria che è diventata crisi economica e sfortunatamente anche sociale: perderemo lavori, alcune compagnie scompariranno, molti perderanno il lavoro e altri avranno difficoltà, ad esempio le giovani generazioni. Queste affronteranno la crisi in modo più duro rispetto agli altri, non essendo in grado di trovare lavoro, finire l’università ed entrare nel mercato del lavoro. E penso che sia più difficile se hai 20 anni, quindi se non diciamo a queste ragazze e questi ragazzi che l’Ue ha qualcosa per loro, saranno loro a dire“non mi interessa dell’Ue” o “odio l’Ue”, anche se le alla fine le vaccinazioni funzioneranno e il Recovery Plan pure. Ma sono cose astratte, soprattutto per i giovani.

Penso che se non ci saranno fondi per imprenditorialità, tirocini o mobilità tra università più di ora, se non dimostreremo che stiamo facendo qualcosa per loro perderemo le giovani generazioni  che già ritengono che l’Ue sia qualcosa di astratto o di finto. Ed è esattamente quanto successe 12 anni fa in molti Paesi, soprattutto quelli del Sud, come qui in Italia o ancora peggio in Spagna o in Grecia, quando abbiamo perso alcune generazioni. Non voglio riperdere altre generazioni per questa crisi.

Autonomia strategica
Nel futuro di un’Europa autonoma non ci sono solo nuove tecnologie come il 5G oppure la riduzione della dipendenza in quelle che probabilmente prima non avremmo mai definito aree strategiche, per esempio: avremmo detto prima che i vaccini fossero elementi strategici? In Europa ci hanno salvato adesso e ora vediamo come un problema il fatto che non ne produciamo abbastanza. Non siamo innovativi abbastanza e dobbiamo, invece, far in modo di esserlo. Non so quale sarà il futuro e quali altri saranno, oltre ai prodotti farmaceutici, i settori strategici. Lo abbiamo capito tutto quando abbiamo vissuto lo shock dopo aver scoperto di non sapere produrre mascherine. Una situazione che ora è migliorata, ma non eravamo in grado nemmeno di produrre paracetamolo, qualcosa di molto semplice, scoprendo che l’80% di questi prodotti medici di base sono realizzati in Cina o in Asia.

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Clément Beaune insieme al presidente francese Emmanuel Macron durante una riunione straordinaria dei leader europei, in collegamento dall’Eliseo. (EPA-EFE/Michel Euler / POOL MAXPPP OUT)

Dobbiamo ripensare il concetto di sovranità per ridurre la dipendenza. Anche il clima potrebbe essere un argomento sensibile dopo questa crisi in una maniera che non ci saremmo mai aspettati e per cui l’Europa potrebbe essere criticata anche su questo fronte. Se riuscissimo a imprimere una nuova direzione e lo facessimo bene, penso che le persone capirebbero il forte bisogno di cercare soluzioni a livello europeo. Sono molto convinto che il legame tra sovranità e solidarietà sia molto stretto e molto importante e lo vediamo in ogni questione riguardante le tensioni nate intorno ai vaccini, che hanno assunto natura anche geopolitica, con Russia e Cina impegnate a proporre i propri prodotti. Non voglio che l’Europa perda punti in uno scontro geopolitico. Se vogliamo veramente implementare la solidarietà tra di noi, per affermare i valori e gli interessi europei ed esprimere solidarietà anche esternamente – in Africa, ad esempio, sempre riguardo alla questione vaccini – abbiamo bisogno di mostrarci più forti e sovrani.

Diplomazia vaccinale
Come europei non siamo credibili nei Balcani, in Africa e un domani non lo saremo in America Latina se non riusciamo a fornire nulla oggi. La Cina sta producendo ed esportando vaccini e la Russia sta facendo lo stesso, provando in questo momento a proporsi agli altri come forte e solidale. Se noi, come europei, non siamo in grado di provare la nostra solidarietà producendo ciò di cui gli altri hanno bisogno ed esportandolo, falliremo sia internamente che esternamente. Internamento lo vediamo già adesso, quando i nostri amici in Slovacchia e Repubblica Ceca oppure l’Italia o altri Paesi in maniere e momenti diversi si trovano ad affrontare una situazione grave a livello sanitario e noi come europei non siamo in grado di fornire dosi di vaccino subito e solo i russi e cinesi sono in grado di farlo organizzandosi per farlo, allora li perdiamo. E oggi quando un cittadino europeo o un membro della sua famiglia viene colpito dal virus e sente che il vaccino non viene dalla Francia, dalla Germania o da un altro Paese Unione europea ma dalla Russia si sente danneggiato.

Penso sia molto importante riuscire ad avere successo nel colmare tutti i gap durante questa crisi ma dobbiamo migliorare e prepararci per la prossima crisi perché altrimenti l’Europa verrà considerata irrilevante dai propri cittadini. Sono ottimista, penso che possiamo fare meglio ora, anche se è una sfida difficile. Ma possiamo farcela, possiamo raggiungere risultati importanti sia in termini di solidarietà sia di sovranità attuando il Recovery Plan e, dopo, preparando, per questo tipo di risposte, più strategia e solidarietà internazionali e, in parole semplici, più “produzione” in Europa e in tutte quelle aree in cui abbiamo bisogno di essere più forti.

Trascrizione e traduzione dall’originale in inglese a cura di Francesco Tabarrini