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Spirale di proteste

Il Senegal in rivolta tra calcoli politici e crisi economica

16 Mar 2021 - Carlo Palleschi - Carlo Palleschi

Da inizio marzo il Senegal è caduto in una spirale di proteste che non sembrano essere destinate a concludersi rapidamente. La causa scatenante dei disordini è da ricercare nell’arresto per disturbo dell’ordine pubblico ed incitamento alla violenza di Ousmane Sonkoleader del partito di opposizione Pastef (Patriotes du Sénégal pour le Travail, l’Éthique et la Fraternité) e principale oppositore del presidente Macky Sall. Sonko è stato arrestato mentre si recava in tribunale nel quadro di una denuncia per stupro, rispetto alla quale egli ha sempre dichiarato la propria innocenza, presentata da una lavoratrice di un salone di bellezza di Dakar.

Il leader di Pastef è stato rimesso in libertà vigilata, benché l’accusa più pesante, quella di stupro, rimanga ancora in piedi. Le proteste sono state duramente represse dalla polizia, con un bilancio di un centinaio di arresti, più di 200 feriti e cinque manifestanti deceduti, anche se si teme che il numero di morti possa essere circa il doppio.

Il Presidente Sall si è rivolto alla nazione per invitare la popolazione ad evitare la logica dello scontro ma per ora il “Movimento per la difesa della democrazia” (M2D), che raggruppa membri di Pastef e di altri partiti d’opposizione ed esponenti della società civile, tra cui molti giovani, continua ad invocare la mobilitazione pacifica.

L’arresto di Sonko
L’opposizione ritiene che l’arresto di Sonko sia un atto arbitrario e che l’accusa di stupro non sia altro che una mossa politica orchestrata dal presidente Sall per rimuovere il principale leader della minoranza in vista delle elezioni politiche del 2024. Infatti, se condannato, Sonko rischia fino a 10 anni di carcere. Macky Sall ha rigettato tali accuse e ha ribadito che il Senegal è uno stato democratico e di diritto, e che l’arresto di Sonko è pertanto da attribuire ad una decisione autonoma del potere giudiziario.

Teoricamente, Macky Sall non potrebbe ricandidarsi alle prossime consultazioni, a causa del limite dei due mandati imposto dalla Costituzione, ma secondo vari osservatori potrebbe correre ugualmente o, in alternativa, portare avanti la candidatura di un suo “delfino”. La volontà di Sall di non uscire dalla scena politica senegalese conferma, a detta dell’opposizione, la natura politica dell’arresto del leader di Pastef.

Sonko, arrivato terzo alle presidenziali del 2019, è infatti il principale contendente del capo dello Stato in carica, soprattutto alla luce del fatto che l’altro leader dell’opposizione di primo piano, Idrissa Seck, arrivato secondo alle elezioni del 2019, è ora entrato nella maggioranza di governo. D’altronde, già nel 2013 e nel 2017, altri due politici d’opposizione, Karim Wade, figlio dell’ex presidente Abdoulaye Wade, e Khalifa Sall, ex sindaco di Dakar, erano stati arrestati con delle imputazioni che celavano, a detta dell’opposizione, la volontà di Macky Sall di rimuoverli dalla corsa per le presidenziali del 2019.

Una storia che si ripete, a parti inverse
Per comprendere chi sia Sall, bisogna riavvolgere il nastro della storia e tornare al 2012. È l’anno delle elezioni presidenziali, e l’allora leader uscente Wade si ricandida per la terza volta, malgrado abbia già servito come capo dello Stato per due mandati. In opposizione a questa candidatura nasce il “Mouvement du 23-Juin” (M23), una piattaforma politica che appoggia indirettamente la candidatura di Macky Sall, già primo ministro dello stesso Wade, che in rivalità con l’ormai ex alleato si propone come candidato di rottura pronto a lottare contro la corruzione e il malaffare. Nel 2008, Macky Sall aveva infatti reciso il legame politico con Wade e fondato l’Alleanza per la Repubblica (Apr).

Con il suo Apr, Sall vince le presidenziali nel 2012 e poi nel 2019, ma la portata innovatrice del leader in carica sembra essersi ormai arrestata e molti di coloro che avevano sostenuto Sall nel 2012, contro la ricandidatura di Wade, si sono schierati ora apertamente contro di lui, come il rapper Thiat, fondatore del movimento “Y’en a marre”, arrestato a Dakar durante le manifestazioni degli ultimi giorni.

Le ragioni della protesta
Le proteste innescate dall’arresto di Sonko vanno al di là delle vicende giudiziarie del leader di Pastef e sono l’espressione di un malessere più profondo, che affonda le sue radici nel peggioramento delle condizioni dell’economia senegalese e nelle disuguaglianze sociali ed economiche ulteriormente esacerbate dalla pandemia di Covid-19.

Alle ragioni prettamente economiche si aggiunge l’insofferenza per la corruzione dilagante a cui sembra che il presidente Sall non abbia saputo porre fine. Lo stesso Macky Sall è stato oggetto di accuse di corruzione, avanzate tra gli altri da Sonko, in riferimento a presunte tangenti intascate da Aliou Sall, fratello del presidente, per l’assegnazione di alcune concessioni petrolifere. Un altro elemento delle proteste anti-Sall è la condanna del neoimperialismo economico straniero, ed in particolare francese, simbolicamente rappresentato dal franco CFA. Numerose sono state infatti le devastazioni ai danni di catene francesi presenti nel Paese, come Auchan.

È difficile prevedere come questa ondata di manifestazioni possa evolversi, ma sembra che il M2D aspiri a porsi come una realtà duratura che possa servire da catalizzatore per il progetto politico rifondatore di Sonko.

Foto di copertina EPA/ALIOU MBAYE