IAI
Vecchie e nuove operazioni

Il rafforzamento della presenza navale italiana nelle aree di crisi 

19 Mar 2021 - Fabio Caffio - Fabio Caffio

Il vago concetto di Mediterraneo Allargato ha assunto contorni reali. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ne ha definito il perimetro – pur in assenza di un documento di strategia marittima nazionale (o di un “Libro Bianco”) –  preannunciando un rafforzamento delle missioni navali in aree di crisi.  

Ecco quindi prendere corpo la partecipazioni a operazioni nel Golfo di Guinea, nelle acque libanesi, nello Stretto di Hormuz e nel Corno d’Africa, non senza escludere la nostra presenza nelle lontane acque del Mar del Cina, cioè l’“Indo-Pacifico”. 

Stante la difficile congiuntura, si potrebbe  pensare che non è il momento per  questi temi. Ma estraniarsi  dalla scena marittima, per un Paese come il nostro,  vuol dire  rinunciare ad un  proprio ruolo naturale. Tra l’altro, proprio ora che dobbiamo prepararci a sorvegliare i “mari di casa” della nostra Zona economica esclusiva (Zee)

Missioni consolidate
Il Mediterraneo centrale è il nostro principale estero vicino che ci consente di essere a contatto diretto con la   Libia. Naturale quindi che, con le missioni Mare Sicuro e Eunavformed Irini, i nostri sforzi si concentrino sulla stabilizzazione marittima di Tripoli  e sulla sua sicurezza energetica. 

Il Mediterraneo orientale ci vede presenti a fasi alterne (anche dentro l’Operazione Nato Sea Guardian), con un   ruolo neutrale di interposizione e per proteggere le attività offshore di Eni. Non sorprende quindi che si parli di un nostro ritorno nella Unifil Maritime Task Force dedicata alla integrità delle acque  libanesi in applicazione della Risoluzione delle NU 1701 (2006).  La partecipazione italiana, a parere di alcuni,  servirebbe a fermare la candidatura della Cina che ambisce a consolidare in Mediterraneo una presenza  già acquisita nei porti greci ed a Gibuti.

Area missione Unifil MTF (Fonte: UN PKO)

Nuovi (e vecchi) scenari
Nel Golfo Persico ed a Hormuz siamo di casa sin dall’intervento del  1987 a difesa del naviglio mercantile di bandiera, dall’embargo navale del 1991  e dalla missione Enduring Freedom del 2002 cui partecipò il “Garibaldi” con la sua componente aerea. Ora ci torneremo con la  coalizione a guida francese di Emasoh testimoniando  il nostro impegno nella libertà di navigazione.

Per non dire dello Stretto di Tiran, dove il contingente navale italiano opera dal 1982 nell’ambito della Mfo  per garantire il libero accesso al Golfo di Aqaba ed al porto israeliano di Eilat. 

Quanto al  contrasto alla pirateria del Corno d’Africa, si tratta di una  costante:  la Fregata “Bergamini” è nell’Operazione EU Atalanta il cui mandato è rafforzata dalla Risoluzione delle NU 2554 (2020) incentrata anche sulla lotta al  traffico di armi con la Somalia. 

L’antipirateria è inoltre il perno dell’operazione “Gabinia” nel Golfo di Guinea (due FREMM si avvicenderanno per complessivi otto mesi), mirata   alla protezione dei nostri traffici commerciali e delle attività estrattive dell’Eni nella Zee Nigeriana.

La Zee italiana
Sembra imminente l’approvazione parlamentare dell’iniziativa sull’istituzione della Zee giunta al traguardo finale del Senato. Tra un po’ avremo una grande area di giurisdizione nazionale di circa 500.000 Km  da sorvegliare e proteggere nelle aree non ancora delimitate con i vicini.

La Zee sarà il luogo di elezione della nuova transizione ecologica  ove la protezione ambientale si coniugherà con lo sviluppo di energie rinnovabili quali l’offshore eolico. Ma anche uno spazio per la pesca sostenibile, in cui la Marina opererà sulla base di proprie competenze ex lege in sinergia con Guardia costiera e componente navale Guardia di finanza. 

(Fonte: Limes, “L’Italia al fronte del caos”,2, 2021)

Conclusioni
La realtà delle crisi internazionali è più forte di qualsiasi pregiudizio che in Italia porta a non considerare strategica la presenza navale. La politica estera di molti Paesi mediterranei ne fa invece un uso consapevole come dimostrano, al di là dei loro eccessi,  Grecia e Turchia e come ben sanno Nato ed Ue.

L’essenza delle Marine -sintetizzabile nel trinomio “Law, Force and Diplomacy”- consente loro di essere strumento flessibile ed efficace in tempo di pace,  applicando  il diritto del mare per la protezione degli interessi nazionali e la tutela del libero uso del mare.

Dislocare oltremare le Unità della nostra Squadra navale, “Cavour” compreso,  serve quanto meno a dimostrare che le risorse pubbliche sono  impiegate per le finalità previste e che magari andrebbero integrate chirurgicamente per dotare la Marina di naviglio leggero da adibire alla sorveglianza della Zee. L’intesa Esteri-Difesa è ovviamente una precondizione; speriamo che presto si allarghi al nuovo ministero del Mare.

Foto di copertina FACEBOOK / Marina Militare