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La scommessa del Ccm

Opposizione divisa: Magufuli spera di tenere ancora in pugno la Tanzania

25 Ott 2020 - Lo Spiegone - Lo Spiegone

Il 28 ottobre in Tanzania si terranno le elezioni generali: i votanti saranno chiamati a scegliere il nuovo presidente e i membri dell’Assemblea Nazionale.

Il presidente uscente John Magufuli dovrà vedersela con altri 14 candidati per permettere al Chama Cha Mapinduzi (Ccm) di mantenere potere. Il Ccm, costituito nel 1977 dall’unione dell’Afro-Shirazi Party – partito unico a Zanzibar – e la Tanganyika African National Union (Tanu), è il partito di stampo socialista voluto da Julius Nyerere nel 1954 che ha accompagnato il Paese all’indipendenza. Fino al 1992 è stato l’unico partito legale e il suo leader veniva automaticamente nominato presidente. Con l’avvento del multipartitismo, il Ccm ha continuato ad accaparrarsi ogni 5 anni i voti necessari a mantenere la presidenza e la maggioranza all’Assemblea.

Il sistema elettorale
Per poter partecipare alla corsa alla presidenza, ogni partito deve presentare alla Commissione elettorale due nomi: uno per il candidato presidente e uno per il candidato alla vice-presidenza. Tra i vari candidati viene eletto colui che ottiene il maggior numero di voti. Il presidente nomina il primo ministro scegliendolo tra i deputati del partito di maggioranza e forma il gabinetto, come spiegato dall’articolo 51 della costituzione. Anche i ministri devono essere scelti tra gli eletti, ma con un’eccezione: il presidente può nominare 10 deputati che non sono stati eletti che possono poi essere scelti per il ruolo di ministro.

Una parte dei deputati dell’Assemblea viene eletta con il metodo del first-past-the-post in circoscrizioni uninominali: prende il seggio in Parlamento un candidato per ogni circoscrizione, quello che ottiene il maggior numero di voti. Alcune deputate vengono invece elette da liste di partito composte unicamente da donne, 5 vengono scelti dalla Camera dei Rappresentanti di Zanzibar e poi ci sono i 10 che possono essere scelti dal presidente.

Le elezioni di quest’anno
In un 2020 all’insegna del distanziamento interpersonale e delle attività a distanza, in alcuni casi anche il voto, il presidente Magufuli ha deciso di gestire la pandemia a modo suo. Dopo aver criticato la validità dei tamponi per rilevare la positività al Covid-19 e aver fatto il possibile per screditare l’utilità di mascherine e distanziamento, Magufuli ha deciso di interrompere la comunicazione all’Organizzazione mondiale della sanità dei numeri relativi alla pandemia nel Paese. Ad agosto ha poi informato la nazione del successo delle preghiere, che erano riuscite a sconfiggere il virus rendendo la Tanzania libera dal coronavirus. Nel frattempo però il virus ha continuato a diffondersi nei Paesi limitrofi, tra i quali il Kenya, che ha segnalato l’arrivo di persone positive provenienti proprio dalla Tanzania.

L’opposizione sta sfruttando la discutibile gestione della pandemia per strappare qualche voto al presidente, mentre Magufuli, non particolarmente interessato a questo tipo di critiche, ricorda al Paese che è grazie al Ccm e a lui se la Tanzania è riuscita a passare da Paese a basso reddito a Paese a reddito medio; a suo dire, il suo partito merita quindi un’altra possibilità. Secondo molti, però Magufuli, era già l’altra possibilità del Ccm. Si era presentato come “the ethic one” nel 2015, la faccia corretta del partito, colui che arrestava i poliziotti corrotti, che aveva promesso una dura lotta alla corruzione. Inizialmente ha rispettato le promesse: ha eliminato i ghost worker pubblici – persone che vengono stipendiate, ma che non lavorano -, ha tagliato i rimborsi spese e i costi delle celebrazioni nazionali e ha impiegato i risparmi per finanziare la sanità. Poi, però, è iniziata la stretta sulla stampa, sono state promulgate alcune leggi che limitano l’operato delle organizzazioni per i diritti umani e la raccolta di dati statistici senza il permesso del governo è diventata illegale.

Gli sfidanti
Tra i 14 sfidanti, Tundu Lissu è il più temuto da Magufuli. Leader del Chadema Party, maggiore partito di opposizione, Lissu è tornato in Tanzania a luglio dopo tre anni passati in Belgio, dove si era trasferito per ricevere cure a seguito di un tentato omicidio, probabilmente a sfondo politico. Lissu critica fortemente il Ccm per la gestione della pandemia e ha denunciato la violenza contro l’opposizione, affermando che la domanda che si devono fare gli oppositori di Magafuli non è se vinceranno, ma se arriveranno vivi al voto. Tundu Lissu parla meno di economia e più di diritti e corre con l’obiettivo di ripristinare le libertà che il Ccm ha progressivamente eliminato negli ultimi anni. Nel frattempo, chiede una riforma del sistema scolastico che lo renda sostenibile anche per le famiglie meno abbienti ed è convinto che l’accentramento del potere voluto dal Ccm abbia reso le amministrazioni locali impotenti, allontanando lo Stato dai cittadini. Il 2 ottobre Lissu è stato accusato dalla Commissione elettorale di aver violato l’etica elettorale affermando che Magufuli stava pianificando di truccare il voto e la sua campagna è stata bloccata per una settimana.

L’altro rivale da tenere d’occhio è Bernard Mambe, candidato dell’Alliance for Change and Transparency, ex-ministro degli Esteri. Mambe è stato espulso dal Ccm nel febbraio di quest’anno accusato di aver violato le regole dello statuto, ma lui ha sempre negato sostenendo che l’espulsione è avvenuta a causa della sua volontà di sfidare Magufuli per la guida del partito. Si oppone Magufuli su temi a lui cari, come la costruzione di infrastrutture e l’appoggio ai lavoratori agricoli – nel 2018 Magufuli aveva difeso i coltivatori di anacardi dai commercianti che offrivano somme troppo basse per l’acquisto della commodity. Promette inoltre assicurazioni sanitarie che coprano buona parte delle spese, tutele per i lavoratori statali che per mesi non hanno ricevuto lo stipendio, per i dipendenti del settore energetico e in generale si impegna a creare nuovi posti di lavoro per far fronte al problema della disoccupazione.

I rischi del post-voto
L’opposizione arriva frammentata alle elezioni, riducendo le probabilità di riuscire a battere Magufuli e il Ccm. I due partiti maggiori stanno comunque cercando di trovare un accordo per cooperare, sotto l’occhio attento del Ccm e della Commissione che ribadiscono che la formazione di una coalizione è possibile, per legge, con almeno tre mesi di anticipo sulla giornata elettorale. Il pericolo più grande, però, come nel 2015, è che il candidato sconfitto non accetti i risultati e denunci frodi.

Per un Paese relativamente pacifico e stabile come la Tanzania, il perpetuarsi di contestazioni dei risultati elettorali può facilmente portare alla perdita di legittimità del partito e delle istituzioni che da ormai sessant’anni gestiscono il Paese.

A cura di Eleonora Copparoni, caporedattrice Africa de Lo Spiegone. 

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