IAI
PREMIO IAI 2020

L’intervento di Enrico Giovannini, portavoce ASviS

1 Ott 2020 - La redazione - La redazione

Buon pomeriggio a tutti e buona giornata a tutti, perché sono giornate intense. Sono giornate intense di lavoro, non solo per il ministro Amendola, ma anche per tutti noi. Il festival dello sviluppo sostenibile, nonostante le grandi difficoltà di questo periodo, vede quasi 800 eventi organizzati in tutta Italia.

L’anno scorso erano stati mille. Non pensavamo ci fosse una risposta così importante.

Questo deriva dal fatto che questi temi, ormai, sono centrali, e quindi, grazie allo IAI, che è uno degli aderenti all’ASviS più attivi e più coinvolti per questa scelta, e naturalmente congratulazioni anche da parte mia ai vincitori.

Cosa si può dire in questi giorni in cui tutti dibattono del come organizzare il piano di ripresa e di resilienza? Tre cose rapidissime perché hanno a che fare con il premio che oggi viene consegnato.

Il primo elemento ha a che fare con gli auguri al ministro Amendola e a tutto il governo, perché dopo aver letto le linee guida della Commissione europea, sul come bisogna fare il piano, sarà veramente dura. Ma non per questo governo, ma per l’Italia, che ha poca esperienza, da tanti anni, nel programmare, nel fare programmi a medio e lungo termine, nella coerenza delle politiche.

C’è una spinta straordinaria, non solo il 37% del cambiamento climatico, ma giustamente la Commissione chiede che ci sia coerenza tra i fondi del Recovery Resiliance Facility con gli altri fondi europei, e con i fondi nazionali. Questa è veramente una sfida nella sfida. Io mi auguro che il governo colga questa sfida, un po’ come l’ha colta il governo francese, che ha presentato un piano che comprende sia i fondi europei che i fondi nazionali. Mi rendo conto che questo aggiunge complessità alla complessità, ma immaginate per un attimo, visto che parliamo di politica internazionale, la reazione di un presidente del consiglio, o di un premier, di un paese di quelli che non erano proprio contenti di questa svolta, che dirà:

“quanto spendete per la conversione ecologica?”

“Il 37%”

“e i 19 miliardi che ogni anno spendete che danneggiano l’ambiente?”

Giustamente diranno: “Intanto spendete i vostri di fondi, poi tutt’al più quelli europei”.

Lo faccio soltanto come esempio per dire che la sfida è veramente straordinaria.

La seconda sfida è una sfida di governance. Perché non si tratta soltanto di decidere come spendere questi fondi che arrivano al governo nazionale, ma anche come renderli coerenti con gli altri fondi europei che magari invece arrivano alle regioni, e che dovranno concordare col governo nazionale come spendere il recovery resiliance facility, su materie che competono in parte alle regioni o alle città. Sappiamo quanto è alto il rischio di conflitti tra centro e territorio.

Il terzo elemento di governance straordinariamente complesso è che le linee guida chiedono di identificare, non solo i progetti, ma le riforme che accompagneranno i progetti. E per ogni riforma indicare chi saranno i beneficiari, chi saranno invece quelli che si arrabbieranno, e cosa si metterà in campo per bilanciare la situazione. Quindi ripeto uno sforzo straordinario che spero faccia fare all’Italia quel salto nella governance che credo, non solo abbiamo bisogno, ma che il paese merita, nel momento in cui stiamo giocandoci una carta straordinaria e unica per il nostro futuro.

Ultima osservazione, il piano si chiama di ripresa e resilienza, non recovery found, che è una semplificazione giornalistica che ci fa perdere di vista la seconda parola, che è la resilienza. Dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione europea, due settimane fa, sul fatto che la resilienza diventa il nuovo compasso delle politiche, si capisce il perché hanno voluto insistere su questo tema. Tra l’altro come alcuni di voi sanno, quattro anni di lavoro all’interno della Commissione per passare questo messaggio, perché, “non è che la prossima volta che c’è una crisi ci richiederete di nuovo i fondi vero?” Questo è l’atteggiamento, se volete, di alcuni. Cioè questi fondi devono servire a consentire all’Italia di reagire meglio agli shock futuri. Questo concetto di resilienza trasformativa, che non vuol dire tornare a dove si era, ma rimbalzare su un vero sentiero di sviluppo sostenibile è qualcosa che, anche culturalmente il nostro paese non ha. Non a caso dal lockdown in poi, se guardate Google trends, c’è un boom di richieste “ma che cos’è la resilienza?”. Ecco, questa è l’altra grande opportunità, o sfida che abbiamo perché non è solo la resilienza ambientale, non è solo quella economica, non è solo quella sociale, ma è anche quella istituzionale. Ecco perché questa straordinaria opportunità che abbiamo richiede una capacità di ideazione, ma anche una visione su come dobbiamo organizzare la nostra società, a cui tutti speriamo di concorrere, e queste settimane di festival dello sviluppo sostenibile vanno in questa direzione. L’8 ottobre presenteremo il nostro rapporto al presidente del consiglio, al ministero degli esteri, che quest’anno ha voluto, insieme alla Commissione europea, portare il festival nelle ambasciate italiane in tutto il mondo. Ecco questo è quello su cui stiamo lavorando in tanti, per cui io, di nuovo, faccio i complimenti allo IAI per aver scelto questo tema, ai vincitori per quello che hanno fatto, e a tutti noi per riuscire a raccogliere nei prossimi mesi questa sfida storica.

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