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Presidenziali e legislative

Costa d’Avorio: Ouattara tenta il tris all’ombra delle tensioni

30 Ott 2020 - Lo Spiegone - Lo Spiegone

Il 31 ottobre i cittadini della Costa d’Avorio si recheranno ai seggi per eleggere il presidente della Repubblica, l’Assemblea nazionale e i consiglieri regionali e municipali. Come dispone l’articolo 55 della Costituzione ivoriana, il presidente della Repubblica resta in carica cinque anni e può essere rieletto una sola volta.

Lo stesso articolo riporta che il primo turno dell’elezione presidenziale debba tenersi l’ultima domenica del mese di ottobre del quinto anno di mandato del presidente in carica. La Costituzione disciplina poi agli articoli 86 e 87 che anche la carica dei Parlamento abbia durata quinquennale.

Il presidente uscente e il contesto elettorale
La Costa d’Avorio è una Repubblica presidenziale e il presidente viene eletto tramite sistema maggioritario a due turni: se un candidato non ottiene la maggioranza assoluta durante il primo turno di votazione si procede al ballottaggio tra i due candidati più votati.

Il presidente Alassane Ouattara, vincitore delle elezioni del 2010 del 2015, ha comunicato ad agosto che si sarebbe ripresentato alle elezioni per ottenere un terzo mandato consecutivo, nonostante le sue prime dichiarazioni facessero intendere il contrario. La Costituzione ivoriana prevede un limite di due mandati per il capo dello Stato, ma la modifica avvenuta nel 2016 ha permesso a Ouattara di ricandidarsi. Nel 2016, infatti, i cittadini dovettero esprimere un voto a favore o contro una nuova Costituzione che andasse a sostituire quella allora in vigore, promulgata nel 2000.

In particolare, vennero modificati i requisiti di età e di cittadinanza secondo i quali un cittadino poteva candidarsi come presidente, venne instaurato un sistema bicamerale grazie alla creazione del Senato e fu istituita la figura del vice-presidente. Il limite di mandati, di fatto, non venne modificato, ma la vittoria al referendum e, quindi, l’approvazione della nuova Costituzione, diedero inizio alla Terza Repubblica della Costa d’Avorio, tacitamente “azzerando” i mandati di Ouattara.

Di conseguenza, l’attuale capo dello Stato ha la possibilità di correre non solo alle elezioni del 2020, ma anche a quelle del 2025, rispettivamente per un terzo e quarto mandato. Si tratta di una tecnica simile a quella utilizzata da Alpha Condé in Guinea per garantirsi di rimanere al potere.

L’elezione dell’Assemblea
Oltre al presidente si voterà anche per l’Assemblea Nazionale. I suoi membri sono eletti in un solo turno con sistema maggioritario e il mandato dura cinque anni.

Secondo gli accordi presi in seguito al referendum costituzionale, l’Assemblea Nazionale eletta nel 2016 avrà una durata di quattro anni anziché cinque e sarà in carica, quindi, solo fino a dicembre 2020, permettendo di riallineare le elezioni del presidente con quelle dell’Assemblea Nazionale. Il partito del presidente Ouattara, il Rassemblement des Houphouëtistes pour la Démocratie et la Paix (Rhdp), ha attualmente la maggioranza assoluta in seno all’Assemblea, con 167 seggi su un totale di 255, mentre i seggi restanti sono occupati per lo più da candidati indipendenti.

Il Senato conta 99 seggi, non eletti direttamente dal popolo. Due terzi dei membri vengono  scelti da un collegio elettorale di esponenti dei consigli municipali e regionali, mentre il terzo restante viene nominato direttamente dal presidente. Attualmente, dei 66 seggi vacanti, essendo i restanti 33 scelti direttamente dal presidente della Repubblica, 50 seggi sono ricoperti da esponenti del Rhdp, mentre gli altri 16 sono rappresentati da candidati indipendenti.

I candidati alla presidenza
Su 44 candidature inviate per ricoprire il posto di presidente della Repubblica della Costa D’Avorio solamente quattro sono state accettate dal Consiglio Costituzionale.

Tra i quattro candidati approvati dal Consiglio, Alassane Ouattara (Rhdp), come accennato in precedenza, ha dichiarato di candidarsi soltanto il 6 agosto scorso, in seguito al decesso per arresto cardiaco di Amadou Gon Coulibaly, papabile candidato del partito e suo successore. Henri Konan Bédié,  86 anni, capo del Parti Démocratique de Côte d’Ivoire (Pdci) e già presidente dal 1993 al 1999, ha annunciato la sua candidatura a giugno. Pascal Affi N’Guessan è invece il candidato scelto dal Front Populaire Ivorien, che ha deciso di correre per la presidenza pur essendo dichiaratamente “alleato” di Bédié. Kouadio Konan Bertin, ex membro del Pdci, correrà invece come indipendente.

Tra i quaranta esponenti a cui è stata respinta la candidatura alle presidenziali si trovano l’ex presidente Laurent Gbagbo e il capo dei ribelli ed ex primo ministro Guillaume Soro. Il primo si trova attualmente in libertà vigilata in Belgio dopo essere stato assolto in primo grado dalla Corte Penale Internazionale dalle accuse di crimini contro l’umanità commessi durante le ribellioni esplose dopo le elezioni presidenziali del 2010, dalle quali uscì sconfitto. Il secondo, invece, si trova in esilio in Francia per occultamento e appropriazione indebita di soldi pubblici.

Una stabilità in bilico?
La candidatura di Ouattara per quello che sarebbe il suo terzo mandato ha scatenato proteste all’interno del Paese. In particolare, si sono verificati degli scontri tra chi rivendicava l’impossibilità per il presidente uscente di ricandidarsi per la terza volta e i militanti del suo partito. Le violenze dell’agosto scorso hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale e, in particolare, di Amnesty International e del Segretario delle Nazioni Unite António Guterres, il quale si è detto preoccupato della situazione del Paese e ha raccomandato alle parti politiche di scegliere la via del dialogo per creare un ambiente favorevole a elezioni pacifiche e inclusive.

Inoltre, Bédié e N’Guessan hanno di recente paventato la possibilità di ricorrere a un boicottaggio delle elezioni, a detta loro non costituzionali. I due hanno chiesto ai loro sostenitori di utilizzare tutti i mezzi legali a disposizione per evitare che questa tornata elettorale vada a buon fine, con l’intento di ostacolare l’eventuale rielezione di Ouattara. Questo appello alla “disobbedienza civile” sta provocando nel Paese una tensione molto alta che potrebbe portare  a ulteriori proteste, anche violente, dopo i risultati delle elezioni.

A cura di Sebastian Cuschie, autore Africa de Lo Spiegone. 

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