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Il nodo del gasdotto Nord Stream 2

Come cambiano i rapporti tra Germania e Russia dopo l’affaire Navalny

6 Ott 2020 - Marco Giuli - Marco Giuli

L’avvelenamento dell’oppositore russo Aleksej Navalny ha inaspettatamente innescato un dibattito sul futuro del gasdotto Nord Stream 2. Nei giorni successivi al trasferimento di Navalny in Germania, prima figure di rilievo della Cdu come Norbert Röttgen, Jens Spahn e Friedrich Merz, e in seguito il ministro degli Esteri Heiko Maas hanno ventilato l’ipotesi di rivedere la cooperazione sul progetto in caso di risposte insufficienti da parte di Mosca.

Il collegamento fra l’affaire Navalny e Nord Stream 2 da parte di importanti elementi della politica e del governo tedeschi rappresenta una novità, in rottura con la tradizionale separazione fra affari e politica che da molto tempo caratterizza l’approccio tedesco alla Russia. L’attitudine di Berlino nei confronti della Russia – basata sulla definizione dell’interesse nazionale in termini economici, sul ruolo chiave dell’elite economica nella definizione della politica estera, e sulla visione degli affari come canale di cooperazione anche in un contesto di degenerazione politica – ha per molto tempo unito il panorama politico tedesco, riflettendo gli interessi di una potenza industriale dipendente dall’importazione di materie prime e dalle esportazioni.

La dimensione politica
Nord Stream 2, fortemente voluto dall’élite industriale tedesca, rappresenta un simbolo di tale dinamica. Il gasdotto raddoppia la capacità del corridoio baltico Russia-Germania, rafforzando la centralità della rete tedesca nel mercato europeo. Al prezzo, tuttavia, di trascurarne la dimensione politica. I detrattori – soprattutto paesi dell’Europa centro-orientale – sospettano che l’ulteriore marginalizzazione del corridoio ucraino che risulterebbe dall’ampliamento di Nord Stream possa aumentare le opzioni di politica estera russe e privare lo Stato ucraino di entrate che ne limitino la fragilità. Inoltre, temono svantaggi commerciali derivanti dalla riconfigurazione dei flussi. Un’ulteriore complicazione è rappresentata dall’innesto di Nord Stream sulla tensione politico-commerciale fra Stati Uniti e Germania.

Per questi motivi, la Germania è sotto pressione fin dall’annuncio del progetto nel 2015. Da una parte, una battaglia intra-europea ha condotto a un emendamento della direttiva Ue sul gas che ha reso il regime operativo previsto per la pipeline nelle acque tedesche incompatibile con le regole comunitarie.

Dall’altra, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni che hanno costretto Gazprom ad avanzare nel progetto con i propri mezzi, al prezzo di notevoli ritardi. Tuttavia, prima del caso Navalny i politici tedeschi avevano resistito alle pressioni, continuando a inquadrare il progetto in termini puramente commerciali. Allo stato attuale, è ancora azzardato ipotizzare decisioni drastiche sul futuro del gasdotto. Quali sono dunque i margini di manovra per Berlino, e quali le implicazioni dell’emergente dibattito?

Un passo indietro
L’avvelenamento offrirebbe al governo tedesco la possibilità di distanziarsi da un progetto politicamente divisivo e incompatibile con le ambizioni climatiche europee, senza subire l’umiliazione di vederlo affondato dalle sanzioni americane. Fra le varie opzioni perseguibili, possono essere considerate sanzioni – possibilmente a livello Ue – che prevedano una moratoria sulla costruzione dell’ultimo tratto nelle acque tedesche, o un via libera che condizioni l’avvio dei flussi a risposte politiche da parte di Mosca.

Dal punto di vista materiale, un’evoluzione di questo tipo non farebbe che confermare lo status quo. L’eventuale sospensione della pipeline non implicherebbe conseguenze serie sulla sicurezza energetica europea, vista l’ampia capacità di importazione inutilizzata e una domanda di gas che appare ormai stabilizzata. Gazprom rimarrebbe vincolata dalle rotte esistenti, senza beneficiare dell’ulteriore flessibilità che la capacità addizionale di Nord Stream 2 avrebbe offerto in una competizione internazionale sempre piúintensa. Tuttavia, il gas russo manterrebbe un ruolo primario nelle importazioni tedesche ed europee, grazie a prezzi convenienti e un’abbondante rete infrastrutturale anche senza il raddoppio di Nord Stream.

La prospettiva russa
Il significato politico dell’emersione di un dibattito interno alla politica tedesca su Nord Stream 2 non va invece sottovalutato, indipendentemente dagli esiti. Tale emersione segnala a Mosca che azioni russe indesiderate possono ormai alterare l’equilibrio dei poteri nella politica estera tedesca, riportando gli interessi politici al centro rispetto a quelli commerciali. Questa evoluzione, decisamente poco gradita al Cremlino, sarebbe impensabile senza considerare cambiamenti strutturali nei termini dell’interdipendenza russo-tedesca come la transizione energetica, la sovrabbondanza di gas sui mercati mondiali, e il declino strutturale dell’economia russa, che renderanno la Russia presumibilmente meno rilevante per l’economia tedesca nel giro di qualche decennio.

Sulla base di tali tendenze strutturali, un ripensamento strategico dovrà necessariamente svilupparsi in Russia nel medio periodo verso due possibili direzioni: una modernizzazione economica che ridefinisca qualitativamente la natura dell’interdipendenza con l’Europa – opzione che necessita tuttavia passi politici russi che portino alla fine delle attuali sanzioni – o un’accelerazione dell’attuale riallineamento verso la Cina.

Per il momento, Mosca sembra propendere per l’espansione dei corridoi energetici verso l’Asia, considerata un mercato energetico dalla domanda piú dinamica di quella europea, e meno esigente in termini di condizionalità politiche. Tuttavia, i nuovi piani di neutralità carbonica di Pechino, che vedono una riduzione del consumo di gas del 75% fra il 2025 e il 2060, rendono questo sentiero sempre piú stretto.