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Premio IAI

Un “Global Green Deal” su spinta europea per uscire dalla pandemia

14 Set 2020 - Federico Mazzeo - Federico Mazzeo

I cambiamenti climatici e le loro conseguenze sono ormai visibili e sperimentabili da tutti in prima persona. Il recente rapporto del progetto Copernicus, finanziato dalla Commissione europea, non mostra dati incoraggianti: il 2019 risulta essere in Europa l’anno più caldo di sempre, con temperature stagionali più alte rispetto alla media. Sbalzi di temperatura, disboscamenti, siccità diffusa e una ormai assenza di stagionalità sono problemi all’ordine del giorno.

Politicamente, l’accordo di Parigi del 2015 ha rappresentato una grande voglia di cambiamento, impegno e rinnovamento da parte dei 197 Paesi firmatari, ma è alla luce dei dati odierni che ci si chiede dove tale iniziale intraprendenza sia finita. In altre parole, dove sono quelle misure reali ed efficaci che le parti si sono impegnate ad adottare per raggiungere gli obiettivi preposti? È un dato ormai certo che nessuno dei Paesi del G20 si stia realmente incanalando verso la reale concretizzazione degli impegni assunti a Parigi.

Il ruolo del Covid-19
L’umanità intera si è trovata di fronte a questa tragica situazione: una pandemia che ha causato e causerà migliaia di vittime, che ha anche alterato profondamente gli equilibri politici, sociali ed economici preesistenti, ricordandoci che tutti noi viviamo in una situazione di precario equilibrio con l’ambiente circostante. Un equilibrio sempre più in bilico rispetto agli anni passati, considerando che ci troviamo in overshoot, ovvero in una situazione in cui consumiamo risorse più velocemente di quanto gli ecosistemi del nostro pianeta sono in grado di generare. Tragico e indicativo è il 2019 overshoot day – 29 luglio – giorno in cui abbiamo esaurito tutte le risorse destinate all’intero anno, consumandone per un ammontare pari a 1,75 Terre.

La portata globale della pandemia è un evidente segnale di come questa non vada solamente ad intaccare interessi di singole nazioni ma finisca per coinvolgerle tutte in egual misura, come accade, di fatto, anche con riguardo ai cambiamenti climatici.

L’attuale situazione potrebbe rivelarsi però un’inedita opportunità, potendosi per la prima volta lanciare intensi pacchetti di investimenti che facciano non solo ripartire l’economia ma che siano anche realmente ecosostenibili. Un esempio potrebbe essere quello di investire con decisione sulle energie rinnovabili che permetterebbero non solo di vivere in un presente e un futuro più pulito, andando ipoteticamente a raggiungere quel fantomatico e tanto chiacchierato obiettivo delle “emissioni zero” per il 2050, ma costituirebbero anche una fonte di guadagno. Infatti, secondo il rapporto Irena, per il 2050 ogni dollaro investito nelle rinnovabili frutterà tra i 3 e gli 8 dollari ed in trenta anni si quadruplicherebbero i posti di lavoro nel settore.

Volontà politica
L’ultimo arrivato sulla scena politica è il nuovo Green Deal europeo che contiene numerosi spunti che vanno a riprendere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, introducendo però alcune novità, come la proposta di una “legge europea sul clima” che trasformi l’impegno politico dei singoli Stati in obbligo giuridico.

Leggendo le linee guida, il provvedimento auspicato non fa una piega ma, se confrontato con la dimensione globale del fenomeno dei cambiamenti climatici, il nuovo accordo si rivela inefficace a contrastarli poiché i 27 Paesi membri dell’Ue concorrono, per esempio, alle emissioni mondiali di CO2 solo per l’8,15%, mentre la Cina per il 29,71% e gli Stati Uniti per il 13,92%. Dai dati si evince chiaramente come il recesso degli Usa dall’accordo di Parigi – che avverrà definitivamente a novembre del 2020 – costituisce un’importante perdita di un attore il cui contributo alle emissioni mondiali rappresenta una quota significativa.

Data, dunque, la dimensione globale e non locale del fenomeno, è auspicabile che proprio da parte europea possa partire un ruolo di mediazione per la discussione di un “Global Green Deal“, un piano verde mondiale che metta al tavolo dei lavori sia i principali Paesi responsabili ma anche i Paesi più poveri che nella maggior parte dei casi sono anche quelli più colpiti dai cambiamenti climatici e dal riscaldamento globale.

Se non si agisce, si rischia di creare ulteriore disparità tra Paesi ricchi e Paesi poveri: su quest’ultimi infatti graveranno gli effetti e i costi del riscaldamento globale, tra cui aumento della siccità, carenze alimentari, malattie, conflitti ed emigrazioni.

La nostra occasione
In conclusione, possiamo dire che quanto sta accadendo a causa del Covid-19 può veramente farci aprire gli occhi definitivamente sul filo sottile che lega gli uomini alla natura, permettendoci di cambiare radicalmente il nostro modo invasivo di produrre e di consumare e di ripensarlo in una dimensione più rispettosa verso l’ambiente.

Questa è la nostra occasione per agire, uscendo da questa calamità più uniti e saggi globalmente e ricavando da quest’ultima un’opportunità per ripensare i paradigmi e le basi su cui poggiano le nostre società, elaborandone altri che non guardino solamente a sfruttare avidamente le limitate risorse del nostro pianeta a soli scopi di lucro ma che mettano al centro un nuovo sistema sostenibile di convivenza e di rispetto reciproco tra l’uomo, gli altri essere viventi e la natura.

Per tutto il mese di settembre, pubblichiamo alcuni estratti dei saggi dei finalisti della terza edizione del Premio IAI, l’iniziativa dell’Istituto Affari Internazionali rivolta ai neolaureati e agli studenti di università e scuole superiori.