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USA2020. L'incognita successione

Ruth Bader Ginsburg: l’addio all’icona liberal sposta lo scontro politico sulla Corte Suprema

19 Set 2020 - Giampiero Gramaglia - Giampiero Gramaglia

La morte della giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg apre un nuovo fronte di scontro, delicatissimo, fra repubblicani e democratici, fra conservatori e progressisti, a solo sette settimane dalle elezioni presidenziali e politiche. L’esito segnerà gli equilibri della Corte Suprema per decenni a venire.

Ginsburg, che aveva 87 anni, seconda donna nominata alla Corte Suprema dopo Sandra Day O’Connor, è deceduta ieri sera per le complicazioni di un tumore al pancreas, circondata dalla sua famiglia. Icona dei liberal, specie delle donne e delle giovani, femminista, progressista, pro-choicepioniera dei diritti civili e delle donne e dell’uguaglianza, “Notorious RBG” era rispettata da tutti, come testimoniano dichiarazioni di cordoglio e attestazioni di stima che giungono da ogni parte.

Centinaia di persone si sono radunate davanti alla Corte Suprema per testimoniarle il loro omaggio, mentre la Casa Bianca esponeva la bandiera a mezz’asta. Per Donald Trump, informato del decesso dopo un comizio in Arizona, la Ginsburg era “una donna formidabile”: un “colosso della legge” che ha dimostrato che si può essere in “disaccordo senza essere sgradevoli con i colleghi che hanno punti di vista diversi”. Le sue opinioni – prosegue il presidente – hanno “ispirato gli americani e generazioni di grandi menti legali”. Tutti gli ex presidenti l’hanno ricordata con parole commosse.

Il nodo della successione
La scomparsa della giudice offre a Trump la possibilità di cementare la maggioranza conservatrice alla Corte Suprema, dove ha già nominato Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. Trump potrebbe essere il primo presidente dopo Ronald Reagan a nominare tre giudici supremi in un solo mandato.

Ma se la designazione del successore di Ruth Bader Ginsburg da parte del presidente avverrà a giorni, il fatto che il Senato ne confermi la nomina prima delle elezioni del 3 novembre non è sicuro, anche se il leader dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, si è affrettato ad annunciare che l’Aula darà il proprio sostegno al nome che arriverà dal presidente. Nel 2016 la maggioranza repubblicana del Senato, guidata anche allora da McConnell, riuscì a tenere bloccata per mesi la conferma del successore dell’ultra-conservatore Antonin Scalia designato da Barack Obama, il moderato Merrick Garland, lasciandone quindi la scelta a Trump (che poi nominò Gorsuch).

Se dalle elezioni uscisse un cambio di presidente o anche solo un cambio di maggioranza al Senato, le possibilità di conferma del candidato di Trump si attenuerebbero di molto, anche se il Congresso resterà formalmente in carica fino a inizio gennaio. I leader democratici e il candidato alla presidenza Joe Biden già chiedono che la designazione del successore di Ginsburg sia lasciata al nuovo inquilino della Casa Bianca.

La stessa Ginsburg aveva confidato alla nipote Clara di sperare di non essere sostituita fino all’insediamento del nuovo presidente. Senatrici repubblicane abitualmente critiche con il presidente, come Susan Collins del Maine (a rischio rielezione) e Lisa Murkowski dell’Alaska, avevano nelle scorse settimane escluso il loro appoggio a una successione alla Corte Suprema in campagna elettorale o subito dopo il voto, se questo dovesse essere vinto da Biden. L’ex candidato alla presidenza Mitt Romney, oggi senatore dello Utah, potrebbe unirsi al fronte, che traballerebbe se il democratico Mark Kelly dovesse – come previsto dai sondaggi – conquistare il seggio dell’Arizona alle suppletive, togliendolo alla repubblicana Martha McSally e insediandosi già a fine novembre.

Il rischio di una Corte in stallo
I repubblicani giocano sui rischi di trovarsi con una Corte Suprema ridotta a otto giudici e quindi potenzialmente in stallo nel dopo elezioni, se ci fosse da decidere, come nel 2000, sull’esito del voto.

Manifestazioni spontanee in ricordo della giudice davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti a Washington

In realtà, l’attuale composizione della Corte assicura un vantaggio ai conservatori (5 a 3); e, comunque, lo stallo sarebbe rotto dal peso del voto del presidente John Roberts, conservatore (ma che pure in recenti pronunce si è schierato con i liberal).

Nei giorni scorsi, Trump aveva pubblicato una lista di venti potenziali nuovi giudici supremi, fra cui i senatori Ted Cruz – già suo sfidante nelle primarie repubblicane del 2016 – e Tom Cotton e la giudice di Chicago Amy Coney, che alcuni media citano fra i favoriti alla designazione per il dopo Ginsburg.

La notizia della morte della giudice ha chiuso una giornata segnata dalle nuove promesse di Trump sul vaccino anti-coronavirus e da ulteriori conferme di pressioni politiche sulle autorità sanitarie e scientifiche: il vaccino – dice il presidente – arriverà a breve, la distribuzione inizierà nelle 24 ore successive all’approvazione, cento milioni di dosi saranno disponibili entro fine anno – con priorità alle categorie a rischio –  ed “entro aprile ci saranno abbastanza vaccini per tutti gli americani”, salvando così “milioni di vite” e facendo tornare il Paese alla “normalità”.

Sondaggi di New York Times e Siena College negli Stati in bilico danno Biden in testa nell’Arizona e in Maine, rispettivamente di 9 e 17 punti, mentre in North Carolina c’è un testa a testa: Biden al 45% e Trump al 44%.