IAI
Premio IAI 2020

Conciliare economia, ambiente e benessere universale per vivere nella “ciambella”

14 Set 2020 - Erica Gasperotti - Erica Gasperotti

Nell’antropocene l’essere umano è il primo responsabile della gestione ed evoluzione dell’ecosistema e per questo l’azione, individuale e collettiva, è fondamentale nella promozione del cambiamento positivo. Contrastare i cambiamenti climatici e tutelare l’ambiente significa operare per garantire il benessere del pianeta e dell’intera umanità.

Innanzitutto è necessario ripensare il nostro modello economico. L’economista Kate Raworth propone un modello nuovo chiamato “economia della ciambella“, secondo cui l’obiettivo non è la crescita infinita (obiettivo Pil), bensì la prosperità universale all’interno di uno spazio equo e sicuro per l’umanità (ciambella).

Questo spazio si chiama così perché richiama una ciambella nella sua forma grafica: delimitata all’estremo inferiore dalla “base sociale” – sotto la quale si vive in situazione di privazione di diritti e carestia – e da quello superiore dal “tetto ambientale“- oltre il quale si impone eccessiva pressione sulla natura, provocando gravi conseguenze quali cambiamenti climatici, acidificazione degli oceani, inquinamento chimico, perdita della biodiversità, ecc…

Pensare ad un modello che metta al centro la prosperità collettiva, crescendo o meno, significa adottare una visione olistica e universale perfettamente in linea con quanto dichiarato nell’Agenda 2030 dell’Onu. I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile e i 169 target sono obiettivi e sotto-obiettivi interconnessi, precisi e concreti che riguardano ogni dimensione della vita umana e del pianeta e che servono come guida operativa per disegnare politiche e strategie per lo sviluppo sostenibile.

In che modo assicurarsi che l’emergenza post Covid-19 sia verde?
È importante agire su più livelli, in quanto è fondamentale che tutte e tutti facciano la propria parte. Se a livello istituzionale e politico abbiamo bisogno di scelte coraggiose, come ad esempio disincentivare la produzione e il consumo di prodotti e servizi ad elevato impatto ambientale e sociale ed imporre tasse sull’inquinamento o incentivare la mobilità sostenibile e l’impact investing, a livello individuale è necessario adottare un comportamento responsabile.

Dal Rapporto Ipsos “Earth Day 2020: How does the World view climate change and Covid-19? emerge che il 65% degli intervistati, a livello mondiale, ritiene fondamentale una ripresa eco-compatibile. I cittadini sono disposti ad esercitare il proprio potere d’acquisto, pur però evidenziando una generale difficoltà nel cambiare stili di vita (riducendo i viaggi in aereo o modificando le proprie abitudini alimentari).

Per trasformare le intenzioni in azioni, è molto interessante approfondire il Nudge, uno strumento dell’economia comportamentale che afferma che, modificando l’architettura delle scelte, è possibile spingere gentilmente le persone ad agire in modo virtuoso. Sono numerose le storie di successo dell’uso del Nudge, ad esempio per indurre a un maggior consumo di frutta e verdura, ridurre lo sporco nei bagni maschili dell’aeroporto di Amsterdam o ridurre il numero di rifiuti gettati a terra, applicando impronte in direzione dei cestini a Copenhagen.

Il semaforo della sostenibilità
Quindi perché non sfruttarlo per rendere i consumatori consapevoli? Ogni prodotto o servizio che acquistiamo ha un impatto preciso che potrebbe essere valutato attraverso un sistema di coding visivo – una sorta di “semaforo della sostenibilità” – basandosi sugli indicatori dell’Agenda 2030. Ad esempio, il tabacco è altamente nocivo non solo per la salute, ma anche per l’ambiente e i diritti umani, data l’elevata necessità di acqua e di suolo per la sua coltivazione e il suo impatto negativo sulle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. Per questi motivi, il prodotto “sigarette” avrebbe un colore “rosso” sul “semaforo della sostenibilità”.

Anche la società civile ha un ruolo fondamentale, in quanto può diffondere le buona pratiche in modo capillare e sostenere il cambiamento, operando in un’ottica di rete e favorendo il dibattito pubblico. In Italia, ad esempio, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) promuove i 17 giorni del Festival dello sviluppo sostenibile durante i quali le realtà locali possono organizzare eventi a tema. Seminari, tavole rotonde, laboratori e progetto di sensibilizzazione aiutano a diffondere questi temi e promuovono la condivisione di best practices.

Affinché il processo di cambiamento sia efficace abbiamo bisogno che le imprese trasformino il proprio modo di fare business, adottando innovazioni sia di prodotto che di processo, confrontandosi con la società civile e cogliendo nuovi stimoli. Fare Open Innovation potrebbe essere un’opportunità per raccogliere nuove idee attraverso l’attivazione di percorsi partecipativi ad hoc nei quali coinvolgere soprattutto le nuove generazioni – le più sensibili alle problematiche ambientali e sociali.

Economia, ambiente e benessere universale sono strettamente legati tra di loro. Affinché lo sviluppo sia sostenibile, è necessario adottare una visione olistica della realtà e prendere consapevolezza del nostro ruolo nell’antropocene. Gli strumenti proposti sono solo alcuni spunti concreti che possiamo cogliere per migliorare le condizioni di tutte le persone, senza oltrepassare i limiti ambientali e vivere nello spazio equo e sicuro della ciambella.

Per tutto il mese di settembre, pubblichiamo alcuni estratti dei saggi dei finalisti della terza edizione del Premio IAI, l’iniziativa dell’Istituto Affari Internazionali rivolta ai neolaureati e agli studenti di università e scuole superiori.