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GOLPE DEI MILITARI NELLA NOTTE

Mali: si dimette il presidente Keïta

19 Ago 2020 - La redazione - La redazione

Nella notte tra il 18 e il 19 agosto 2020 a Bamako, in Mali, il presidente Ibrahim Boubacar Keïta ha annunciato le sue dimissioni e lo scioglimento del Parlamento e del governo, poche ore dopo essere stato arrestato dai militari in rivolta.

In un discorso trasmesso dalla tv nazionale Ortm – riferisce l’Ansa – il presidente ha ringraziato e salutato il popolo maliano: “Ringraziando il popolo maliano per il sostegno in questi lunghi anni e per il calore del loro affetto, voglio informarvi della mia decisione di lasciare da questo momento in poi tutte le mie funzioni”.  Il 18 agosto, infatti, i soldati ribelli hanno portato a termine il golpe, arrestando il presidente Keïta e il primo ministro Boubou Cisse.

Su gran parte della stampa internazionale in evidenza gli avvenimenti della notte in Mali. In particolare, Al-Jazeera rileva le dichiarazioni del Colonnello maggiore Ismael Wague, portavoce dei militari che hanno portato a termine l’operazione: il National Committee for the Salvation of the People “ha agito per prevenire la caduta del Paese in uno stato di caos ulteriore”.

Wague aggiunge anche che “le tensioni sociali e politiche hanno causato il malfunzionamento del Paese per molto tempo” e promette “libertà e sicurezza per il popolo”.  “Non ci interessa il potere – rassicura il portavoce dei militari – ma la stabilità del Paese, che ci permetterà di organizzare elezioni generali per consentire al Mali di dotarsi di istituzioni forti entro un termine ragionevole”.

Queste le dichiarazioni di alcuni attori internazionali: il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa ha condannato il “cambio incostituzionale di governo”, chiedendo la liberazione degli detenuti politici. Fa eco a quest’ultima richiesta anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. Anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel si è espresso sul colpo di stato in Mali: “chiediamo l’immediata liberazione dei prigionieri e il ritorno allo Stato di diritto”.