IAI
UN RICORDO DEL GIORNALISTA SCOMPARSO

Arrigo Levi, lettore del suo tempo

26 Ago 2020 - Cesare Merlini - Cesare Merlini

È dell’ottobre 1965 il primo elenco dei soci dello IAI, che Altiero Spinelli fa circolare per lanciare l’iniziativa e annunciarne gli innovativi programmi di attività. Vi figura Arrigo Levi, con la qualifica di corrispondente da Mosca per il quotidiano Il Giorno.

Per i futuri studi e incontri dell’istituto in materia di rapporti Est-Ovest in piena Guerra Fredda era preziosa l’esperienza che lui stava facendo da quella collocazione. I cui esiti non erano solo le corrispondenze regolari, ma anche il libro che proprio in quell’anno pubblicò, “Il potere in Urss”.

La cosa, per la verità, non era vista con favore dalle nostre controparti oltre Cortina, quasi del tutto allineate con il Cremlino, a causa dello spirito critico, pur non preconcetto, che animava le testimonianze vissute di persona di questo scomodo reporter italico. Ancora nei primi anni ’70 annullammo un incontro sulle rive della Moscova, perché il locale istituto ci aveva chiesto di escluderlo dalla lista dei partecipanti italiani, essendo in odore di persona non grata presso il loro ministero degli esteri.

Ma i rapporti con il fondatore dello IAI e l’attenzione per il progetto di unificazione federale risalgono a prima del ’65, a quando Arrigo Levi, giovane eppur già multiforme giornalista in quel di Londra, guardava all’Europa da un Regno Unito ancora lontano dal… Brentry. E la sua attenzione era destinata a diventare impegno convinto negli anni a venire. Cinquant’anni dopo scriverà nel suo ultimo libro, “Un Paese non basta”: sono stato testimone del “più straordinario esperimento di cooperazione internazionale di tutta la storia moderna”.

La citazione era tratta da Newsweek, il settimanale americano con cui aveva a lungo collaborato. Il che ci porta alla terza dimensione del suo rapporto con il nostro istituto, del cui Comitato Direttivo era intanto divenuto parte: la dimensione atlantica. Pur non avendo vissuto a lungo in America, Levi arrivò a conoscerne bene l’élite che al momento contava, e ad esservi uno degli italiani meglio conosciuti e apprezzati. Quando, nei primi anni ’80, lo IAI diede vita al Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti, lui ne fu partecipante attivo e ispiratore intelligente.

Fino al tempo in cui l’uomo, il cittadino al quale un Paese non basta, lasciò la sua lunga carriera nei media stampati e televisivi, per fungere da Consigliere del Presidente della Repubblica, anzi di due, entrambi molto importanti per la stabilità nazionale e la credibilità internazionale dell’Italia. E sia Carlo Azeglio Ciampi sia Giorgio Napolitano erano parte del Comitato dei Garanti dell’Istituto al momento di in cui furono eletti al Colle.

In breve, Arrigo Levi, della cui vocazione e brillante carriera nel giornalismo si è naturalmente molto detto in occasione della sua recente scomparsa, è stato qualcuno che nello scrivere dei fatti ne ha letto il senso, nel sintetizzare ha analizzato, nel descrivere ha approfondito. La prontezza ne ha fatto un protagonista dei media, ma la profondità ne ha fatto qualcosa di più: ne ha fatto l’interprete della migliore collocazione del Paese nel mondo e della migliore politica estera che forse fossero possibili, a fronte delle gravi insufficienze interne, politiche e istituzionali. Donde il lungo e stretto sodalizio con lo IAI, durante tutta la sua vita attiva. E la ricchezza del ricordo che ne discende, non privo di nostalgia.