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Dopo lo stop di Londra su Huawei

L’Europa stretta fra Cina e Stati Uniti nella contesa del 5G

19 Lug 2020 - Francesca Ghiretti - Francesca Ghiretti

La questione 5G è lungi dall’essere una novità. Negli ultimi anni, i dibattiti sul futuro della quinta generazione di reti mobili hanno assunto un ruolo di crescente prominenza nella vita politica e pubblica dei Paesi europei. Le decisioni riguardanti lo sviluppo delle reti 5G in Europa è esemplare di alcune delle dinamiche in divenire che sembrano destinate a caratterizzare gli sviluppi delle relazioni internazionali nel prossimo futuro. Stati Uniti e Cina usano bastone e carota per portare acqua al proprio mulino e convincere questo o quell’altro Paese a prendere la posizione dell’uno o dell’altro.

La scelta di Londra
Per prossimità temporale e logica, il caso inglese viene immancabilmente in mente. Il Regno Unito pare aver di recente raggiunto una posizione definitiva: il 14 luglio ha annunciato che a partire da gennaio 2021 non si potranno acquistare attrezzature Huawei per lo sviluppo delle linee 5G e che le apparecchiature esistenti dovranno essere smantellate entro il 2027.

La decisione è stata presa nonostante le obiezioni di alcune compagnie telefoniche, tra cui BT e Vodafone, le quali da tempo sottolineano gli immensi costi in termini di sviluppo tecnologico e pecuniari che una mossa di questo tipo comporterebbe.

L’adozione di una così decisa posizione da parte di Londra a danno della compagnia cinese ha lasciato alcuni perplessi e dubbiosi. Solo sei mesi fa infatti il governo di Boris Johnson aveva tenuto testa alle pressioni statunitensi stabilendo che Huawei sarebbe stata esclusa dalle componenti core delle linee 5G britanniche ma non da quelle periferiche. Posizione maturata a seguito di lunghi e approfonditi studi da parte del Government Communication Headquarter (Gchq) e Huawei attraverso il Centro per la valutazione sulla cyber-sicurezza Huawei nato proprio per assicurarsi che le collaborazioni con il gigante della telecomunicazione cinesi non ponessero rischi alla sicurezza nazionale. Gchq, tuttavia, aveva da qualche tempo a questa parte iniziato a sollevare i propri dubbi riguardanti Huawei, dubbi accentuati dalla mancata implementazione da parte di Huawei delle richieste inglesi. Nonostante ciò, il centro per la Sicurezza cibernetica nazionale (Ncsc), che è parte di Gchq, non aveva direttamente consigliato che la compagnia venisse completamente esclusa dallo sviluppo della linea 5G nel paese come riscontrabile in un documento pubblicato a marzo 2020.

Le ragioni del Regno Unito
Quindi, viene naturale chiedersi cosa abbia portato a un tale cambio di rotta da parte del Regno Unito. Alla base della decisione inglese vi sono sia elementi domestici che condivisi con la regione europea.

Prettamente inglese è sia la lunga collaborazione con Huawei per risolvere dubbi e problemi riguardanti il loro prodotto, sfociati poi in una serie promesse disattese, sia il particolare legame con Hong Kong – i recenti avvenimenti hanno rafforzato le voci più aggressive nei confronti dell’approccio inglese alla Cina -, sia l’isolamento e la conseguente posizione di debolezza portata dalla Brexit. Questo ultimo elemento in particolare vede il Regno Unito atto a creare nuovi legami, come nel caso della sua richiesta di partecipazione al Cptpp, ma soprattutto rafforzare vecchie alleanze, in primis, la relazione speciale con gli Stati Uniti.

Proprio la relazione con questi ultimi potrebbe essere la ragione del cambio di direzione di Londra: Washington sembra aver usato un insieme di persuasione e coercizione per convincere l’amico inglese a sposare la loro posizione per quanto riguarda il 5G.

Sebbene il Regno Unito si trovi indubbiamente in una posizione particolare, non è di certo la sola a ricevere pressioni dagli Stati Uniti. Robert O’Brien e Matthew Pottinger questa settimana sono in Europa per parlare con Regno Unito, Germania, Francia e Italia della politica estera. Primo argomento della lista: la Cina. Nonostante a parole l’amministrazione Trump sia tutto fuorché conciliante con gli alleati europei, i tentativi di portarli dalla propria parte sono tutt’altro che scarsi. Per il momento, il risultato non è omogeneo, ma nemmeno privo di vittorie.

La seconda parte dell’articolo è stata pubblicata su AffarInternazionali lunedì 20 luglio 2020