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CONSIGLIO EUROPEO STRAORDINARIO

Le posizioni dei leader Ue mentre inizia un nuovo Vertice

17 Lug 2020 - Giulio Ucciero - Giulio Ucciero

Oggi, venerdì 17 luglio, e domani, sabato 18 luglio, si tiene – per la prima volta in presenza a Bruxelles dall’inizio della pandemia – un vertice straordinario del Consiglio europeo sul bilancio pluriennale 2021-2027 e sul Recovery Fund. Il meeting verrà aperto dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che si rivolgerà ai leader dei Ventisette per illustrare la posizione dell’Eurocamera. Al centro del summit  la definizione del fondo di rilancio e delle sue caratteristiche, oggetto di intensi negoziati bilaterali in questi giorni a partire dalla proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Il compromesso da cercare tra i Paesi frugali (Paesi Bassi, Danimarca, Austria e Svezia), più propensi alla linea dei prestiti, e i Paesi del sud, che richiedono erogazioni a fondo perduto, probabilmente non si discosterà troppo dalle intenzioni già note: 750 miliardi di euro in tutto, 500 a fondo perduto e 250 in forma di prestiti.

Le dichiarazioni
In queste settimane non sono mancate le dichiarazioni dei leader europei. Venerdì scorso, presentando una bozza di accordo da cui partire nel negoziato, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha detto di voler “mantenere intatta l’entità del Recovery Fund a 750 miliardi di euro” – come nella proposta della Commissione -, confermando la proporzione tra trasferimenti a fondo perduto (500) e prestiti (250), “così da evitare una sovraesposizione degli Stati membri che hanno già un alto livello di indebitamento”. In merito alle quote di bilancio, Michel intende proporre “un bilancio europeo per il 2021-2027 di 1.074 miliardi di euro”, “appena” 26 in meno che nella proposta della Commissione. E i rimborsi (il famigerato rebate, meccanismo di correzione per la contribuzione) verranno mantenuti per Germania, Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia. Oltre a dimensioni del bilancio e del fondo di rilancio, rebate, proporzione sussidi/prestiti, Michel ha anche parlato di criteri di allocazione delle risorse finanziarie del Recovery Fund (per garantire che i fondi raggiungano quei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi già nel prossimo biennio) e di governance (gli Stati membri, secondo la proposta Michel, dovranno presentare dei piani esecutivi nazionali che saranno approvati – è la novità – non dalla Commissione ma dal Consiglio, a maggioranza qualificata) e condizionalità rispetto allo stato di diritto e agli obiettivi climatici.

Si è esposto anche il Commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni, che ha ribadito l’importanza del Vertice di questo fine settimana: “Abbiamo un appuntamento da non perdere con il futuro“. “L’accordo tra i governi porterebbe in dote oltre alle risorse per il piano di ripresa anche due messaggi straordinari. Un messaggio di fiducia, che è l’unico vero antidoto all’incertezza di questa strana estate. E una direzione di marcia: non basta tornare alla normalità pre-Covid, non serve distribuire risorse guardando al breve termine. Una crisi tanto drammatica deve farci investire per società più inclusive e sostenibili”.

Anche il premier italiano Giuseppe Conte, impegnato in un tour di convincimento tra le capitali europee (da Lisbona a Madrid, da L’Aia a Berlino), spera di trovare un accordo soddisfacente. Eppure, Conte non si dice ancora pienamente soddisfatto: “Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha formulato una proposta di mediazione. L’aspetto positivo è che la sua proposta conferma l’ammontare del Recovery Fund e la sua ripartizione fra sussidi a fondo perduto e prestiti. Ma contiene alcuni aspetti critici che vanno superati. Confido che ciò avvenga già nella prossima riunione: il negoziato va finalizzato già entro questo mese” (una netta accelerazione, questa, su cui non tutti sono ottimisti nei circoli bruxellesi). Nonostante la mancata convergenza, si dice “orgoglioso per l’Italia nel leggere che sia il premier olandese Mark Rutte sia il cancelliere austriaco Sebastian Kurz (leader del blocco del nord che stempera gli animi sul Recovery Fund, ndr) riconoscono il nostro ruolo di apripista per le riforme strutturali e l’accelerazione della spesa per investimenti, in modo da garantire una pronta ed efficace ripresa non solo all’Italia, ma a tutta l’Europa”.

Eppure Kurz non perde tempo per smorzare le aspettative di Roma. “In Italia già nel passato programmi di stimolo promossi dall’Europa non hanno avuto il successo sperato – afferma -. Il Paese ha ora come bisogno primario quello di combattere l’economia illegale e ha sistemi poco competitivi, dalle pensioni al mercato del lavoro”. “Se noi vogliamo spendere 750 miliardi di euro dobbiamo chiederci: chi dovrebbe pagare, chi dovrebbe riceverli, e per cosa dovrebbero essere spesi? Il contrario sarebbe negligente”. Insomma, pur riconoscendo la necessità di aiutare l’Italia e i Paesi più colpiti dalla pandemia, il cancelliere austriaco ritiene che “un’Unione dei debiti con noi non si potrà fare“.

Sul Recovery Fund e sul bilancio europeo interviene anche il premier ungherese Viktor Orbán – il gruppo di Visegrád è l’altro blocco scettico sulla proposta da tenere d’occhio nel negoziato che comincia domani. Budapest minaccia infatti di porre il veto al piano di rilancio proposto se sarà condizionato al rispetto dello stato di diritto: “Se si confondono le polemiche politiche con il salvataggio economico non ci sarà rilancio dell’economia, e nemmeno un bilancio dell’Ue”. Una timida (e controversa) apertura è arrivata dal premier portoghese António Costa: “I valori non sono oggetto di compravendita. Non siamo ingenui. Insistere in questo senso vorrebbe dire dare al Gruppo di Visegrád l’assist per bloccare il negoziato sul Recovery Fund”.

Il presidente Emmanuel Macron, invece, dopo aver ospitato all’Eliseo Pedro Sánchez, ha incontrato ieri a Bruxelles il premier Conte per fare il punto sulla mediazione con i Paesi frugali. Infine, prima di decollare per la capitale belga si è sentito telefonicamente con la cancelliera Angela Merkel.

In attesa del conclave dei leader Ue, il clima nei palazzi europei e delle capitali degli Stati membri non è così disteso. Eppure, il compromesso sotto la regia politica della cancelliera Merkel – alla sua seconda e ultima presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea – rimane ancora possibile.