IAI
I Quattro Paesi Frugali

Parsimoniosi o difensori dei vantaggi ottenuti? (Parte 2)

1 Giu 2020 - Marinella Neri Gualdesi - Marinella Neri Gualdesi

Si è formato così il gruppo dei quattro “frugali”, che dietro lo schermo dell’opposizione a incrementare il contributo al bilancio dell’Unione e a misure di mutualizzazione del debito, nascondono la richiesta principale, cioè che rimangano valide le “correzioni” sui versamenti nazionali al bilancio comune.

Il nodo del bilancio Ue al 2%
Inoltre, essendo il Recovery Fund legato al bilancio dell’Unione, hanno confermato nelle discussioni dello scorso febbraio la linea minimalista sulla dotazione del quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Il collegamento del fondo al quadro finanziario pluriennale Ue consentirebbe alla Commissione di raccogliere finanziamenti sui mercati, emettendo titoli garantiti dal bilancio, per erogare aiuti ai Paesi in difficoltà. Questo richiederebbe un sostanzioso aumento delle risorse del bilancio portando il tetto delle risorse al 2% del reddito nazionale lordo dei 27 , anche prendendo in considerazione l’ipotesi di risorse addizionali provenienti da una common corporate tax, da tasse sulle emissioni, da una digital tax, da una tassa sulla plastica.

Certamente legittimo difendere le proprie priorità su come allocare la spesa e il rigore dei conti. I quattro parsimoniosi sono Paesi che a fine 2019 avevano un rapporto debito pubblico/Pil invidiabile: Austria 79%, Olanda 57%, Svezia 41% e Danimarca 35%. Alla resistenza ad aumentare il debito dei propri Stati si potrebbe obiettare che proprio i maggiori margini di manovra e i vantaggi fin qui goduti possono consentire uno sforzo di solidarietà finanziaria i cui benefici, con l’uscita da quella che è la recessione economica più grave dagli anni trenta, si riverserebbero sull’insieme dell’Unione europea e sul funzionamento del suo mercato interno, di cui anche questi paesi sono stati grandi beneficiari.

La sfida del Next Generation Eu 
Volersi presentare come i custodi europei dell’ortodossia e i virtuosi difensori della riduzione delle spese, opponendosi all’idea di sussidi a fondo perduto, non riesce a nascondere che questi Paesi stanno soprattutto difendendo le posizioni vantaggiose ottenute in passato.

La proposta della Commissione del Next Generation Eu, con un European Recovery Instrument per 750 miliardi, composto da un mix di 500 miliardi di trasferimenti a fondo perduto e 250 di prestiti, rappresenta un cambio di paradigma a Bruxelles, con l’accettazione dell’emissione di un debito comune. Al Consiglio europeo del 18-19 giugno si aprirà un negoziato complesso sia sulla proposta Commissione che sul quadro finanziario settennale, nel quale si ripresenterà lo scontro con le posizioni del fronte dei parsimoniosi, che potrebbe però essere meno compatto, dal momento che i Verdi, una delle due forze politiche del governo di Vienna, hanno preso le distanze dal documento sottoscritto con gli altri Paesi.

Entreranno peraltro in gioco anche le richieste dei paesi dell’Est, meno colpiti dalla crisi ma attenti a difendere una chiave di ripartizione delle risorse del bilancio che li ha avvantaggiati e soprattutto impegnati a respingere un legame tra la concessione di aiuti e il rispetto dello stato di diritto. Alla presidenza tedesca, che inizierà il 1 luglio, toccherà il compito impegnativo di ottenere un compromesso accettabile dai 27 e dal Parlamento europeo, in modo da trasformare il cigno nero della crisi sanitaria e economica in un’accelerazione positiva per l’integrazione europea.

Questa è la seconda parte dell’articolo pubblicato su AffarInternazionali domenica 31 maggio 2020.