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Nuove tensioni al confine

La Corea del Nord minaccia azioni militari

16 Giu 2020 - Pierfrancesco Moscuzza - Pierfrancesco Moscuzza

Le relazioni diplomatiche tra le due Coree sono precipitate nuovamente in una fase critica, nonostante i passi avanti fatti negli ultimi due anni nel processo di pace. La decisione di ritornare su una posizione di scontro è stata presa unilateralmente da Pyongyang.

La motivazione ufficiale attribuisce la colpa al governo sudcoreano, colpevole di non fermare le provocazioni messe in atto dalle Ong contrarie al regime nordcoreano che agiscono al confine del trentottesimo parallelo. Dal canto suo, l’Ong Combattenti per una Corea del Nord Libera ha confermato di aver inviato oltre confine materiale propagandistico, soldi e beni di prima necessità per mezzo di palloni aerostatici di piccole dimensioni.

Sospese le comunicazioni
Gli incidenti sono stati interpretati da Pyongyang come una provocazione di tipo militare che ha risposto con la minaccia di ritorsioni nei confronti di Seul. La suddetta dichiarazione è stata fatta da Kim Yo-jong, la sorella del leader supremo Kim Jong-un, causando nuovamente un’ondata di speculazioni sulle reali condizioni di salute del capo dello Stato.

Inoltre, la Corea del Nord ha sospeso tutte le comunicazioni con la controparte sudcoreana. Il ministero della Difesa di Seul ha dichiarato che la Corea del Nord ha smesso di rispondere alle chiamate sulla linea telefonica diretta istituita nel 2018. La hotline era stata istituita per evitare incidenti di tipo militare dovuti a malintesi o alla mancanza di comunicazione diretta tra i due governi, sul modello di quella creata all’indomani della crisi dei missili cubani tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

Il rapido deterioramento delle relazioni diplomatiche tra Seul e Pyongyang ha inferto un duro colpo al presidente sudcoreano Moon Jae-in, che sin dall’inizio del suo mandato ha puntato gran parte del suo capitale politico sul processo di pace e denuclearizzazione della penisola coreana. Inoltre, l’esplosione di nuovi focolai di Covid-19 nella capitale Seul ha messo ulteriormente sotto pressione il governo.

L’escalation delle tensioni iniziata da Pyongyang è parte di una strategia volta a ottenere concessioni in tempi rapidi da Washington e Seul. Con questa mossa politica, la Corea del Nord sta tentando di mettere sotto pressione il vicino sudcoreano senza causare reazioni estreme da parte degli Stati Uniti, nella speranza che ciò possa servire a ottenere un alleggerimento delle sanzioni Onu seguito da un incremento nella cooperazione bilaterale che alla fine si tradurrebbe in aiuto concreto al proprio sistema economico ormai al collasso.

L’impatto della pandemia
Questa postura conferma l’ipotesi che la pandemia di Covid-19 abbia provocato gravi danni al regime nordcoreano, già indebolito dalle sanzioni imposte dalla comunità internazionale nel 2006 per aver sviluppato il programma di armi nucleari alla base della trattativa con gli Stati Uniti e la controparte sudcoreana.

Nonostante Pyongyang continui a negare di essere stata colpita dal Covid-19, vi sono dati che confermano l’esplosione di focolai di infezione importanti nelle zone di confine con la Cina. Queste informazioni sono state corroborate dalla chiusura del confine tra i due Paesi che rappresenta il corridoio commerciale più importante per la Corea del Nord e la sua fonte primaria per l’approvvigionamento di beni di prima necessità. Secondo le statistiche ufficiali dell’agenzia doganale cinese, tra gennaio e febbraio, quando la pandemia era al suo culmine, il commercio tra Cina e Corea del Nord ha subito una contrazione del 24%.

Allo stesso tempo, la sezione delle Nazioni Unite che si occupa della protezione dei diritti umani in Corea del Nord ha registrato un calo del 90% degli scambi commerciali tra la Corea del Nord e la Cina con conseguenze gravi per la sussistenza del regime. Comunque, il problema non è solo nordcoreano. L’Ocse ha stimato una contrazione dell’economia sudcoreana su base annua pari all’1,2%, dovuto alla diminuzione delle esportazioni registrato a maggio per il terzo mese consecutivo a causa della pandemia di Covid-19.

Il peso dell’assenza Usa
L’ultima mossa del governo nordcoreano in ordine di tempo è stata compiuta martedì 16 giugno alle 14:49 ora locale con la distruzione dell’ufficio per le relazioni inter-coreane nella città di confine di Kaesong.

La giustificazione ufficiale è stata di voler rimilitarizzare l’area per proteggere il territorio nordcoreano dalle intrusioni illegittime degli ultimi giorni. La lettura alternativa è che Pyongyang stia sfruttando l’assenza statunitense per ottenere vantaggi sul campo e possibilmente espandere il proprio arsenale nucleare. Se gli Stati Uniti non ritorneranno in maniera incisiva al tavolo delle trattative, la situazione è destinata a peggiorare mettendo la Corea del Sud in una posizione di minoranza, che eventualmente potrebbe spingerla in maniera progressiva sotto l’egida egemonica di Pechino.

Al momento, il presidente Trump non sembra disposto a riallacciare i negoziati per via dei problemi sul fronte domestico. Se la situazione attuale continuerà, l’unica variante saranno le elezioni presidenziali che si terrà a novembre. Un cambio nella presidenza statunitense potrebbe essere l’opportunità decisiva per riprendere i negoziati di pace e riportare stabilità nella regione.