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La partnership militare tra Mosca e Pechino nella Nuova Era

23 Mag 2020 - Lucrezia Rossi - Lucrezia Rossi

Vladimir Putin e Xi Jinping non sono alleati, eppure l’asse Mosca-Pechino inizia a destare preoccupazioni in ambito internazionale. Il partenariato strategico tra Russia e Cina nella Nuova Era sta attraversando una fase ascendente, soprattutto in termini di cooperazione militare. Per capire le ragioni della rinnovata amicizia è opportuno tornare indietro di qualche anno. La Nuova Era coincide con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e con la conduzione della sua politica in funzione anti-cinese. E se la Russia, già dal 2014, in risposta alle sanzioni imposte dall’Occidente, guardava ad est in cerca di nuovi partner, la Repubblica popolare cinese ha iniziato solo più recentemente a guardare ad ovest sperando anch’essa di trovare nuovi amici.

A quasi 25 anni dalla firma del partenariato strategico le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto livelli mai prima d’ora così alti. Mentre per alcuni questa rinnovata amicizia è destinata ad avere vita breve – come d’altronde è accaduto ripetutamente in passato -, per altri è solo questione di tempo prima che la partnership si trasformi in una vera e propria alleanza militare.

Esercitazioni miliari congiunte 
Sebbene la Cina di Xi non abbia intenzione di vincolarsi in alleanze formali, che rischierebbero di ostacolare il raggiungimento degli obiettivi della Grand Strategy cinese, il partenariato strategico militare sino-russo non è da sottovalutare.

Le relazioni militari tra i due Stati trovano le loro radici nella Guerra Fredda. Da allora, seppur a fasi alterne, Mosca ha venduto a Pechino sistemi d’arma e tecnologie militari e l’ha aiutata a svilupparne di proprie. Se fino al 2001 la partnership strategica è rimasta confinata alle esportazioni e allo sviluppo degli armamenti, le cose sono cambiate con la nascita della Shanghai Cooperation Organization (Sco), la quale sancisce l’avvio delle esercitazioni militari congiunte – operazioni di pace e lotta al terrorismo – che sono diventate più frequenti a partire dal 2012. Da allora, ai drills congiunti condotti in ambito Sco se ne sono aggiunti diversi al di fuori di esso e che vanno oltre i classici esercizi di lotta al terrorismo.

L’esercitazione più degna di nota, sia in termini di personale e mezzi coinvolti, sia in termini di eco a livello internazionale, è Vostok-2018, il cui obiettivo era consolidare il partenariato strategico, nonché il miglioramento delle capacità di risposta congiunta tra le Forze Armate dei due Paesi. In questa occasione è emerso, almeno da parte russa, che tutte le truppe partecipanti al drill sono in grado di portare a termine missioni anche in teatri lontani ed in condizioni di scarsa familiarità con il terreno. Le Forze Armate coinvolte hanno potuto contare sulla disponibilità di armamenti moderni, in grado di competere a livello internazionale. Secondo i dati ufficiali, rilasciati dalle autorità russe, all’esercizio hanno preso parte 297.000 uomini, 1000 tra elicotteri, aerei, e droni, 36.000 carri armati, 90 tra navi e navi da supporto, ai quali vanno ovviamente aggiunti i numeri dei partecipanti cinesi – 3.200 truppe e più di 900 pezzi di equipaggiamento militare – e mongoli. Il successo di Vostok-2018 ha portato a ripetere l’esercitazione l’anno successivo – Centr-2019 – per testare la prontezza delle unità militari di comando e controllo, nonché le capacità di comando di joint operations. Sono altresì previste analoghe esercitazioni anche per il 2020 ed il 2021.

Sfida per l’ascesa di Pechino
Tuttavia, è emerso un imprevisto che rischia, nella migliore delle ipotesi, di rallentare la corsa verso il traguardo finale. Per quanto sia ancora presto per poter trarre le conclusioni che l’impatto del Covid-19 avrà sul sistema internazionale, è possibile fare delle osservazioni. La Cina sta sfruttando al massimo il suo soft power nel tentativo di raggiungere l’opinione pubblica dei paesi terzi, mostrandosi come eroina del caso e prestando soccorso agli Stati più in difficoltà.

A livello di rapporti con la Russia, Pechino non ha gradito la chiusura delle frontiere da parte di Mosca nel gennaio scorso, ma ciononostante la partnership si mantiene salda. Tale solidità fa ipotizzare che, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni autori, Russia e Cina siano intenzionate a proseguire con il partenariato strategico, ed i recenti accordi in ambiti altrettanto strategici – come quello energetico – ne sono la dimostrazione. Entrambe le potenze hanno di che guadagnare da questa non-alleanza: Mosca ha bisogno non solo dei soldi, ma anche dei mercati cinesi – primo fra tutti quello energetico – , Pechino, a sua volta, approfitta dei legami con la Russia per compiere ulteriori progressi in termini di tecnologia militare ed avere facile accesso alle risorse energetiche di cui ha tanto bisogno per mandare avanti la propria macchina economica.

Russia e Cina hanno quindi bisogno l’una dell’altra per portare a termine i rispettivi obiettivi; ciò dimostra che si tratta di un partenariato basato su interessi piuttosto che su valori comuni. Per quanto sia difficile fare ipotesi sulla durata di questa partnership strategica di convenienza, si può immaginare che almeno fino al 2049 – anno rilevante in quanto coincide sia con il termine entro il quale realizzare la Grand Strategy cinese, sia con il termine entro cui gli accordi energetici volgeranno al termine – questa sia destinata a durare.

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