IAI
PANDEMIA DI COVID-19

Il ruolo delle città nell’emergenza

10 Mag 2020 - Cecilia Emma Sottilotta, Lorenzo Kihlgren Grandi - Cecilia Emma Sottilotta, Lorenzo Kihlgren Grandi

Molto è stato già detto e scritto sull’emergenza Covid-19, e molto altro se ne dirà in futuro, data la natura epocale del fenomeno che sta interessando il mondo. Tuttavia, un dato è certo: quella scatenata dal Covid-19, almeno nella sua fase iniziale, si è rivelata essere una emergenza “urbana”.  Wuhan, Singapore, Mosca, Milano, Madrid, New York, San Paolo: le immagini inedite di strade e piazze vuote sono ormai impresse nell’immaginario collettivo e rimangono tra i simboli più potenti della crisi in corso.

Emergenza urbana
Il costo pagato dalle città in termini di vite umane è tragicamente elevato. Nella sola città di New York, al 30 aprile 2020 si contavano già oltre 12.500 vittime accertate. È importante tuttavia ricordare che la dimensione “urbana” dell’emergenza non si limita alla gestione sanitaria del problema, come indica il recente allarme lanciato dall’Onu circa l’inevitabile impatto della pandemia sull’economia delle città africane, motore di sviluppo in tutto il continente.

Se da un lato stanno pagando un prezzo altissimo in quanto luoghi del contagio, allo stesso tempo le città sono in prima linea nella lotta all’epidemia e nel contenimento delle sue conseguenze umane, sociali ed economiche. Uno sforzo immane per le amministrazioni comunali, molte delle quali hanno però saputo fare sistema con le realtà locali di volontariato, generando preziose alleanze per alleviare le tante criticità create o aggravate dalla crisi.

Diplomazia delle città
Un aspetto importante da tenere presente è che le città non sono attive soltanto a livello locale, ma sono ormai diventate a tutti gli effetti attori rilevanti nella cooperazione transnazionale, una tendenza avviata ben prima dello scoppio dell’emergenza Covid-19 ma che proprio nel contesto di quest’ultima sta ricevendo ulteriori stimoli.

Nata negli anni 10 del secolo scorso, la pratica della “diplomazia delle città” allarga progressivamente il suo spettro fino a coprire tutte le dimensioni dell’azione municipale. Attraverso oltre 200 reti di città, migliaia di gemellaggi e progetti di cooperazione, un numero sempre maggiore di città di tutto il mondo considera ormai le relazioni internazionali uno strumento indispensabile per rafforzare la propria azione locale e affermare i propri valori nel mondo. Un panorama estremamente variegato, che permette alle città di riunirsi e collaborare alle sfide comuni, siano esse la lotta all’estrema povertà,la tutela del patrimonio culturalel’integrazione dei migranti o ancora la lotta al cambiamento climatico.

Reti di solidarietà
Il valore fondante dell’azione internazionale delle città, la solidarietà transnazionale, ha portato la quasi totalità di queste realtà a predisporre forme di coordinamento fin dall’inizio dell’epidemia, in modo da condividere buone pratiche per ogni stadio della crisi e, quando possibile, portare sostegno materiale alle città più colpite.

Si sono così moltiplicati in brevissimo tempo i portali internet, le tavole rotonde, le riunioni con esperti, i corsi online. Senza contare i piccoli e grandi gesti concreti di solidarietà verso le città più colpite dalla crisi, come le mascherine inviate al Comune di Milano dalle sue città gemellate o quelle provenienti dalla Cina e dalla Polonia ricevute dai piccoli comuni italiani della rete internazionale Cittaslow.

Se i contorni di questo difficile lavoro restano ancora da definire, appare chiaro che le autorità municipali del mondo intero desiderano fare del coronavirus uno stimolo per rendere le proprie comunità non solo più resilienti alle crisi, ma anche più sostenibili ed eque. Sono questi ad esempio gli obiettivi della task force per il post-coronavirus della rete C40, coordinata dal Sindaco di Milano Giuseppe Sala e che permetterà inoltre alle città partecipanti di confrontarsi con una rete globale di economisti, imprese, città, sindacati e giovani.

Come sottolineato recentemente da Aziza Akmouch (capo della Division on Cities, Urban Policies and Sustainable Development dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) a prescindere dalle modalità di riapertura post-lockdown, le città dovranno contribuire a un ripensamento delle forme di consumo e produzione, a partire dalla gestione dei bilanci, pianificando a lungo termine priorità e sequenziamenti delle politiche con l’obiettivo di andare incontro ai bisogni reali delle comunità locali.

Benché allo stato attuale sia difficile fare previsioni, è insomma lecito immaginare che l’emergenza Covid-19 produrrà profondi cambiamenti nel modo di gestire, immaginare e progettare la vita nelle città.