IAI
L'intervista di Atlantic Council

Guerini: “Il Covid-19 non cambierà la posizione euro-atlantica dell’Italia”

26 Mag 2020 - Francesco Bechis - Francesco Bechis

Pubblichiamo, in italiano, il testo dell’intervista esclusiva di Francesco Bechis al ministro della Difesa Lorenzo Guerini, pubblicata da Atlantic Council.

La diplomazia degli aiuti di Russia e Cina ha avuto particolarmente successo in Italia. Il Paese cambierà la sua posizione globale?
“Nella fase dell’emergenza sanitaria, la comunità internazionale ha aiutato l’Italia. Europa, Stati Uniti ed altri Paesi, inclusi Cina e Russia, hanno fatto lo stesso. Tale serie di eventi, comunque, non cambia minimamente il nostro tradizionale quadro internazionale di riferimento. Siamo grati a tutti per gli aiuti, ma ciò non ha niente a che vedere con i pilastri della nostra posizione euro-atlantica, che non cambia“.

Un sondaggio dell’agenzia italiana Swg mostra che, nell’ultimo anno gli Stati Uniti sono finiti al terzo posto nell’apprezzamento dell’opinione pubblica italiana, preceduti da Cina e Russia. Secondo lei, questo è un sentore passeggero o stiamo assistendo ad un cambiamento permanente di opinione da parte degli italiani?
“Non conosco i dettagli del sondaggio Swg, ma è evidente che le inchieste statistiche in tempi di crisi, come l’attuale pandemia, possono influenzare temporaneamente la percezione dell’opinione pubblica sugli scenari politici a livello globale. La realtà è che i nostri Paesi sono uniti come parte della stessa comunità: la comunità delle democrazie che hanno scelto la libertà. Le relazioni con gli Stati Uniti risiedono sulla storia, sulla condivisione di valori, cultura e legami umani che sono legami corazzati, e l’Italia non vi rinuncerà mai. I 100 milioni di dollari di aiuti annunciati durante la conferenza stampa del 30 marzo dal presidente Trump, senza considerare i 25 milioni di dollari che erano già stati donati dal settore privato, rappresentano un’oggettiva e significativa, ineguagliata cifra che stringe ulteriormente una profonda amicizia cementata dalla relazione transatlantica.

La collaborazione e gli scambi commerciali che l’Italia ha con altri Paesi in un mondo globalizzato sono qualcosa di differente, che non dovremmo decostruire ma piuttosto relazionare con la propaganda sugli aiuti. La nostra comunità, con i suoi valori democratici e liberali, manterrà sempre la sua tradizionale posizione europea e transatlantica”.

Il Movimento 5 Stelle ha chiesto di spendere meno per la Difesa ed ha proposto di mettere in stand-by per un anno le spese per il programma F-35. Lei considera a rischio gli investimenti del suo ministero?
“Primo e soprattutto, la modernizzazione delle Forze armate assicura sicurezza alla nostra nazione. Il vantaggio tecnologico è parte della nostra sovranità nazionale. La pandemia che stiamo attraversando ha dimostrato che l’impensabile può accadere. Quando ci si confronta con il bisogno di ridurre il deficit e ribilanciare i conti pubblici, c’è sempre il rischio che la Difesa non venga percepita come una priorità. L’opinione pubblica deve essere inoltre al corrente che i tagli al budget per la Difesa hanno effetti principalmente sulla ricerca e lo sviluppo. Non solo questo, bisogna menzionare la perdita di posti di lavoro altamente qualificati: capacità industriali sarebbero impoverite in un settore dove la tecnologia è molto sviluppata e presente, dove prodotti a doppio uso, sia civile che militare, offrono ritorni economici molto significativi alla nostra nazione.

Per queste ragioni, abbiamo bisogno di coinvolgere l’intero Paese in un più ampio dibattito sulla difesa. I nostri cittadini dovrebbero essere persuasi che c’è un pezzo della competitività italiana nell’industria e che mantenere intatti i programmi di approvvigionamento equivale a conservare la nostra capacità di difendere la nazione e il sistema delle alleanze del quale siamo parte. Da questa prospettiva, il programma Jsf, che è nato 20 anni fa, ha messo una flotta aerea di quinta generazione, il top di gamma di ciò che è ottenibile oggi, a disposizione delle nostre forze armate. Qualche mese fa ho confermato che il programma continuerà.

Oltretutto, fatemi sottolineare che le risorse destinate alla Difesa rappresentano un’incredibile leva economica per il nostro sistema-Paese e un indispensabile investimento per garantire la nostra sicurezza. Inoltre, in questa fase necessitiamo di sfruttare il pieno potenziale dell’industria della Difesa nazionale, un settore che è certamente ricco di varie piccole e medie imprese ma anche caratterizzato da due top player di riferimento, con una rilevante presenza internazionale. Il recente successo di Fincantieri negli Stati Uniti, che segue un’altra importante performance di Leonardo nello stesso mercato, è la migliore prova di tutto ciò. Gli investimenti nella Difesa sono un importante mezzo per spingere la crescita e rilanciare il Paese, dato l’elevato grado d’innovazione rispetto a qualsiasi altro settore e l’impatto sulle esportazioni, che secondo le stime recenti è il 70% dell’intera produzione”.

Ministro, alcuni mesi fa lei ha ricevuto un caldo benvenuto al Pentagono, e anche dopo la morte del generale iraniano Qassem Soleimani, lei ha parlato diverse volte con il suo omologo statunitense Mark Esper. Secondo lei, quali sono i settori in cui Italia e Stati Uniti potrebbero stringere la loro cooperazione?
“L’Italia e gli Stati Uniti hanno sempre avuto forti e durature relazioni sia nella cooperazione militare che nella mutua solidarietà, come la pandemia Covid-19 ha provato. Ho avuto l’opportunità di esprimere al Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark Esper la gratitudine del popolo italiano e del governo per gli aiuti ricevuti.

La fratellanza che gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta, ha testimoniato la profondamente radicata relazione che esiste tra i nostri Paesi, che stanno entrambi attraversando una severa crisi sanitaria. Come partner e membri della stessa Alleanza, condividiamo gli stessi valori. Il nostro obiettivo comune è di trovare soluzioni che garantiscano che possiamo difendere e mettere in sicurezza i nostri cittadini contando sul sistema delle organizzazioni internazionali delle quali siamo parte e creando le migliori condizioni per lo sviluppo di economia, lavoro, sanità e così salvaguardare il nostro stile di vita.

Quando ho incontrato il mio collega Mark Esper a Washington, e successivamente durante ogni chiamata telefonica, questi intenti comuni e l’intenzione di supportarsi a vicenda sono sempre emersi. Non dobbiamo solo lavorare insieme per combattere pericoli tradizionali come il terrorismo, contro il quale abbiamo cooperato con gli Stati Uniti per anni, incluso all’interno di coalizioni. Dobbiamo anche fare dei passi in settori come la fornitura energetica, l’informazione, la sanità pubblica, la finanza e le infrastrutture. Le nostre complesse società sono interdipendenti a livello regionale e internazionale. La cooperazione bilaterale e la nostra partecipazione alla Nato sono e rimarranno un fattore fondamentale per affrontare le sfide con le quali ci confrontiamo”.

Dalla Libia al Sahel, il Nord Africa vede la partecipazione italiana in vari teatri. Come la pandemia Covid-19 influenzerà ciò e, in particolare, come le missioni internazionali italiana e della Nato cambiano secondo lei?
“Per più di venti anni, il nostro Paese è stato tra i principali fornitori di sicurezza in aree di crisi dove i nostri interessi nazionali prioritari, che riguardano anche l’Europa e l’Alleanza, sono in gioco. Mi riferisco al “più ampio Mediterraneo“, cioè il lato sud-europeo, inclusi il Medio Oriente e il Nord Africa.

Siamo presenti in Afghanistan, dove stiamo dirigendo il settore Occidentale e abbiamo aiutato gli afghani a iniziare un processo di pace per la stabilizzazione del Paese. In Iraq, dove siamo la seconda nazione per numero di truppe impiegate e la qualità del nostro lavoro è largamente riconosciuta, principalmente e maggiormente dagli iracheni stessi. Libano e Kosovo sono aree dove la nostra presenza storica e il ruolo di comando missione sono iniziati molti anni addietro. In Libano, un Paese che si sta attualmente misurando con disagi interni, le Forze armate libanesi stanno provando di essere una parte essenziale del tessuto connettivo del Paese, principalmente grazie agli addestramenti condotti da Unfil e Mibil (Missione Italiana di Supporto Bilaterale). L’Italia sta fornendo il comando delle forze Unfil ed è alla testa della missione oltre che essere il secondo contribuente. Come per il Sahel e l’Africa Sub-Sahariana in generale, credo che la stabilità della regione sia essenziale per l’Italia per combattere il terrorismo internazionale e restringere effettivamente i flussi migratori che hanno origini e si muovono da quest’area. La nostra strategia attuale per il Sahel è parte di un approccio multidimensionale che comprende diverse e complementari azioni, sia bilaterali, come stiamo già facendo in Niger, che multilaterali, come l’iniziativa 5G per il Sahel che stiamo supportando e che vede la partecipazione di Niger, Chad, Mali, Mauritania e Burkina Faso.

In uno scenario così complesso, la Nato rimane la pietra miliare della nostra architettura di difesa e sicurezza. Mi lasci anche sottolineare che l’Italia è il secondo maggior contribuente in termini di capacità personali e di alta fascia offerte alle missioni Nato. Credo fermamente che la Nato dovrebbe essere capace di contare su una crescente vitale complementarietà con l’Europa. Da parte sua, essendo cosciente delle sue capacità e responsabilità, l’Europa deve essere capace di raggiungere l'”autonomia strategica” per costruire un’eventuale unione politica, uno strumento indispensabile per competere nello scenario globale. Oggi la Nato e l’Unione Europea sono due facce della stessa moneta: entrambe sono strumenti  di dissuasione e sicurezza del nostro continente. L’Italia, uno tra i paesi che supportano questa visione, fa sì che la sua voce sia ascoltata in ogni dove per definire il livello di ambizione, le priorità e gli obiettivi di una strategia europea comune per le aree di crisi.

Questo approccio si applica anche, per esempio, alla Libia, dove l’Unione Europea ha recentemente lanciato l’operazione “Irini” sotto la guida italiana e per il monitoraggio dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite. È un segno tangibile delle intenzioni politiche europee che si trasformano in decisioni strategiche di vitale importanza. Nel caso della Libia dobbiamo mandare avanti i risultati della Conferenza di Berlino supportando i suoi obiettivi politici all’interno del quadro del processo decisionale delle organizzazioni internazionali, in particolare le Nazioni Unite. Siamo testimoni di massicce influenze esterne da entrambi i lati, particolarmente in termini di armamenti sofisticati e mercenari, mentre le escalation militari sul campo continuano. Tali interferenze portano all’incremento del coinvolgimento di attori internazionali nel conflitto. Comunque, non c’è una soluzione militare, come non c’è una soluzione politica senza il supporto militare che potrebbe portare a un cessate il fuoco ed all’imposizione dell’embargo sulle armi in Libia. Abbiamo condiviso questa posizione con il Segretario Esper, come abbiamo anche concordato di supportare insieme gli sforzi nella costruzione della pace e con una rinnovata attenzione al continente africano.

Come per l’impatto del Covid-19 sulle operazioni attuali, la nostra attenzione si deve adesso concentrare su una ripresa tempestiva delle attività operative appena le condizioni sul campo lo permettono, visto che lo scenario di sicurezza internazionale potrebbe peggiorare. C’è un rischio sostanziale che possa apparire una nuova instabilità causata da terrorismo, traffico di esseri umani e crimine organizzato. Riferendosi al Covid-19, il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto: “La nostra famiglia transatlantica non ha mai visto un avversario come questo. Ma sono convinto che prevarremo insieme ed uniti e con una solidarietà condivisa”. Condivido pienamente tale posizione”.

Ministro Guerini, le forze armate italiane sono state in prima linea nella risposta alla crisi Covid-19. Qual è la sua valutazione riguardo il loro contributo?
“Sono molto fiero del contributo della Difesa italiana in quello che è probabilmente stato il più impegnativo e terribile momento dell’Italia negli ultimi 75 anni. Le forze armate hanno dato prova di essere uno strumento agile e flessibile, che ha fronteggiato una situazione senza precedenti con uno sforzo a 360 gradi. Diverse capacità e significative risorse sono state rese disponibili all’interno di una più ampia operazione di supporto al nostro sistema sanitario e per il sollievo della nazione.

Il Ministero della Difesa ha assicurato che le strutture militari in tutta Italia fossero disponibili per monitorare la salute dei cittadini infetti. Abbiamo stabilito una forte cooperazione con il sistema sanitario civile, assicurato un robusto supporto logistico per abilitare l’operatività degli ospedali da campo, trasportato materiali e pazienti in elicottero in un contesto di contenimento biologico, assicurato il controllo territoriale per la salvaguardia dei cittadini italiani. Abbiamo anche messo su in tempi brevissimi un ospedale Covid-19 all’ospedale militare generale “Celio” di Roma. L’ospedale sarà presto un punto di riferimento per questa crisi sanitaria, nel quadro di un sistema strutturale nazionale implementato per fronteggiare la crisi.

Le compagnie nazionali hanno sperimentato il supporto di tecnici civili del Ministero della Difesa e alcune strutture di produzione sono state ricollocate alla manifattura di attrezzi ed equipaggiamento necessario per contrastare la pandemia, come ventilatori e maschere.

I risultati delle operazioni sono senza dubbio positivi e continueremo a dare il nostro contributo al Paese attraverso le capacità specialistiche e organizzative della Difesa. Vorrei anche sfruttare questa opportunità per esprimere la mia gratitudine alle donne ed agli uomini delle forze armate, dei corpi dei Carabinieri e al personale civile di difesa, ai quali sono vicino, per la straordinaria prova che stanno affrontando. I miei pensieri vanno anche alle persone impegnate in operazioni fuori i confini nazionali, lontane da casa in questi tempi difficili, e a quelli che hanno purtroppo perso la loro battaglia contro il coronavirus”.