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Covid-19 e comunità internazionale: parla Franco Venturini

6 Mag 2020 - Franco Venturini - Franco Venturini

L’impatto economico per la Cina sarà molto forte. La Cina ha una sua capacità di crescita più forte di tutti gli altri assieme agli Stati Uniti. Le questioni geopolitiche nel Mar della Cina e nello stretto di Taiwan non cambieranno, non ci sarà lì un ritiro americano come c’è stato in altri posti. Gli europei sono abbastanza determinati a non trasferire catene di produzione e componenti industriali massicciamente in Cina perché costa meno produrli, come hanno fatto fino ad ora. Gli europei si sono resi conto che, appunto, basta la pandemia e non si possono più fabbricare automobili o altri prodotti industriali. Tutto questo messo insieme porta a una Cina più fragile e lo stesso vale per gli Stati Uniti.

 

 

USA E CINA USCIRANNO MALE DALLA CRISI
Il presidente Donald Trump non ha fatto una gran figura, a prescindere dall’esito delle elezioni di novembre, nell’amministrare la pandemia. È partito in ritardo, ha detto delle cose singolari che sono ormai note a tutti. Le prove delle dure accuse alla Cina dovrebbero essere condivise, almeno con gli alleati. Lo si può fare in maniera riservata, ma, visto che gli Stati Uniti chiamano a raccolta gli alleati, loro per primi dovrebbero condividere delle prove, se le hanno. Il rivale di Trump, Joe Biden, è debole quanto è debole lui: lo conosciamo dai tempi della presidenza Obama e sappiamo che è stato un vicepresidente molto debole, portato alle gaffe più che ad avere sortite positive. Io vedo Cina e Stati Uniti che, almeno per un tempo medio, usciranno male dalla pandemia.

TRUMP TRA ELEZIONI E ALLEANZE
La fiducia a Trump è uno sforzo temerario: non sono stati gli alleati europei a prendersela con gli Stati Uniti, ma se guardiamo questi tre anni e mezzo è stato Trump a prendersela con l’Europa. Tutti hanno interesse a salvaguardare questa alleanza, non solo l’alleanza atlantica come Nato, ma l’alleanza transatlantica. Questo interesse è reciproco –  cosa che a noi spesso fugge quando diciamo “in Italia ci sono trentamila soldati americani – il che può essere un interesse italiano ma è allo stesso tempo un interesse americano, perché se l’America perdesse la sua presenza in Europa le sue proiezioni di potenza risulterebbero dimezzate. Quello che non va bene è il carattere di Trump, il modo con cui non risparmia aggettivazioni pesanti, come per esempio per la Brexit ha detto “questo è solo l’inizio, l’Europa si sfascerà”, e così via. Credo che il rapporto transatlantico non possa entrare in crisi più di tanto: è già in crisi, ma andare oltre sarebbero temerario sia da parte degli alleati degli Stati Uniti che degli Stati Uniti stessi, i quali si appoggiano a questi alleati per sostenere la propria potenza. Riguardo le elezioni di novembre, se Trump verrà rieletto, non dimentichiamo che è sceso nei sondaggi però è in televisione tutti i giorni e gratis, mentre il suo rivale Joe Biden non si sa cosa debba fare per andare in televisione, perché è stato emarginato dalla pandemia e non ha cose da dire su quest’ultima, dato che è l’esecutivo che decide. Il duello tra Trump e Fauci è molto più interessante di quello che dice Biden e questo fa sì che Trump sia ancora leggermente favorito alle elezioni di novembre. Tutto ciò ha un peso nei rapporti americano-europei.

INDAGINE INDIPENDENTE SULLE RESPONSABILITÀ CINESI
I rapporti con la Cina dipendono dagli Stati Uniti. Dopo quello che hanno detto Trump e il segretario di Stato Mike Pompeo, le prove devono venir fuori e se così non dovesse essere sarebbe davvero un episodio alla “generale Powell“, con l’ampolla esibita all’Onu per dimostrare che l’Iraq aveva le armi di distruzione di massa, che poi non aveva. Non so se gli Stati Uniti possano permettersi una cosa del genere. Ho visto oggi sui giornali un’idea attribuita all’Europa – non l’ho ancora verificata – che potrebbe essere una soluzione: fare un’indagine sulle responsabilità della Cina, che sono state richiamate anche dalla Merkel, da Macron e non sono soltanto una mania americana, ma gli americani dicono di avere le prove. Si faccia dunque un’indagine indipendente, di solito i nord europei sono quelli che vengono coinvolti in cose del genere. Non so se gli Stati Uniti accetterebbero e la Cina non accetterebbe sicuramente, però è una posizione che a me sembra positiva.

UN MONDO SENZA SUPERPOTENZE
Se guardo altrove, non vedo vincitori. La Russia non può essere un vincitore nel momento in cui, per esempio, il prezzo del petrolio è a livelli estremamente bassi e dunque porta all’economia russa un danno enorme – in più la pandemia è scoppiata in maniera particolarmente violenta a Mosca. Nemmeno l’Europa esce più forte, anche se certamente davanti alla passività dei primi tempi ha recuperato, prendendo misure che c’interessano direttamente, che coinvolgono anche grandi somme di denaro e di aiuti. Però sulla scena nazionale mi sembra che l’Europa sia più che mai intergovernativa, dipendente dai suoi Paesi membri, dai suoi governi e non certamente avviata a diventare più forte. In conclusione, sarà un mondo con un G2, una rivalità americano-cinese, la Russia calerà di status e anche l’Europa probabilmente. Sarà un mondo senza superpotenze dominanti, almeno per il prossimo decennio.

PERICOLI E OCCASIONI PER L’UE
La pandemia ha riportato a galla le caratteristiche europee che conoscevamo: il nord che tende al rigore ed il sud molto meno. Questo lo sapevamo tutti da tempo, sapevamo che era un’Europa intergovernativa. In positivo c’è stato questa volta un ruolo della Germania che è diverso da quello del passato: la Germania era stata in passato sistematicamente dalla parte dei settentrionali europei, dei protestanti, ma questa volta la signora Angela Merkel, che ha riconquistato una leadership che aveva sostanzialmente perso, insieme ad altre forze come i Verdi, i Social Democratici, hanno deciso di essere solidali. Lo stesso sta già accadendo anche nella Bce – e dopo Draghi non era scontato – e sta accadendo in altri organismi come la Bei (Banca Europea degli Investimenti) e con il coinvolgimento della Commissione europea nell’elaborare il piano per il fondo di riscatto economico. Tutti questi sono segnali positivi che si sommano ai segnali negativi. Infatti, l’Olanda è sempre l’Olanda per esempio, ma se la Germania non è più come prima allora gli equilibri cambiano. Ho un pizzico di ottimismo su come uscirà l’Europa da questa crisi, pur vedendo che la quest’ultima sussiste. La mia paura per l’Europa la vedo nelle elezioni francesi del 2022: se Emmanuel Macron dovesse perdere e Marine Le Pen vincere, allora sarebbe peggio di una vittoria di Matteo Salvini in Italia. Sarebbe un terremoto tale che non so come l’Europa ne uscirebbe. Per me è questo il pericolo e, visto che soprattutto in televisione si parla di un’Europa che potrebbe scomparire da un giorno all’altro, questo tipo di previsione netta la vedo solo nelle elezioni francesi. Ogni tanto Macron risale, ma alle elezioni europee sono arrivati alla pari – anzi, la Le Pen mezzo punto avanti. Questo è un pericolo esistenziale per l’Europa. Per il resto mi pare che la prestazione europea, cominciata malissimo con la frase della Lagarde, con l’Olanda che dominava, ha poi cambiato linea grazie soprattutto alla Germania e attualmente è meglio di come è sempre stata.

Questo testo è la trascrizione dell’audio della settima puntata del nuovo ciclo dei podcast IAI dedicati a Covid-19 e comunità internazionale. Ascolta qui la #1, la #2, la #3, la #4, la #5  e la #6 puntata