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Cara AI Ti Scrivo

New York ma non solo: le città in prima linea contro il Covid-19

26 Apr 2020 - Federica Cagnoli - Federica Cagnoli

Insieme agli Stati e alle maggiori organizzazioni multilaterali che cercano, quotidianamente, di contrastare la diffusione del Covid-19, un vecchio elemento si affaccia sulla comunità internazionale: le città. L’esempio di New York, il cui governatore Andrew Cuomo è in aperto conflitto con il presidente americano Donald Trump, dimostra chiaramente la tendenza in atto, proteggere le vite dei propri cittadini.

Il trend qui evidenziato si rifà a grandi reti che coinvolgono città europee e internazionali da decenni. Si pensi al Patto dei Sindaci, un’iniziativa lanciata dalla Commissione europea nel 2008 per attivare a livello municipale iniziative concertate contro il cambiamento climatico. In modo analogo, la C40 Cities Climate Leadership Group (comunemente C40), nata nel 2005, è uno dei maggiori gruppi di città dedicati alla realizzazione di un futuro sostenibile.

Ciò che emerge da questa breve panoramica è la crescente necessità di intraprendere localmente azioni collettive, al fine di trovare soluzioni efficaci a problemi che coinvolgono il mondo intero. Attraverso la condivisione di conoscenze e di pratiche innovative, la previsione è proprio quella di facilitare l’attuazione di politiche capaci di rispondere in maniera adeguata alle sfide fronteggiate globalmente.

L’importanza delle metropoli nelle gestioni delle pandemie

Considerate le caratteristiche tipiche dei virus e delle pandemie che si portano appresso, la preparazione delle città nel ridurre i conseguenti effetti disastrosi può essere fondamentale. Più precisamente, due aspetti rappresentano i pilastri portanti di questo contesto. Da un lato, si sottolinea l’alta densità abitativa e l’incessante mobilità delle persone – veicoli fondamentali per la diffusione dei virus; dall’altro si evidenzia lo sviluppo urbano, con particolare attenzione alla gestione delle strutture sanitarie e alla presenza di disuguaglianze tra i cittadini, fattori capaci di arrestare o favorire la propagazione degli stessi virus.

Perciò, diventa cruciale per le città avere programmi, personale e risorse capaci di valutare lo stato dei virus, adottando, di conseguenza, le migliori soluzioni per assistere i propri cittadini. A questi elementi si aggiungono adeguati laboratori e una generale organizzazione capace di dettare un efficace piano di emergenza.

Sulla scia di questi elementi, e in risposta alle incerte decisioni da parte dei governi nazionali e delle organizzazioni internazionali, molte città hanno deciso di prendere in mano le redini della gestione del Covid-19. La già citata rottura sulle strategie da adottare tra New York e Trump fa da cassa di risonanza a un importante movimento, il quale si sta organizzando in modo sempre più armonizzato di fronte a questa emergenza.

Milano, Torino, Osan
Una delle reazioni più forti al Covid-19 vede il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a capo della ‘unità operativa dei sindaci del mondo per la ripresa post Covid-19’ della rete C40. Milano, parte della regione più gravemente colpita dal Covid-19 in Italia, dimostra la ferma convinzione di voler contribuire a una veloce ripresa economica. Per questo, la priorità dei sindaci parte della rete è quella di garantire la salute dei cittadini, permettendo loro di tornare a lavorare in città sostenibili e sane. Attraverso la condivisione di saperi ed esperienze, e a una comune strategia di coordinamento, il gruppo di città punta a contenere la diffusione del virus e a sviluppare sistemi sanitari capaci di resistere alle sfide del futuro.

Non solo. Anche a livello Onu, l’agenzia Unesco ha deciso di organizzare webinar per divulgare le strategie adottate dalle città in risposta alla pandemia. Anche in questo caso, l’obiettivo è condividere conoscenze e opportunità. Tra i molti esempi proposti saltano subito all’occhio il caso di Osan, in Corea del Sud, e di Torino. Il sindaco di Osan, Kwak Sang Wook, in uno dei territori che per primo è stato colpito dal virus, ha puntato sulla promozione di buone pratiche, come indossare mascherine protettive, e sul supporto a famiglie in particolare difficoltà. Similmente, Isabella Calvagna, dei servizi educativi del Comune di Torino, si è impegnata a fornire sostegno alle scuole, impegnate nella didattica a distanza, migliorando per esempio la banda Internet e aiutando gli insegnati a gestire questa diversa forma di insegnamento.

Da sempre le città rappresentano il primo elemento con cui i cittadini possono confrontarsi per vedersi riconoscere i propri diritti. In questa emergenza globale, che vede al centro la salute delle persone e a cascata altri diritti, come quello al lavoro, le città vogliono mantenere e rafforzare questo ruolo. Superando la cooperazione tra gli Stati – a tratti difficile -, le metropoli del mondo si stanno preparando ad affrontare questa pandemia e i suoi strascichi, dimostrando di essere un elemento indispensabile sia a livello locale che internazionale.

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