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Parla l'europarlamentare Sandor Rónai

“In Ungheria anche il poco stato di diritto rimasto è morto”

18 Apr 2020 - Massimiliano Nespola - Massimiliano Nespola

Le recenti dichiarazioni del sindaco di Budapest Gergely Karácsony su Politico tracciano un solco sui rapporti tra Europa e Ungheria, in quanto ha affermato che l’Ue deve assicurarsi di lavorare con partner onesti: “Se un governo considera l’Ue un nemico, come fa Viktor Orbán, le istituzioni europee dovrebbero forgiare relazioni con gli enti locali, le Ong, i sindacati, il mondo accademico, le piccole e medie imprese e i movimenti civici”.

Per poter comprendere meglio quale sia la situazione, abbiamo intervistato Sandor Rónai, europarlamentare ungherese del gruppo dei socialisti e democratici (S&D) che, nella composizione dell’emiciclo di Strasburgo, ha un ruolo particolare: è infatti tra i firmatari di una interrogazione del Parlamento europeo al Consiglio in cui si chiede a quest’ultimo di confermare che, nel prossimo quadro finanziario pluriennale, non verranno avanzate proposte in contrasto con il principio per cui il bilancio dell’Ue deve essere tutelato anche in caso di carenze nel rispetto dello stato di diritto.

Viktor Orbán è l'”uomo forte” che emerge nella debolezza istituzionale?
“Penso che Orbán sia un piantagrane, ma non un uomo forte in alcun modo. Non c’è nulla di sorprendente nel fatto che siamo contro Orbán, ma Fidesz viene criticato dal Partito popolare europeo (Ppe) in seduta plenaria e dai delegati di 13 Paesi che chiedono l’espulsione di Fidesz dal Ppe: questi sono fatti molto più significativi. A questo punto, Orbán non ha alleati in Europa, a parte i fascisti di estrema destra. La maggioranza lavora per l’unità europea, ma Orbán, come parte di una piccola minoranza, sta lavorando per rovinare l’Europa e creare caos. Il Ppe – che ha molte persone eccellenti, veri europei tra i suoi membri – deve inviare un messaggio chiaro a Orbán”.

Può l’Europa recuperare il tempo perduto in questo tempo decisionale lungo?
“Purtroppo, il coronavirus ha cambiato l’agenda delle priorità non solo in Europa, ma in tutto il mondo. L’Ue deve concentrarsi sul mantenimento della salute dei propri cittadini e sulla garanzia del loro benessere proprio ora. Ma non dobbiamo dimenticare le nostre vecchie priorità, cioè legare i finanziamenti dell’Ue ai criteri sul rispetto dello stato di diritto e, naturalmente, gli ambiziosi obiettivi fissati dal Green Deal. Il rinvio dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale e la posticipazione dell’intero periodo finanziario potrebbero essere una soluzione. Ciò sarebbe conveniente perché, allora, potremmo vedere esattamente quanto grave sia il danno finanziario delle misure contro il Covid-19. Senza tali informazioni, sarebbe irresponsabile pianificare un bilancio, poiché è già chiaro che l’Unione europea sta mobilitando enormi quantità di denaro per far fronte alla crisi.

Come valuta il suo Paese dal punto di vista della tenuta dello stato di diritto in questo momento?
Lo stato di diritto è stato violato in molti modi: in relazione alla procura, alla Corte costituzionale, ai media, alla corruzione sostenuta dal governo. Il Parlamento continua a prendere decisioni senza un effettivo coordinamento o dibattito, non si lascia tempo ai preparativi. I tribunali svolgono controlli, in una certa misura, ma l’amministrazione Orbán continua a cercare di controllare anch’essi. Esistevano programmi per l’istituzione di tribunali della pubblica amministrazione, controllati dal ministro della Giustizia, a cui si era rinunciato a causa delle pressioni dell’Unione europea, ma si stanno ancora attivamente escogitando strumenti amministrativi e legali per ridurre l’indipendenza dei tribunali”.

Come valuta lo stato di diritto nel suo Paese e in Europa?
“Il coronavirus ha ucciso persone fino ad ora, ma l’Ungheria è diventata il primo Stato membro dell’Ue in cui anche il blando stato di diritto che ci era rimasto è morto, dopo una lunga malattia, grazie al disegno di legge del decreto di Orbán. La democrazia parlamentare non è in crisi in Europa, ma solo in alcuni Stati membri, come l’Ungheria o la Repubblica Ceca. L’Unione europea è stata costruita su una base di pace e libertà, il loro mantenimento è stato anche il suo obiettivo principale. I fondatori non si aspettavano che i populisti nazionalisti corrotti prendessero il largo in quest’area, ed è per questo che si fa fatica a trovare l’antidoto per queste persone. Questo è il motivo per cui si potrebbe dire che l’Europa non è ancora pronta, per questo il nostro obiettivo finale è la creazione degli Stati Uniti d’Europa, in cui i Paesi dell’Europa possano diventare una comunità più forte, più unita e più giusta, dove i cittadini possano aspettarsi protezione, anche contro il proprio governo”.

Ritiene che la situazione nel suo Paese possa compromettere la possibilità per gli avvocati di svolgere la loro professione liberamente?
“Il governo ha condotto una campagna di propaganda contro avvocati che hanno rappresentato cittadini in azioni legali contro lo Stato (persone che hanno chiesto il risarcimento dei danni per le condizioni nelle carceri). Queste voci sono ora diminuite a causa della pandemia. Il disegno di legge per decreto, tuttavia, offre al governo la possibilità di emanare decreti in questo settore: quindi esiste una possibilità, “.

Potrebbero esserci ripercussioni sul sistema giudiziario, dato che l’attuale ministro della giustizia ungherese sembra avere ottimi rapporti con il presidente Orbán?
“Il vero pericolo per l’indipendenza del nostro sistema giudiziario è che il procuratore capo (che non è il ministro della Giustizia, nel caso ciò non sia chiaro per le persone abituate al sistema italiano) è un ex membro del partito di governo, Fidesz, e un amico del primo ministro. La Corte costituzionale, che è stata riempita di giudici affiliati a Fidesz negli ultimi 10 anni, ha avuto il diritto di annullare praticamente tutte le decisioni della Corte suprema”.