IAI
L'Italia, l'Europa e il mondo post Covid-19

Il 25 aprile del ventunesimo secolo

25 Apr 2020 - Nathalie Tocci, Ferdinando Nelli Feroci - Nathalie Tocci, Ferdinando Nelli Feroci

Si sente spesso proclamare la fine di un ordine internazionale e l’inizio del nuovo, attribuendo a un evento specifico il segno che marca incontrovertibilmente il concatenarsi di una fine e di un nuovo inizio. Eppure quasi sempre constatiamo, con il senno di poi, che così non è stato. Gli ordini internazionali, quei complessi amalgami di potere, istituzioni, regole e norme che governano le relazioni tra paesi, regioni e popoli, sono molto più resistenti di quanto non immaginiamo. Ed è la loro complessità che spiega perché la loro sorte raramente dipende da un evento specifico, per quanto cataclismico esso sia.

Fu così nel secolo scorso. La Prima guerra mondiale fu un evento devastante che distrusse e sconvolse le vite di milioni. Eppure non generò un nuovo ordine. Al contrario, diede vita ad eccessi più brutali di quelli provocati dall’ordine uscente.

Passarono quasi tre decenni di transizione fatta di totalitarismi, depressione e una nuova guerra mondiale, per arrivare al 25 aprile 1945 e dar vita a una reale ricostruzione, a un reale nuovo ordine mondiale.

La stessa dinamica potrebbe ripetersi oggi. La crisi finanziaria del 2008, seguita dalla crisi economica, che ha colpito in particolare l’Eurozona, doveva segnare la fine di un’era in cui l’unipolarità statunitense e gli eccessi del liberalismo avevano dato vita ad una globalizzazione priva di regole e all’aumento delle disuguaglianze fra i singoli Paesi e all’interno dei singoli Paesi. Ma così non è stato. Al posto di un ripensamento profondo dei sistemi politici, sociali ed economici abbiamo vissuto, soprattutto nel mondo occidentale, gli eccessi del nazional populismo con gli attacchi frontali alla competenza, al multilateralismo, al progetto europeo e alla democrazia stessa.

Ora il Covid-19 presenta l’opportunità di un reale nuovo inizio, di una reale ricostruzione: il 25 aprile del ventunesimo secolo.

Quest’anno le celebrazioni del 25 aprile coincidono con i primi segnali di superamento della fase più drammatica di una emergenza sanitaria senza precedenti che ha colpito l’Italia, l’Europa e il resto del mondo. Una pandemia che ha già provocato fin troppe morti, che ha messo a dura prova il nostro sistema sanitario, che ha costretto gli italiani a un isolamento forzato. E che rischia ora di produrre conseguenze devastanti sul tessuto produttivo, sull’economia del Paese e sulle condizioni di vita degli italiani.

Nel passato questa data ha segnato un’occasione del tutto speciale per ricordare la fine di un periodo tragico della storia recente del Paese, e la cessazione di un conflitto che aveva lasciato tracce profonde sulla società e sull’economia. Ma il 25 Aprile è anche la data che ha segnato l’inizio di una ripresa di cui siamo tutti stati giustamente orgogliosi, di una nuova fase che ha portato l’Italia sulla strada della democrazia, della modernità, della crescita economica e del benessere diffuso.

Il 25 aprile del 2020 dovrà essere ricordato come la data di una nuova ripresa. La data a partire dalla quale si potrà ricominciare a guardare con serenità e fiducia al futuro. In cui si potrà recuperare quello spirito che nel 1945 ci consentì di ripartire dalle macerie delle Seconda guerra mondiale per ricostruire un Paese distrutto e diviso, e costruire un’Europa unita.

Non sarà facile perché questa pandemia ci lascerà con meno risorse di prima; ci costringerà a rivedere modelli di comportamento, consumi e stili di vita; e ci imporrà di sperimentare nuove modalità di lavoro. Ci possiamo riuscire se sapremo trovare le ragioni e le motivazioni del 25 aprile 1945.

Anche per lo IAI il futuro si presenta con non poche incertezze. Guardiamo comunque con ottimismo al futuro nella convinzione che, anche nel mondo post Covid 19, ci sarà bisogno più che mai di un think tank indipendente, come appunto il nostro Istituto, che continui ad analizzare il quadro europeo e internazionale e le rispettive dinamiche, in un contesto sicuramente fortemente connotato dall’impatto della pandemia.

Stiamo già aggiornando i contenuti di programmi e progetti. Abbiamo già sperimentato con successo nuove modalità di comunicazione. Ci ripromettiamo di raggiungere un pubblico sempre più numeroso proprio grazie alle nuove piattaforme digitali sempre più utilizzate per superare l’isolamento fisico.

In una parola vogliamo anche noi contribuire, con l’ottimismo della volontà ma anche della ragione, affinché questo diventi il 25 aprile del ventunesimo secolo.