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L'AMBASCIATORE TEDESCO ALLA WELT

Elbling: la Germania, l’Italia e la pandemia

19 Apr 2020 - La redazione - La redazione

In esclusiva per l’Italia pubblichiamo, per gentile concessione dell’Ambasciata tedesca, l’intervista dell’ambasciatore Viktor Elbling al quotidiano Die Welt.

Giovedì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è scusata con l’Italia per l’assenza dell’Ue all’inizio della crisi da coronavirus, in un momento in cui il Paese avrebbe avuto urgente bisogno di aiuto. La Germania dovrebbe fare altrettanto, visto che in un primo momento aveva bloccato l’esportazione di materiale medico?
“In questa situazione in Italia viene prestata massima attenzione a ogni voce che giunge dall’Europa e dalla Germania. Ma non vi è alcun dubbio che da parte dell’Ue, della Commissione e anche del governo federale sia stata assicurata veramente all’Italia ogni solidarietà a tutti i livelli. Con le parole e i fatti. Penso ad esempio al trasporto in Germania di pazienti affetti da coronavirus”.

Ma il fatto che proprio ora 43 pazienti italiani sono in terapia negli ospedali tedeschi non è molto percepito dall’opinione pubblica italiana. Quale ne potrebbe essere la ragione?
“A me è stata manifestata grande gratitudine per questa fattiva solidarietà umanitaria. Ma al momento attuale la discussione in Italia è molto caratterizzata dalle ripercussioni economiche e finanziarie di questa emergenza. Il che è comprensibile poiché l’Italia guarda al futuro con preoccupazione. È un Paese che già prima della crisi aveva tassi di crescita bassi e dal quale ogni anno emigrano circa un milione di giovani che vedono scarse prospettive di occupazione per sé”.

Per quanto riguarda le questioni economiche, ci sono state critiche durissime nei confronti della Germania per il suo atteggiamento nel dibattito sugli aiuti finanziari nel contesto dell’emergenza da coronavirus. Il Senatore Elio Lannutti del Movimento Cinque Stelle ha detto per esempio “di averne abbastanza dei diktat dei nipoti di Hitler”. Come mai queste aspre polemiche contro la Germania?
“Questa è una voce assolutamente isolata, una posizione dalla quale ha preso subito fermamente le distanze anche il suo stesso partito, affermando che non c’è alcun dubbio sulla solidarietà e l’europeismo della Germania. Ad ogni modo è effettivamente in corso una discussione su come l’Europa può aiutare i Paesi che sono maggiormente colpiti da questa crisi. Il dibattito in corso va inserito in questo quadro”.

Lei stesso ci tiene molto al dialogo con gli italiani, risponde alle domande dei cittadini con messaggi video su Facebook. Quali sono le domande che attualmente le vengono poste sulla Germania?
“Le domande riguardano spesso il giudizio che noi tedeschi abbiamo nei confronti dell’Italia. C’è la preoccupazione che la Germania consideri l’Italia come un caso problematico e non abbia fiducia nella capacità dell’Italia di affrontare i suoi problemi con un appoggio esterno. La gente qui dimostra molto interesse anche per il pacchetto di misure di aiuto per la crisi da coronavirus deciso dall’Eurogruppo e dal Consiglio europeo. Si tratta complessivamente di un dialogo molto costruttivo”.

Non si può certamente dire lo stesso per tutti i politici italiani.
È vero che le preoccupazioni e le paure di alcuni italiani sono state strumentalizzate da certi attori politici per surriscaldare la situazione. Ma non direi che questo concerne la maggioranza della popolazione. La maggioranza della popolazione in Italia, ne sono fermamente convinto, è in favore dell’Europa a medio e a lungo termine, rimane europeista e vede nell’Europa un partner importante.

Ciononostante all’inizio di questa settimana sono stati pubblicati sondaggi dai quali risulta che il 49% degli italiani è a favore dell’uscita dall’Ue.
In questo momento la gente è fortemente preoccupata. È tormentata dalla questione se l’Europa può essere di supporto per l’Italia in una situazione considerata incerta. E io credo che questa volontà (di sostenere l’Italia) sia stata dimostrata molto chiaramente negli ultimi giorni.

Dunque in Italia non c’è una delusione a lungo termine rispetto all’Europa che prevale sempre di più?
“Non la vedo così. C’è un confronto critico con l’Europa che non è nato con la crisi da coronavirus, ma viene dal passato. Bisogna tenere presente che questo Paese ha raggiunto in molti degli ultimi anni un avanzo primario strutturale nel proprio bilancio. Tra le altre cose sono state fatte delle riforme pensionistiche e molti italiani ritengono di aver già fatto molti sacrifici per aggiustare la rotta del Paese. È in questo contesto che va vista la speranza e a volte anche la delusione se arrivano posizioni che non segnalano subito agli italiani: siamo qui per sostenerVi”.

In Germania ci si è resi sufficientemente conto di questi sacrifici dell’Italia?
“Io credo effettivamente che non sono noti dappertutto. Bisogna capire che questa linea ha fatto sì che non si sia potuto investire abbastanza in molti settori. Ad esempio in quello digitale, della ricerca, dell’insegnamento o dell’istruzione negli ultimi anni ci sono stati forti tagli, cosa che ha comportato un forte bisogno di recupero del Paese nei predetti settori. È importante che noi in Germania ci rendiamo conto di quali sforzi sono stati compiuti”.

Cosa cerca di fare Lei nella Sua attività di tutti i giorni per promuovere una migliore comprensione tra Germania e Italia?
“Noi abbiamo molti mezzi per dimostrare quanto siano stretti questi rapporti, da decenni, anzi da secoli. Cosi cooperiamo molto intensamente con l’Italia al di sotto del livello governativo vero e proprio e tentiamo di contribuire a nuovi gemellaggi proficui tra comuni italiani e tedeschi. Inoltre rafforziamo la cooperazione tra le università e dimostriamo quanto l’Italia sia importante come partner in Europa e che siamo convinti che senza un’Italia forte non possiamo costruire un’Europa forte”.

La crisi del coronavirus potrebbe a lungo termine contribuire a far nascere un’Europa più forte?
“In questa crisi il governo italiano deve affrontare il compito più difficile. L’Italia è il Paese che ha subito per primo in Europa le gravi conseguenze della diffusione del coronavirus e praticamente ha dovuto fungere da modello di come reagire per il resto dell’Europa. Anche a noi in Germania il tempo e le esperienze così guadagnati ci hanno permesso di adottare i nostri provvedimenti”.