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Covid-19 e comunità internazionale: parla Yahya Sergio Yahe Pallavicini

30 Apr 2020 - Yahya Sergio Yahe Pallavicini - Yahya Sergio Yahe Pallavicini

Questo è il sesto giorno del mese di Ramadan, il nome di un mese lunare nel quale i musulmani digiunano dall’alba al tramonto. In Italia più o meno stiamo parlando di un digiuno dalle 4 di mattina alle 20.30 circa. È un digiuno da alimenti e bevande per cercare di concentrarsi in un aspetto di contemplazione, ricordo e recitazione della parola di Dio.

 

 

IL SIGNIFICATO DEL RAMADAN 
Il principio del Ramadan e il precetto del digiuno si rifà, tra le varie fonti, a una tradizione dove si dice che in realtà il digiuno appartiene a Dio stesso. I commentatori e i maestri danno dunque al credente che compie il digiuno la qualità di colui che ospita il digiuno che appartiene a Dio. In termini interiori è un momento di astensione e di privazione, ma anche un momento in cui l’individuo dovrebbe concentrarsi nel riconoscere questa presenza pacificante di Dio che è nei cuori di ogni credente e di ogni persona. Piuttosto che riconoscere la provvidenza di Dio come colui che ci dà vita, nutrimento, gioia delle attività, si deve anche ricordare di Dio nella privazione. Questo permetterebbe un completamento del nostro riferimento spirituale in tutti i campi, senza invece pensare che quando c’è qualche mancanza significa che ciò che ci manca è Dio. Dovremmo evitare qualche slancio egoistico o materiale, per riscoprire la presenza costante del divino in noi.

PANDEMIA E RADAMAN
Per il mondo musulmano internazionale la concomitanza del Ramadan con la pandemia presenta delle caratteristiche difficili, tristi e anche drammatiche. Tra i vari segni il primo è la chiusura di Mecca, il centro spirituale per tutti i musulmani da quattordici secoli, situato nella penisola arabica e chiuso al pellegrinaggio. Nessun pellegrino può accedervi. Un altro segnale è l’invito anche nel mondo islamico a pregare nelle case, rimanere in casa per salvaguardare la priorità della salute e astenersi dall’andare in moschea per qualunque delle cinque preghiere quotidiane. Addirittura dai minareti delle moschee anziché cantare l’invito alla preghiera, si inviata a pregare nelle case.

RITIRO E POSSIBILI DECESSI
Il terzo segnale è forse la complessità di dover articolare questo ritiro con dei possibili decessi, quindi la straziante impossibilità di poter salutare i propri defunti e il dover dibattere con autorità a volte poco competenti e sensibili su usi e costumi dei musulmani. Bisogna evitare gli accompagnamenti funebri, i saluti, i lavaggi rituali o le vestizioni. Fino a questi punti siamo riusciti a livello europeo a concordare delle misure, il problema però rimane quando alcune istituzioni locali in Europa pensano di cremare tutti i defunti, compresi quelli altre comunità religiose, e su questo si creano delle problematiche.

LA GRANDE PRIVAZIONE
Per il resto, durante il Ramadan la grande privazione è quella di momenti di convivialità fraterna e di preghiera comunitaria. Infatti, oltre a non pregare nelle moschee il venerdì, c’è anche il divieto della preghiera comunitaria serale nei centri islamici. Normalmente il musulmano dopo la giornata interrompe il digiuno in famiglia, comunità o mosche con una cena conviviale e poi si trattiene la sera per oltre un’ora a pregare con i fratelli e le sorelle nei luoghi di culto. Questo non sarà possibile.

IL DIALOGO TRA COMUNITÀ RELIGIOSE E AUTORITÀ CIVILI
In questi ultimi mesi in Italia e nel mondo, anche se i tempi del contagio sono diversificati per regioni, lo scenario che ha prevalso – ne sono molto contento – è quello di un dialogo, sia tra comunità religiose, i loro leader, teologi e giuristi e le autorità civili a livello nazionale. Ha prevalso sia teologicamente che istituzionalmente la priorità della salute e dell’unità del popolo. Quindi, non ci sono stati grossi problemi ma una notevole pazienza per cercare di salvaguardare la suddetta priorità della salute ed evitare il contagio.

L’IMPORTANZA DEL CONFORTO SPIRITUALE
Il problema si porrà, invece, nel momento in cui inizierà una seconda fase dove si dovrà progressivamente pensare di riaprire alcune attività. A mio modo di vedere, tra le attività che hanno la priorità di riaprire, oltre a quelle commerciali, dovremmo anche considerare i luoghi di conforto, di preghiera, di raccoglimento e di ritualità che – fatto salvo sempre delle disposizioni di distanziamento e sicurezza – fanno parte di una certa serenità dell’animo umano dei cittadini credenti di qualsiasi fede. Mi auguro che accanto alle attività produttive le autorità istituzionali pensino anche al conforto spirituale e alla comunione e comunicazione con i mediatori di una certa prospettiva di sensibilità del cuore, che tanto aiuta in questi momenti di sconforto.

Questo testo è la trascrizione dell’audio della sesta puntata del nuovo ciclo dei podcast IAI dedicati a Covid-19 e comunità internazionale. Ascolta qui la #1, la #2, la #3, la #4 e la #5 puntata