IAI
I vertici della Munich Security Conference

Come fare del bene e salvare l’Unione europea

3 Apr 2020 - Wolfgang Ischinger, Boris Ruge - Wolfgang Ischinger, Boris Ruge

Al tempo del Covid-19, le enormi conseguenze della pandemia diventano sempre più evidenti ogni settimana che passa. Il compito immediato è quello di salvare vite. Ma anche di salvare l’Unione europea: i decisori devono far sì che l’Ue emerga dalla crisi abbastanza forte da poter affrontare le sfide al suo interno e da poter dire la sua in un mondo caratterizzato dalla competizione tra grandi potenze.

Il governo tedesco è stato lodato per la sua gestione della crisi da un punto di vista economico e sociale. Ma è stato lento nell’articolare una visione europea e ha dovuto fare i conti con aspre critiche da parte di Bruxelles e degli altri partner dell’Unione.

Molti italiani e spagnoli pensano che né Bruxelles né gli altri Stati membri stiano fornendo un supporto anche solo lontanamente adeguato. I sondaggi sono chiari: più del 60% degli intervistati in Italia afferma che l’Europa non sta aiutando il Paese nell’ora dell’emergenza. Dal loro punto di vista, non c’è alcun valore aggiunto nell’Ue, mentre la situazione si fa sempre più disperata.

Nel frattempo, Cina e Russia si stanno presentando come salvatori disinteressati in Italia così come in altri Paesi. Come ha scritto l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell in un importante post, l’Europa è al centro di una “battaglia tra narrazioni”. In realtà, il sostegno offerto dai partner europei è più sostanziale di quello che Pechino ha fornito come parte di uno sforzo di propaganda attentamente congegnato. Infatti, all’invio di dispositivi medici essenziali va aggiunto il ricovero di pazienti italiani e francesi in Germania (e in altri Paesi europei), così come gli sforzi congiunti per far tornare a casa i viaggiatori europei rimasti bloccati in tutto il mondo.

Il problema è che questo aiuto ha tardato ad arrivare ed è stato oggetto di una comunicazione inadeguata. E, ovviamente, quello che è stato fatto non è neanche lontanamente abbastanza, mentre i numeri dei contagi continuano a esplodere.

Non è certo una questione secondaria il fatto che cittadini di diversi Stati membri si sentano abbandonati proprio nel mezzo di una crisi esistenziale. Un neonato gruppo Facebook in Italia, chiamato #StopEuropa-Italexit, ha velocemente attratto 850.000 followers e punta a superare quota un milione in poco tempo. L’Unione europea non può permettersi di alienare così tanti dei suoi cittadini. Deve invertire la rotta.

In sostanza, è ovvio che l’Europa non riuscirà a gestire questa crisi a meno che non vengano definite soluzioni a livello Ue. Nel suo schietto intervento al Parlamento europeo del 26 marzo 2020, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha giustamente criticato gli Stati membri per il loro egoismo e per la mancanza di coordinamento nelle settimane precedenti.

In quanto leader in Europa, Berlino deve fare il massimo per promuovere l’azione dell’Ue. Un modo ovvio di farlo sarebbe quello di sostenere con convinzione le iniziative europee già in discussione, incluse le misure per coordinare l’approvvigionamento e la distribuzione di equipaggiamenti essenziali come mascherine, guanti, kit per i test e ventilatori meccanici. Mentre il Consiglio europeo del 26 marzo ha spronato la Commissione ad accelerare le cose, in realtà la palla è in mano agli Stati membri, che devono firmare i contratti e snellire le procedure amministrative.

Una solidarietà tangibile e visibile tra gli europei non è meno importante. La Commissione ha certamente un ruolo chiave da giocare a livello di coordinamento. Tuttavia, le risorse e l’assistenza per i Paesi più colpiti devono venire dagli Stati membri. La Germania e gli altri partner devono incrementare ulteriormente il loro sostegno a Italia, Spagna e Francia. Una risposta positiva alle richieste francesi di poter utilizzare gli elicotteri della Bundeswehr fornirebbe un aiuto di cui c’è disperatamente bisogno e avrebbe al contempo un grande valore simbolico.

Fare rapidi progressi nello sviluppo, sperimentazione e dispiegamento di un vaccino per il Covid-19, come sottolineato dal Consiglio europeo, è un’altra “linea operativa” in cui l’Ue può far leva sul suo vantaggio comparato e, nel corso del processo, potenzialmente modificare gli orientamenti dell’opinione pubblica.

Per poter far fronte all’impatto della pandemia, l’Ue deve prendere molteplici iniziative, incluso mantenere il mercato unico, adottare un quadro finanziario pluriennale con un’adeguata dotazione di risorse e arrivare a un accordo sui meccanismi di finanziamento futuri.

La Banca centrale europea (Bce) ha preso decisioni importanti che aiuteranno l’Europa ad andare avanti. La Banca europea per gli investimenti (Bei) è a sua volta intervenuta. Al contrario, i ministri e i capi di Stato e di governo non sono riusciti trovare un punto d’incontro adeguato. Rimangono differenze d’opinione sugli strumenti finanziari. Tali differenze non spariranno dal giorno alla notte, ma devono essere discusse con la massima sensibilità e rispetto. Posizioni consolidate devono essere riesaminate e deve esserne considerata l’idoneità rispetto all’emergenza attuale. In ultima analisi, quello che serve è un’azione rapida che possa avere un impatto e supportare le economie europee e i mezzi di sussistenza di milioni di cittadini.

Infine, sarà cruciale comunicare l’azione dell’Ue e il valore aggiunto dell’Unione a un’audience scettica, e in parte ostile. Per avere successo, l’Ue deve mobilitare i migliori talenti e garantire il coordinamento più stretto possibile tra Bruxelles e le capitali nazionali. Forse può essere istruttivo l’esempio del Media Operations Center creato nel corso della campagna aerea della Nato nel 1999 in cui esperti di comunicazione dei singoli Paesi e dell’alleanza lavoravano fianco a fianco, supportando quotidianamente i portavoce di più alto livello. In ogni caso, ciò che serve è uno sforzo di comunicazione realmente strategico.

A seguito del Consiglio europeo della scorsa settimana, è stata citata la dichiarazione del primo ministro del Portogallo António Costa secondo cui “O l’Unione europea fa ciò che deve essere fatto o finirà“. In effetti, è una questione di sopravvivenza. Di fronte alla crisi più grave dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Ue deve concentrarsi sulla conquista dei cuori e delle menti. Perché ciò avvenga, gli Stati membri devono dimostrare che la solidarietà è reale e che insieme possiamo fare la differenza per milioni di europei nella situazione di vita o di morte che adesso è la realtà che condividiamo.

*Questo Editoriale è stato pubblicato anche da La Stampa in italiano, da Die Zeit in tedesco, da El País in spagnolo e sul sito della Munich Security Conference, partner dello IAI, nell’originale inglese.