IAI
Palazzo di Vetro

Quel tweet anti-italiano del presidente del CFR

22 Mar 2020 - Francesco Semprini - Francesco Semprini

Mi scuso per non essere stato chiaro“. Si chiude così il “caso” sollevato dal tweet di Richard Haass, numero uno del Council on Foreign Relations, in merito alla presunta “malagestione” italiana del coronavirus. Si chiude certo, come il buon senso impone, lasciando però un po’ di amaro in bocca e trascinandosi dietro qualche dubbio per un commento percepito come offensivo e gratuito. Anche perché l’autore è il presidente del più noto think tank americano in materia di relazioni internazionali, già assistente di George H.W. Bush (il padre), una sorta di “influencer””di nicchia, visti i suoi oltre 177 mila seguaci su Twitter.

Il tweet e la risposta
Ebbene venerdì, in piena onda emozionale legata agli sviluppi sulla pandemia, Haass ha emesso la sua sentenza. “Capisco che la Cina non potrebbe e non dovrebbe essere un modello a cui una democrazia si deve ispirare per gestire il Coronavirus. Ma la Corea del sud e Taiwan avrebbero potuto e dovuto esserlo, ed invece sembra che noi abbiamo scelto l’Italia, un esempio di democrazia caotica piuttosto che creativa. Abbiamo fatto la scelta sbagliata“. Il cinguettio si riferisce alla scelta degli apparati politici, amministrativi e sanitari degli Stati Uniti di ispirarsi al modello messo in atto dal sistema Italia in risposta alla crisi. Un errore a suo avviso per gli Usa, che avrebbero dovuto puntare sulle democrazie asiatiche.

Il messaggio non è passato inosservato e, assieme a like e retweet, è stato bersaglio di critiche provenienti da entrambe le sponde dell’Atlantico. A partire da quella dell’ambasciatrice Mariangela Zappia, titolare della Rappresentanza permanente italiana alle Nazioni Unite. Perentorio il tweet di ritorno: “Il suo ragionamento è tanto incoerente quanto vergognoso. Scenda dal piedistallo!“.

 

 

L’ambasciatrice puntualizza parlando ad AffarInternazionali: “Personalità come Haass dovrebbero essere responsabili e inviare un messaggio di senso di comunità tra le democrazie, invece di essere divisivi. Se la logica era dettata dalla politica interna americana, non si capisce perché esprimersi in modo offensivo e gratuito verso un Paese amico e una grande democrazia come la nostra, ancor più in un momento così drammatico”. Insomma, Haass ha mirato all’Italia per colpire Trump. “Mi stupisce – chiosa la titolare della missione al Palazzo di Vetro – che il presidente di un’organizzazione chiamata Council on Foreign Relations, che dovrebbe in un momento come questo non fare distinzioni, ma rivolgere un appello ampio ad uno sforzo comune, usi una democrazia, un Paese amico come l’Italia, per motivi di politica interna”.

Le scuse
Il tweet di commento ha evidentemente fatto rumore alla Harold Pratt House, sede del Cfr sulla sponda ovest di Park Avenue. La rettifica di Haass è arrivata a meno di 24 ore dal primo post. “Il mio proposito non era di criticare l’Italia, ma di mettere in evidenza il fatto che la velocità di diffusione dell’infezione negli Usa somiglia più a quella italiana che a quella di Corea del sud o Taiwan e che gli Usa si sarebbero potuti e dovuti preparare e rispondere al Coronavirus come le due democrazie asiatiche hanno fatto. Mi scuso per non essere stato chiaro“. Di fatto, un’ammissione di quanto detto dall’ambasciatrice Zappia, ovvero Haass è inciampato in beghe inerenti alla politica di Washington.

Gli elogi
Anche perché, in questi giorni, dagli Usa sono giunte parole di vicinanza e apprezzamento per lo sforzo che l’Italia sta compiendo in relazione a una crisi di magnitudo elevatissima. “Amiamo l’Italia e lavoriamo con loro in questa situazione difficile”, ha detto Trump elogiando il durissimo giro di vite deciso nel Paese. Mentre l’encomio della figlia e consigliera Ivanka è andato “agli italiani e alla loro forte umanità”. Il segretario di Stato Mike Pompeo, invece, ha lodato “la risolutezza e la resistenza dimostrate dal popolo italiano in questi tempi difficili”.

E se il pomo della discordia è la matrice di tali apprezzamenti occorre dire che dello stesso tenore sono stati i commenti di personalità assai lontane dal cerchio magico trumpiano, ad esempio Mark Zuckerberg. “In Italia abbiamo visto cose che ci hanno ispirato, come il Papa che celebra la messa in diretta su Facebook, oppure il medico di Bergamo che racconta ogni giorno in prima persona quello che sta vivendo nell’ospedale. Sono storie profonde e sincere, che aiutano tutto il mondo a capire che questa non è solo un’influenza”, ha spiegato il fondatore di Facebook. E un inno al sistema sanitario italiano è arrivato finanche dalla Cnn, nel corso di un collegamento da Bologna con l’inviato speciale Ben Wedeman, un veterano delle missioni difficili. “Sta accadendo qualcosa che non era accaduto nemmeno durante la Seconda guerra mondiale”, dice in riferimento a quarantena e coprifuoco. “Le strutture sanitarie sono sottoposte a una pressione incredibile per le tsunami di pazienti che vi affluiscono. Per fortuna da queste parti hanno il migliore sistema sanitario che ci sia in tutta Europa. Medici e infermieri lavorano senza sosta un turno dopo l’altro, sono instancabili sono incredibili, i pazienti sono tantissimi ma loro riescono a fronteggiare un’emergenza a cui nessuno era preparato. Questo sistema funziona: lo posso dire con cognizione di causa, io stesso sono stato curato da questi incredibili professionisti”.

Il messaggio è trasversale quindi. Certo occorre fare le opportune distinzioni tra governo e popolo, sistema politico e personale sanitario, ma l’Italia ne è la sintesi, e come tale dovrebbe essere considerata al di là delle beghe politiche altrui.