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L'intervento del segretario generale

L’Unione del Maghreb arabo tra passato e futuro

5 Mar 2020 - Taieb Baccouche - Taieb Baccouche

Il 2019 è stato un anno importante per l’Unione del Maghreb arabo (Uma, l’unione politica che riunisce cinque Paesi nordafricani: Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania, ndr). L’organizzazione, nata a Marrakech il 17 febbraio 1989, ha festeggiato il suo 30esimo anniversario. Per celebrare tale ricorrenza, ho moltiplicato le attività per permettere l’organizzazione del settimo summit dell’organizzazione, bloccato da più di 25 anni. Questa, per me, è la sfida più importante per dare nuovo impulso all’Uma.

Il 2019, però, è stato anche un anno di importanti cambiamenti politici: in Mauritania, in Tunisia, in Algeria. La crisi libica ha conosciuto un ulteriore peggioramento. In questo senso, spero che nel 2020 ci sia la possibilità di porre fine a tale questione.

Un Maghreb più connesso, con sé e con l’Africa
Nel passato recente, l’Uma è stata molto attiva nel promuovere un maggiore sviluppo delle connessioni infrastrutturali e logistiche nella regione. Nel 2019, l’organizzazione ha rilanciato il progetto della rete ferroviaria trans-maghrebina. Credo vi sia un nesso causale tra lo sviluppo di infrastrutture e progetti inclusivi, come ad esempio l’adesione dell’Uma al Trattato di libero commercio continentale africano (Afcta).

Questi progetti potrebbero facilitare in futuro l’integrazione del Maghreb, attualmente la regione più isolata del continente africano. La sinergia che unisce sempre di più l’Uma in Africa, e che si manifesta nel quadro informale del dialogo 5 + 5, potrebbe anche gradualmente promuovere sempre di più la cooperazione orizzontale del Maghreb.

Il rapporto tra Uma e Unione africana è principalmente istituzionale. L’organizzazione è una delle otto comunità economiche regionali africane. Alcuni progetti avviati dalla Commissione economica per l’Africa (Eca) includono i cinque Paesi dell’Uma e l’Egitto, come il progetto sulla fibra ottica. Ma l’allargamento dell’Uma ad altri Paesi non è all’ordine del giorno, anche perché vi è ancora l’assenza di una sostanziale integrazione nel Maghreb. I Paesi di questa regione purtroppo continuano a cooperare con gli altri gruppi principalmente in modo isolato; ciò rappresenta un grave problema per lo sviluppo.

Uma e Ue
La Germania ha avviato il processo di Berlino per impedire a Paesi stranieri di intervenire in Libia. “Impedire ai Paesi stranieri di intervenire in Libia” è una frase che fa amaramente ridere. Chi ha iniziato ad intervenire? Quali sono questi Paesi stranieri? Io, da segretario generale dell’Uma, istituzione che gode della fiducia di tutte le componenti libiche, sono stato sistematicamente ignorato ed escluso dai numerosi incontri organizzati dagli europei sulla Libia.

L’Europa dovrebbe imparare dai suoi fallimenti per non affrontarne un altro in Libia, dopo l’errore di Sarkozy. Mi riferisco all’aver promosso un intervento militare contro Gheddafi mentre si negoziava una soluzione politica. Le dinamiche nel Maghreb sono collegate ai cambiamenti in atto in Medio oriente, in Africa e nel Mediterraneo. In questo senso, l’intervento turco può complicare ulteriormente la situazione libica e, di conseguenza, le dinamiche regionali.

Trovo che il ruolo dell’Unione europea nel Maghreb sia poco attento. Vorrei citare, ad esempio, le conferenze sull’immigrazione, come quella di Bratislava, o quella sulla Libia. Gli europei spesso parlano tra loro, ignorando i maghrebini e il segretariato generale dell’Uma. Questo approccio rappresenta un fallimento per l’Ue. Siamo lontani dallo spirito del processo di Barcellona. I leader europei non devono perdere di vista il fatto che lo spazio mediterraneo ed euro-maghrebino, con la sua estensione africana, siano destinati inevitabilmente a cooperare per promuovere uno sviluppo comune, giustificato sia dalla storia che dal futuro.

Uma e Nato
Da ministro degli Esteri della Tunisia, ebbi la percezione che la Nato fosse genuinamente interessata al Maghreb, in particolare quando andai a Bruxelles per la conferenza al Consiglio degli ambasciatori della Nato, seguita da un dibattito molto intenso. Da segretario generale dell’Uma, invece, ho avuto l’impressione opposta. La Nato non è unita su molte questioni da quando è arrivato Trump, che sembra essere più interessato all’Asia, come dimostrato dai dossier dell’Iran e della Corea del Nord. Gli Stati Uniti sono il principale attore a cui si deve lo spostamento dell’interesse della Nato verso l’Asia. In tal senso, è importante notare tutte le differenze che esistono tra Usa e Ue sul dossier nucleare iraniano, sul clima e su altri temi. Gli Usa però non possono allontanarsi dal Mediterraneo, dall’Africa, dal Maghreb. Il Maghreb è il ponte tra Africa ed Europa.

Certo, la geopolitica, così come la natura, non considera il vuoto. La Cina e la Russia sono sempre più importanti. Ma la presenza di altri attori nel Mediterraneo favorisce l’equilibrio. In ogni caso, l’interesse dell’Uma è essere amica di tutti e di cercare sempre di coltivare il proprio interesse in uno scambio vantaggioso per ognuno.

Maghreb, Uma, Mediterraneo: che futuro?
Il concetto di “primavera araba è fallace: non corrisponde ad una realtà tangibile. Una rondine non fa primavera. Una democrazia limitata alle urne e con una relativa libertà di espressione rimane fragile e può crollare se non è consolidata da crescita economica e sviluppo integrale e sostenibile. Laddove c’è mancanza di sviluppo e di democrazia, il rischio fondamentalista resta in agguato. In tal senso, il fenomeno jihadista rimane estremamente preoccupante per il Maghreb e per l’Africa, e lo sarà fino a quando alcuni cercheranno di trasportarli da una regione all’altra (per esempio Medio oriente e Africa) e finché i Paesi target non uniranno i loro sforzi militari e politici. Questo per non parlare degli effetti dannosi dei cambiamenti climatici in Africa. Il Ciad è un chiaro e significativo esempio: gli apprendisti stregoni che hanno contribuito a creare gruppi terroristici finiranno per bruciarsi le dita, e non hanno il diritto di gridare al mostro che essi stessi hanno nutrito e allevato.

Guardando al futuro, mi sento di mandare a un messaggio a Washington, Bruxelles, Roma: nutrire divisioni su divisioni è una politica improduttiva nel lungo periodo. L’Italia, in Libia, ha fatto scelte che non promuovono la pace. I legami storici dell’Italia, con la Libia in particolare e il Maghreb in generale, possono svilupparsi solo in un clima di pace e proficua cooperazione per tutti.

Per l’Uma, la mia speranza principale è riuscire ad organizzare il settimo vertice dell’organizzazione, che si trascina oramai da un quarto di secolo. Ciò che mi sta più a cuore è vedere finire le antiche controversie: bisogna smettere di rimodellare il passato, riaprendo vecchie ferite, cercando invece di guardare al futuro e lavorare mano nella mano per completare la costruzione del Maghreb, applicando gli accordi conclusi.

L’integrazione del Maghreb sarà l’ancora di salvezza che garantirà uno sviluppo sostenibile e un’occupazione dignitosa per i nostri giovani e contribuirà efficacemente allo sviluppo africano.

Traduzione dall’originale in francese a cura di Dario Cristiani