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TRUMP E LE VIOLENZE CONTRO IL GOVERNO

India: cos’ha in mente Modi? Non è chiaro

3 Mar 2020 - Antonio Armellini - Antonio Armellini

Narendra Modi non ha lesinato mezzi per Donald Trump. Il bagno di folla nello stadio di cricket “più grande del mondo” era stato immaginato come uno spot elettorale per la potente diaspora indiana negli Stati Uniti, sinora tutt’altro che unanime nei suoi confronti, dando al tempo stesso dimostrazione del consenso popolare per Modi. Il luogo scelto – Ahmedabad – aveva un forte valore simbolico: da un lato, la città da cui era partito per la scalata al potere; dall’altro, una realtà multietnica, che va da punte di eccellenza tecnologica alla presenza visibile di antistoriche discriminazioni di casta, fino a una minoranza mussulmana per la maggior parte impoverita e relegata in ghetti eredità dei pogrom degli inizi degli anni duemila.

La presenza di Trump ha acceso il faro dell’attenzione dell’opinione internazionale sulla violenza delle proteste contro la politica anti-musulmana del governo indiano. Infatti, la messa in discussione di una Costituzione laica e tollerante preoccupa la parte più attenta dell’opinione pubblica, anche se non va dimenticato che molti fra i sostenitori di Modi la ritengono un retaggio coloniale in contrasto con la “purezza” induista.

La prevista consacrazione del suo ruolo di leader mondiale ne è stata compromessa e cosa Modi abbia in mente non è chiaro. Alcuni ritengono che sia ostaggio delle frange estremiste dei suoi sostenitori, le cui idee non sono dissimili da quelle da lui sostenute in passato. Per altri si tratta di un politico troppo cinicamente abile e smaliziato per non rendersi conto che il suo successo si basa su una credibilità internazionale che al dunque si guarderà bene dal mettere a rischio. Quale sia la motivazione prevalente – e personalmente propendo per la seconda – è importante che la comunità internazionale mantenga alta la pressione rendendo ben chiaro che le ambizioni di potenza mondiale dell’India passano attraverso, e non contro, la tutela della sua natura democratica.

Trump non ha aiutato. Narcisismo a parte, ha esibito nel tripudio di folle plaudenti un’amicizia per il suo interlocutore al limite dell’adulazione. Si è guardato bene dall’associarsi alle critiche sempre più numerose e ha dato più volte l’impressione di voler volgere lo sguardo altrove. Che il modello di democrazia autoritaria proposto da Modi trovi nel Presidente Usa un orecchio non ostile è verosimile, ma il ragionamento va probabilmente oltre, a conferma che per lui la geopolitica pesa con l’India più del rispetto della legalità democratica e dei diritti umani.

E pazienza se la vecchia idea americana di fare di New Delhi una pedina della strategia di contenimento anticinese rischia di scontrarsi ancora una volta con l’ambizione globale di un’India che si ritiene non alleato, bensì partner con pari influenza e dignità.

L’unilateralismo americano sta vivendo in Asia una stagione di rinnovata aggressività e tende a lasciare sola l’Europa nel richiamare l’India al rispetto delle regole della civile convivenza democratica.

Così facendo, ne riduce la capacità di presenza e di influenza in un paese e in un mercato la cui importanza non è minore di quanto lo sia per gli Stati Uniti. È una linea che trova riscontro anche sul piano economico e commerciale, dove, aldilà delle dichiarazioni roboanti, l’ammoina cela la sostanza e la spinta di Trump alla creazione di canali privilegiati rischia di restringere ancor più il campo d’azione dei paesi europei. Non per questo l’Europa può rinunciare a far passare con forza il messaggio che è proprio la natura democratica dell’India a farne un unicum in una regione dove ciò costituisce spesso merce rara. Le regole del gioco della solidarietà occidentale sono cambiate e l’Europa dovrà abituarsi a muoversi anche da sola, su linee coerenti con la comune matrice politica e culturale, ma non necessariamente concordanti.

Un ultimo codicillo italiano. La questione dei nostri marò ha perso il valore politico originario ed è sperabile che si arrivi ad una soluzione accettabile per tutti. Tuttavia, le cose non sono ancora finite e le possibilità di inciampo non sono mai da escludere.  Nel caso improbabile la situazione dovessero farsi complicata, Trump ha dimostrato che non è da Washington che potremmo sperare di trovare sostegno.