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DA FRANCIA, UK E USA SCELTE DIVERSE

Coronavirus: i discorsi di Macron, Johnson e Trump

13 Mar 2020 - La redazione - La redazione

Il presidente francese, Emmanuel Macron ha rivolto il 12 marzo 2020 un solenne discorso alla nazione sull’emergenza coronavirus.

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Questi alcuni passaggi del suo discorso riportati dal sito di Rainews 24:

Avremo senza dubbio misure di controllo, di chiusura delle frontiere, ma bisognerà prenderle su scala europea. Siamo solo all’inizio di questa epidemia, e dappertutto accelera e si intensifica. Di fronte a questo, la priorità assoluta per la nostra nazione sarà la nostra salute. Non transigerò su niente e un principio ci guida per definire le nostre azioni. Abbiamo i migliori virologhi, i migliori epidemiologisti, gente che lavora sul campo e che abbiamo ascoltato. Tutti ci hanno detto che nonostante gli sforzi per frenarlo, il virus continua a propagarsi. Lo sapevamo, lo temevamo. La malattia contagerà all’inizio le persone più vulnerabili. Avranno bisogno di cure speciali, spesso di assistenza respiratoria. Ci dovremo poi preparare a una possibile seconda ondata che contagerà più avanti meno persone più giovani e meno esposte ma che occorrerà curare. Per il nostro interesse collettivo, da lunedì e fino a nuovo ordine, gli asili, le scuole, i collegi, i licei e le università saranno chiusi – ha detto il presidente della Repubblica – chiusi per una ragione semplice: i nostri bambini e i più giovani, secondo gli scienziati, sono quelle e quelli che propagano, a quanto pare, più rapidamente il virus”. Il presidente francese ha anche annunciato di aver chiesto al governo di preparare “un piano di rilancio nazionale ed europeo”, aggiungendo che le decisioni prese dalla Bce “non sono sufficienti” per far fronte alla crisi sanitaria.

 

 

L’emergenza durerà mesi. Molte famiglie perderanno i loro cari“. Parole dure quelle usate dal premier britannico Boris Johnson in una conferenza stampa tenutasi a Londra il 12 marzo 2020 a Downing Street. Il Primo Ministro era affiancato dai due consiglieri medico-scientifici del governo, gli accademici Chris Whitty e Patrick Vallance.

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Questi alcuni passaggi tratti dalla conferenza stampa di Boris Johnson riportati dal sito di Sky tg24:

La chiusura di tutte le scuole del Regno Unito “farebbe più male che bene. Noi non chiuderemo, ripeto, non chiuderemo per ora le scuole”. “Naturalmente”, ha aggiunto, “teniamo la situazione sotto controllo e potremmo cambiare avviso se la malattia si diffondesse”. Johnson non ha evocato nemmeno uno stop ai raduni di massa. E Vallance e Whitty l’hanno spalleggiato, confermando – data la situazione attuale britannica – la necessità di puntare per ora a prendere tempo e di cercare di “abbassare il previsto picco” di contagi. E rinviando più in là la possibile adozione di misure come quelle “italiane o di altri Paesi”. Johnson ha spiegato che al momento l’obiettivo delle autorità britanniche è quello di cercare di allontanare l’ondata dei contagi verso il picco di almeno “due settimane”, per consentire al sistema sanitario di reggere all’impatto. L’emergenza coronavirus è la peggiore crisi sanitaria “da generazioni”, una “pandemia” che continua a diffondersi “nel mondo e nel Regno Unito”, ha riconosciuto il primo ministro, insistendo tuttavia su un approccio graduale delle restrizioni.

 

 

Il presidente Donald Trump ha annunciato il 12 marzo 2020 la sospensione di tutti i viaggi dall’Europa agli Stati Uniti per i prossimi 30 giorni, nel tentativo di frenare la diffusione del coronavirus. Come scrive il Corriere della Sera: in un raro discorso dall’Ufficio Ovale, Trump ha affermato che l’Unione Europea “non ha preso le stesse precauzioni” che gli Stati Uniti hanno messo in atto per contenere l’epidemia. La sospensione potrebbe essere prolungata, ma anche abbreviata se sarà il caso. Il Regno Unito non è incluso nel divieto di viaggio con il continente perché “sta facendo un buon lavoro con il Coronavirus”. Trump ha anche affermato che “presto intraprenderà un’azione di emergenza per fornire un cuscinetto finanziario alle piccole imprese e alle persone colpite dal coronavirus”. Secondo il presidente, potrebbe anche essere necessario rinviare i giochi olimpici di un anno: “Non posso immaginare di tenere le gare senza spettatori”.

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