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Sanders solido, debutto di Bloomberg

Usa2020: il nono dibattito fra vincitori e vinti

20 Feb 2020 - Lucio Martino - Lucio Martino

Solo tre giorni prima del caucus del Nevada, sei candidati sono saliti sul palco del Paris Theater di Las Vegas per partecipare al nono e più pugnace dibattito dell’intera serie. L’ex vicepresidente Joe Biden, l’ex sindaco e miliardario Michael Bloomberg, l’ex sindaco Pete Buttigieg, la senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, il senatore del Vermont Bernie Sanders e la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren si sono impegnati in una prestazione tanto energetica quanto caotica che si è caratterizzata per delle discussioni molto meno sostanziali del solito.

Il successo riscontrato da Klobuchar nel suo precedente dibattito in New Hampshire l’ha aiutata non poco a raccogliere quella decina di milioni di dollari necessaria per continuare nella sua corsa. Grandi erano quindi le aspettative che gravavano sulla senatrice del Minnesota. A Las Vegas, Klobuchar è ritornata quella dei suoi primi dibattiti. Presa di mira da più di un suo collega, ha spesso risposto in modo inadeguato. A onore del vero, Klobuchar ha attraversato l’intero dibattito sembrando di non sapere dove stesse andando, al punto che oggi è ancora più difficile intravedere un percorso plausibile per la sua nomina.

Buttigieg è appena in testa quanto a delegati, ma è sotto pressione su diversi fronti. La sua campagna potrebbe ritrovarsi a breve in difficoltà perché il risultato raggiunto in Iowa e nel New Hampshire non si è dimostrato forte a sufficienza per rimodellare a suo vantaggio l’intera dinamica di questa competizione. In più, oltre a Biden, a contendergli l’elettorato di centro nella grande tornata del 3 marzo ci sarà anche Bloomberg. Nei suoi interventi, Buttigieg ha più volte cercato di accomunare Bloomberg e Sanders, descrivendoli come i due estremi di un asse di cui lui rappresenta il centro. Alla fine, Buttigieg si è dissolto in un’arida ripetizione di punti programmatici.

Klobuchar e Buttigieg si sono frequentemente scontrati senza che nessuno dei due emergesse come un chiaro vincitore. In effetti, Klobuchar è costata a Buttigieg la vittoria nel New Hampshire, ed è probabile che gli costi qualche altro voto in Nevada, ma la loro personale animosità molto probabilmente non gioverà alle speranze dell’uno come dell’altra.

Warren combattiva, Biden guarda al passato
Warren ha finora fatto il possibile per restare a galla mentre la dimensione della sua base si è andata riducendo di settima in settimana e questo nuovo evento costituiva un’opportunità che non si è fatta sfuggire. Warren ha innegabilmente vinto il dibattito, e lo ha fatto mettendo alle corde Bloomberg meglio di chiunque altro, ma cosa riuscirà a ricavarne è tutt’altro che chiaro.

La candidatura di Biden è in pericolo, ci sono segni che il per lui fondamentale sostegno dell’elettorato afroamericano stia iniziando a erodersi. In più, il fatto che durante il dibattito sia stato sostanzialmente ignorato da tutti gli altri candidati non depone certo a suo favore. In ogni caso, Biden non ha detto e non ha fatto nulla che sembra in grado di riguadagnargli quella posizione di capofila di cui godeva al momento dell’annuncio della sua candidatura. Ancora una volta, Biden ha preferito far affidamento sulla sua lunga storia, piuttosto che articolare nel futuro la sua presidenza.

Sanders ha partecipato al dibattito da protagonista indiscusso e si è distinto per un’altra solida prestazione, tra l’altro beneficiando non poco del fatto che l’uomo da battere fosse Bloomberg e delle divisioni interne all’intero pacchetto moderato. Sanders, una volta ancora, ha difeso i suoi ideali e, a differenza di molti suoi rivali, non si è scusato per nessuna delle cose fatte oppure dette in passato. Tutto ciò che Sanders doveva fare era evitare un passo falso e così è stato.

Débâcle Bloomberg
L’avventura elettorale di Bloomberg inizierà sul serio il 3 marzo, con il Super Tuesday, ma il dibattito di Las Vegas ha concesso al grande pubblico di vederlo in azione e non è stato un bello spettacolo. Bloomberg è apparso tra il disincantato e l’annoiato ed è crollato di fronte a una serie di attacchi facilmente prevedibili. I tentativi poi di spiegarsi, quando non di scusarsi, per alcune sue passate politiche hanno solo peggiorato la situazione. Le sue scuse, in particolare, sono sembrate più di convenienza che sincere. Infine, nonostante i suoi ripetuti tentativi, non è riuscito neppure a scalfire Sanders. Quello salito sul palco di Las Vegas non era il Bloomberg delle sue pubblicità televisive. A questo punto, la domanda è se questo suo quantomeno scarso rendimento potrà mai essere cancellato dal pronto dispendio di altre centinaia di milioni di dollari.

Nel frattempo, è da notare come neppure il risultato del Nevada sarà per sé indicativo dell’esito finale di questa lunga stagione elettorale. Il Comitato Nazionale Democratico ha attribuito al Nevada la possibilità di esprimersi già nella prima fase delle elezioni sostanzialmente per via della molto elevata percentuale di ispanici che vi abitano e delle potenti organizzazioni sindacali che lo contraddistinguono. Proprio per questo, e come già nel caso dell’Iowa e del New Hampshire, neppure l’elettorato del Nevada è rappresentativo dell’elettorato democratico su scala nazionale.

In ogni caso, Sanders è in netto vantaggio in Nevada ma c’è ancora spazio per altri candidati perché gli ispanici non votano come un blocco compatto e poi perché le recenti sconfitte di Biden potrebbero aver convinto tanti suoi sostenitori a prendere in considerazione altre opzioni. Inoltre, quell’alta partecipazione al caucus tanto auspicata da Sanders è tutt’altro che sicura, posto che solo il trenta percento degli elettori vivono da sempre nel Nevada e, quindi, potrebbero non avere familiarità con il funzionamento di questo così particolare meccanismo elettorale, mentre tanti altri potrebbero non essere in grado di lasciare il proprio lavoro per diverse ore a metà giornata.