IAI
I DEM A CHARLESTON

Usa2020: il decimo dibattito vinto dal caos (e da Trump)

26 Feb 2020 - Lucio Martino - Lucio Martino

Il decimo dibattito previsto nell’ambito delle elezioni primarie del Partito Democratico è arrivato in un momento cruciale, pochi giorni prima delle sempre simbolicamente importanti primarie della South Carolina e, soprattutto, di un Super Tuesday durante il quale andranno al voto California, Texas e altri dodici stati per un totale di oltre un terzo dei delegati in palio in tutta questa lunga competizione elettorale. A parteciparvi sul palco del Gaillard Center di Charleston, South Carolina, sono stati sette degli otto principali candidati ancora in corsa. L’unica vera esclusa è stata la rappresentante delle Hawaii Tulsi Gabbard.

La partecipazione del miliardario ex sindaco di New York Mike Bloomberg non si è risolta in un nuovo disastro ma non è stata neppure particolarmente buona. Sicuramente è stata decente, anche perché non è stato attaccato così tanto come pochi giorni fa a Las Vegas, anche a riprova di come la sua candidatura non sembri più così temibile come solo pochi giorni fa. Una misura di quanto Bloomberg si sia sentito sotto pressione è offerta dal fatto che, mentre si avvicinava la prima pausa pubblicitaria, ha visibilmente controllato l’orologio. Da notare che l’ultimo ad aver fatto qualcosa di simile di cui si ha memoria fu il Bush più vecchio durante uno dei suoi dibattiti con Bill Clinton.

L’altro imprenditore miliardario Tom Steyer, che a differenza di Bloomberg andrà incontro al volere degli elettori in South Carolina, continua a non riuscire a spiegare le ragioni alla base della sua candidatura. D’altra parte, non sembra neppure averne bisogno, visto che è perfettamente in grado di continuare ad autofinanziare a oltranza questa sua avventura elettorale. Durante il dibattito si è dato per obiettivo un terzo posto in South Carolina tutt’altro che impossibile ma, questo a parte, non ha detto altro che val la pena d’esser ricordato.

La senatrice del Minnesota Amy Klobuchar è sembrata a malapena presente per la maggior parte dell’evento, nonostante sia stata la terza a parlare più a lungo. Ha ripetutamente cercato di essere ragionevole e calma mentre tutti intorno a lei continuavano a gridare. Tuttavia, Klobuchar non si è dimostrata così acuta come nel dibattito appena prima delle primarie del New Hampshire. Eppure, aveva un gran bisogno di ripetere quella prestazione perché è molto lontana dal poter disporre dei finanziamenti e dell’organizzazione necessaria per continuare a essere competitiva su scala nazionale.

La senatrice del Massachusetts Elisabeth Warren è sicuramente il candidato più preparato e coerente rimasto in gara. Si è distinta dando di nuovo la caccia a Bloomberg, per quanto in modo molto meno efficace. Tuttavia, è sparita alla vista troppo spesso in molte parti del dibattito. Come Kobluchar, Warren aveva bisogno di un’altra prestazione stellare in mancanza della quale non ci sono ragioni per credere che la sua candidatura potrà mai decollare, e questo nonostante la buona presa di cui gode sull’elettorato femminile in South Carolina.

L’ex sindaco di South Bend nell’Indiana, Pete Buttigieg, era al suo massimo tanto da intervenire più volte senza che fosse il suo turno nel tentativo di porsi al centro di ogni discussione. In diverse occasioni ha poi attaccato efficacemente Sanders. Nondimeno, forse perché a sua volta messo sotto pressione dai suoi due più diretti rivali, vale a dire Bloomberg e Biden, non ha prodotto alcunché in grado di convertire gli elettori che non ha già conquistato.

L’ex vicepresidente Joe Biden, come suo solito, ha inciampato ripetutamente mentre cercava di esprimere le sue idee. Curiosamente, ha continuato a sostenere di aver scritto ogni disegno di legge citato da chiunque altro anche in quest’occasione. Si è più volte lamentato di quanto previsto dalle regole del dibattito, ma nel complesso ha prodotto una delle sue esibizioni più forti. In particolare, il tono e il comportamento dell’ex vicepresidente sono stati ancora più importanti delle sue parole. Biden ha fatto semplicemente quello che doveva fare e questa volta lo ha fatto bene, ma è improbabile che sia sufficiente per procurargli abbastanza delegati da sorpassare Sanders, anche vincendo in South Carolina.

Un altro ad aver fatto esattamente quello che doveva e nulla di più è stato Sanders. Tra tutti è stato fatto oggetto del maggior numero di attacchi, ma è stato anche quello ad aver maggiormente attaccato tutti gli altri. Posti i successi fin qui conseguiti, per fermarlo i suoi avversari dovevano seriamente danneggiarne l’immagine. Tuttavia, per quanto ci siano andati vicini, non sono riusciti ad assestare un colpo in grado di deragliarne la candidatura.

Alla fine, gli unici veri vincitori di quest’ultimo dibattito sono stati il caos e li presidente Donald Trump. Per due lunghe ore, i candidati non hanno fatto molto di più che alzare la voce l’uno sull’altro, spesso ignorando i tentativi dei moderatori di riportare un po’ d’ordine nella discussione. Inoltre, quasi tutti i partecipanti non solo hanno ferocemente criticato le reciproche proposte politiche, ma altrettanto ferocemente si sono lanciati in altrettanto feroci attacchi personali in prospettiva difficili da dimenticare. È stato uno spettacolo amaro e rabbioso in cui sono stati lavati in pubblico i panni sporchi di ogni potenziale candidato democratico alla Casa Bianca. Cosa ancora più importante, quest’ultimo dibattito ha dimostrato chiaramente che i Democratici sono ancora molto lontani dall’essere uniti nella ricerca dell’uomo giusto per battere il presidente Trump. Tutto questo non promette molto di buono in vista delle elezioni generali del prossimo novembre. Trump non avrebbe potuto sperare in nulla di meglio per aumentare le sue possibilità di vincere un secondo mandato.