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NATO Defence ministers council

Più Nato in Medio oriente?

14 Feb 2020 - Francesco Pettinari - Francesco Pettinari

Il 12-13 febbraio si è tenuta a Bruxelles la riunione dei ministri della Difesa dei Paesi della Nato. Le frizioni palesatesi durante il vertice di Londra dello scorso dicembre, unitamente alla tendenza al ribasso nel gradimento dell’Alleanza in alcuni Paesi membri, imponevano di dare segnali di coesione interna e adeguamento delle attività alleate.

Già prima dell’apertura dei lavori, il Segretario Generale Jens Stoltenberg ha precisato quello che sarebbe stato il leitmotive del vertice: la Nato può e deve fare di più in regioni afflitte da perdurante instabilità come quella mediorientale e nordafricana. E l’alleanza sembra intenzionata a guardare maggiormente a tali aree ribadendo così il suo ruolo di attore essenziale per garantire la sicurezza dei Paesi alleati anche tramite la stabilizzazione del loro vicinato.

Un ruolo di maggior rilievo in Iraq
L’impegno più importante è quello preso nei confronti dell’Iraq dove la Nato è presente, benché a intermittenza, dal 2004. I Ministri della Difesa hanno raggiunto un accordo “di principio” sulla necessità di rinforzare la Nato Mission Iraq (NMI), lanciata su richiesta del governo di Baghdad nel 2018 con finalità di addestramento delle forze di sicurezza nazionali. In un primo momento, la NATO dovrebbe farsi carico delle medesime funzioni attualmente svolte dalla Coalizione Internazionale che a partire dal 2014 ha combattuto contro lo Stato islamico. Benché eventuali decisioni circa un coinvolgimento maggiore siano rimandate, questa dichiarazione ha una certa rilevanza politica in relazione alla coesione interna dell’Alleanza.

Infatti, le attività della NMI erano state temporaneamente sospese per motivi di sicurezza, ma non interrotte, in seguito alle crescenti tensioni tra Iran e Stati Uniti successive all’uccisione del Generale Qasem Soleimani. Mentre l’amministrazione Trump ha chiesto un maggiore coinvolgimento Nato in Medio oriente anche per ridurre la propria presenza militare, alcuni alleati europei hanno diverse perplessità sull’impegnarsi in questo contesto senza un accordo stabile con gli Usa sulla strategia da seguire nella regione. La decisione della ministeriale è un compromesso che va, seppur limitatamente, nella direzione auspicata da Washington.

We went together, we will leave together
Altro segnale importante di coesione interna è arrivato dalle posizioni prese sulla questione afghana. Stoltenberg ha infatti ricordato come la Nato non veda altre soluzioni per il Paese se non un accordo stabile e duraturo tra le milizie talebane e il governo nazionale. Per raggiungere tale obiettivo, però, è necessario che la missione Resolute Support guidata dalla Nato con la partecipazione di 39 Paesi tra membri e partner continui ad addestrare e sostenere – anche economicamente – le forze di sicurezza nazionali. Soltanto in questo modo si potrà rendere chiaro ai talebani che l’unica soluzione possibile è quella rappresentata dai negoziati attualmente in corso, attraverso la mediazione statunitense.

Pertanto, in una sessione della riunione ministeriale che ha visto impegnati anche rappresentanti dei Paesi partner di Resolute Support, l’Alleanza ha ribadito che non ci saranno ritiri unilaterali e che, quando si lascerà l’Afghanistan, lo si farà tutti insieme.

Il Mediterraneo rimane sullo sfondo
Viste le dichiarazioni preliminari di Stoltenberg, sembrava lecito aspettarsi una presa di posizione più marcata sul fianco sud dell’Alleanza. Tali aspettative sono rimaste deluse, e anche un dossier particolarmente rilevante per la sicurezza europea come quello libico ha ricevuto attenzione marginale. Su questo tema, però, il Ministro della Difesa italiano Lorenzo Guerini ha ricordato come la stabilizzazione della Libia sia fondamentale non solo per l’Italia, ma per l’intera Europa e, di conseguenza, per la Nato.

L’obiettivo dichiarato dal Ministro è quello di far rispettare l’embargo marittimo sull’ingresso di armi che potrebbero esacerbare il conflitto aperto tra il governo di Tripoli e le milizie del Generale Khalifa Haftar. Un elemento importante per far rispettare gli accordi raggiunti alla Conferenza di Berlino. Secondo Guerini, dunque, occorre reintrodurre gli assetti navali nell’Operazione Sophia – a guida Ue – per contribuire via mare all’embargo di armi.

Dalla ministeriale di Bruxelles è dunque emerso come l’Alleanza Atlantica sia intenzionata ad acquisire un ruolo più marcato nelle regioni confinanti a sud, anche se per ora il focus principale è stato posto sul Medio oriente. Il Nord Africa rimane sullo sfondo, ma visto il perdurare dell’instabilità nella regione ci si potrebbe attendere, o per lo meno auspicare, una maggiore attenzione al fianco sud nel prossimo futuro.