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Dopo il terremoto politico in Turingia

Meteora AKK: chi prenderà lo scettro di Angela Merkel?

11 Feb 2020 - Francesca Sforza - Francesca Sforza

La decisione della ministra della Difesa tedesca Annegret Kramp-Karrembauer (meglio nota come AKK) di non candidarsi alla cancelleria alle prossime elezioni previste per il 2021, e il conseguente addio alla guida dei cristiano-democratici della Cdu (alla testa della quale era stata eletta appena un anno fa), lasciano sul terreno una serie di interrogativi: a chi toccherà ora raccogliere il testimone? Se a farlo sarà un avversario di Angela Merkel, come potrà lei restare al potere fino al prossimo anno? Quanto è grande il rischio di elezioni anticipate? La crisi della Cdu può rappresentare un’opportunità per i socialdemocratici dell’Spd, attualmente junior partner nella coalizione di governo?

Al momento gli analisti concordano nel preferire lo scenario più soft e meno traumatico per il Paese: la scelta di un presidente del partito che faccia “la guardia” in vista di una candidatura da mettere a punto al Congresso del prossimo dicembre, la tenuta di Merkel fino alla naturale scadenza del mandato – quasi un omaggio alla sua figura politica che è già considerata un pezzo di storia della Bundesrepublik – e nel frattempo la sfida politica – che si giocherà nei media e nelle sedi regionali –  tra gli uomini che si contendono il futuro tedesco (per il momento tre: Armin Laschet, governatore del Nordreno Westfalia, centrista amato dai conservatori e dagli imprenditori; Friedrich Merz, il falco ultraliberista da sempre avversario di Merkel e Jens Spahn, grande critico delle aperture di Merkel sull’immigrazione, omosessuale dichiarato e autore di una rivoluzione sulla sanità che lo ha reso molto popolare).

Se questo è probabilmente ciò che avverrà, è bene tuttavia soffermarsi anche su ciò che è avvenuto, sulle ragioni profonde che hanno provocato il gesto di AKK, perché per la politica tedesca, più che per altre, sembra valere il celebre postulato di Lavoisier, secondo cui nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. AKK ha commesso due errori fondamentali: uno di forma, e uno di sostanza.

Partiamo dal secondo, il più grave, ovvero l’aver sottovalutato il peso politico del partito di estrema destra AfD. Non tanto in linea teorica, perché anche lei ha sempre sostenuto di non voler stringere con loro nessun tipo di alleanze, quanto praticamente, nell’attenzione da tributare al fenomeno a livello regionale. L’elettorato dell’AfD, infatti, è composto in parte da estremisti di destra più o meno dichiarati, ma in altra parte da piccolo borghesi per lo più dell’Est (ma non solo) delusi dagli effetti della globalizzazione, e disillusi nelle aspettative di crescita sociale. Ciò che è mancato alla Cdu di Annegret Kramp-Karrenbauer è la determinazione nel riprendersi quel bacino elettorale, un bacino che originariamente apparteneva alla Cdu e che nel tempo si è sentito tradito da politiche considerate troppo vicine alla socialdemocrazia (effetti collaterali della Grande Coalizione).

Una sottovalutazione che ha portato, in Turingia, alla vittoria di quella corrente carsica interna alla Cdu secondo cui allearsi con l’AfD non è poi così grave, soprattutto perché – nella migliore delle ipotesi – significa “stanare” gli estremisti dalla caverna del consenso per portarli alla luce della politica politicata, dove regnano mediazione, compromessi, e decisioni da prendere (non solo slogan da agitare). Posizione scivolosa, come si può ben immaginare, ma degna di maggiore attenzione di quanta non gliene abbia tributata AKK, che ha preferito sottovalutare cosa stava accadendo nella provincia dell’impero.

Ci sono stati poi gli errori di forma, che l’hanno allontanata dal consenso popolare. Come quando, durante una manifestazione tradizionale in occasione del Carnevale, se ne uscì con una battuta infelicissima sull’intersessualità che le costò l’ostracismo di tutta la comunità Lgbt (disse: “Se non siete stati di recente a Berlino sappiate che adesso il dibattito è tutto concentrato sulla terza porta da mettere nei bagni pubblici, forse perché i gay sono ancora indecisi se fare la pipì in piedi o seduti”). O come quando ha risposto al video satirico dello YouTuber Rezo, che prendeva in giro la Cdu alla vigilia del voto nei Laender dell’Est, con un dossier di venti pagine trasmesso su Internet che l’ha fatta precipitare ancora di più nel ridicolo. O come quando, sempre in occasione del Carnevale, si è vestita da donna delle pulizie per fare la spiritosa, e invece ha solo destato irritazione e proteste.

Un ultimo fattore che ha concorso alla sua caduta è stato lo scarso sostegno avuto dai compagni di partito, e dalla stessa Cancelliera che l’aveva nominata. Le due cose in realtà non sono disgiunte: Merkel da tempo è tollerata dai maggiorenti della Cdu, ma non più amata (posto lo sia mai stata) né temuta (e questo senz’altro lo è stata). Chi aveva interesse a sostenere la sua copia politica incolore, e per di più, di nuovo, una donna? Da tempo in Germania circola una battuta agrodolce: “Un bambino in classe alza la mano e chiede all’insegnante: ‘Maestra, ma gli uomini possono fare i Cancellieri?’” Fa sorridere, in effetti, se si guarda ai 14 anni di mandato Merkel. La risposta naturalmente è sì, e probabilmente sarà così già dal prossimo giro, chissà per quanto.