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10 - UNA STRATEGIA PER LE MISSIONI INTERNAZIONALI

Il contributo militare degli Stati membri e l’autonomia Ue

24 Feb 2020 - Claudio Graziano - Claudio Graziano

Lo scenario internazionale attuale, ed in particolare le recenti crisi che hanno sconvolto ulteriormente gli equilibri geopolitici mondiali, necessitano un’analisi attenta del ruolo dell’Unione europea nell’ambito della sicurezza e difesa comune. L’instabilità e l’imprevedibilità sono variabili onnipresenti sulla scena internazionale in cui nuovi tipi di minacce asimmetriche, ibride, trasversali per definizione, si aggiungono a quelle tradizionali.

In un contesto geopolitico in così rapida evoluzione, gli interessi di tutti gli stati membri dell’Ue risultano più che mai inscindibilmente connessi e una risposta coordinata dell’Unione alle minacce esistenti diventa quanto mai necessaria.

Gli eventi che si sono verificati recentemente in Libia e Iraq, così come il deteriorarsi della situazione di sicurezza nel Sahel, non erano certamente del tutto imprevedibili, poiché i sintomi di queste crisi erano ben visibili da tempo. Ciò che invece potrebbe ancora rappresentare una sorpresa è la portata dei loro effetti nel medio e lungo termine.

Le cause delle crisi
Per cercare di contenere dunque le conseguenze di questi possibili effetti è quanto mai necessario rivolgere il nostro sguardo verso sud, da dove provengono la maggior parte delle nuove minacce, ed agire così sulle cause alla radice delle crisi internazionali e non solo sugli effetti.

Dalla Libia al Sahel, lo scenario generale di crisi può essere visualizzato con quella che io amo definire una relazione triangolare tra instabilità, immigrazione incontrollata e terrorismo. Il crollo di alcuni Stati, l’instabilità che ne deriva insieme ai flussi di migrazione incontrollata fa registrare un aumento della criminalità e crea le condizioni fertili per la diffusione di minacce terroristiche.

A complicare tale quadro già di per sé estremamente complesso, vanno evidenziate pesanti ingerenze di singoli Paesi, anche in aree tradizionalmente considerate di nostro più diretto interesse strategico, che aggiungono ulteriori incognite. Ci troviamo di fronte a “singoli attori statuali” alla ricerca di un proprio ruolo rilevante, che perseguono proprie strategie e spesso colmano vuoti lasciati da altri. C’è bisogno dunque da parte della comunità internazionale di una risposta strategica, rapida e forte.

Il ruolo dell’Ue
Negli anni, l’Unione europea ha sicuramente perso delle occasioni, non ha saputo trovare una voce comune nel prendere iniziative ed evitare il prevedibile degrado della situazione. È evidente che ora si debba, con urgenza, passare dagli intenti ai fatti, ed in questo gli Stati membri hanno una ruolo determinante in quanto proprio a loro è rimessa la responsabilità di definire ed approvare le azioni conseguenti. C’è una chiara urgenza di agire, ed è stata compresa dalle Istituzioni europee.

stati membri - europea
Il generale Claudio Graziano in visita al Supreme Headquarters Allied Powers Europe (Shape) della Nato.

Allo stesso tempo anche il mondo ha compreso il ruolo e le potenzialità dell’Ue, e da più parti arriva la richiesta di una conferma dell’Unione quale attore globale nel panorama internazionale. Ciò che appare ora improcrastinabile è far comprendere all’opinione pubblica l’urgenza di intraprendere iniziative concrete per una immediata de-escalation delle gravi crisi in atto.

Dobbiamo agire con fermezza evitando che il vuoto di sicurezza non colmato da Onu, Ue o Nato diventi un terreno fertile per singoli attori e per le loro velleità di ridisegnare i rapporti di potenza. È senza dubbio vero che per una risoluzione duratura alle crisi in atto non esistono soluzioni militari tout court. Ma appare altrettanto vero che non esiste una soluzione che non contempli anche la componente militare.

Per essere in grado di fare di più nella gestione delle crisi e per essere più assertivi nel mondo di oggi l’Europa ha bisogno anche di capacità militari credibili. Si tratta di avere a disposizione quello che viene definito hard power e che si conferma essere, senza false ambiguità, una delle componenti non solo essenziali, ma irrinunciabili, per permettere all’Europa di essere più assertiva. Lo strumento militare, dunque, laddove usato in stretta coordinazione con le altre componenti consente la realizzazione dell’approccio integrato proprio dell’Unione.

Un’Europa più forte per una Nato più forte
Dall’adozione della Strategia Globale nel 2016 l’Ue ha indiscutibilmente fatto degli enormi progressi per ritagliarsi un ruolo da protagonista anche nel campo della sicurezza e della difesa, attraverso proposte solide che convergono nella cosiddetta “autonomia strategica” per un’Unione più forte e responsabile.

Autonomia strategica, infatti, significa un’Unione che vuole e che deve essere in grado di agire in modo indipendente, se necessario, e con mezzi propri, aprendo uno spazio nuovo e autonomo di azione, in grado di esprimere una capacità strategica globale in tutti i settori chiave (politico, economico, diplomatico e militare). L’Ue sarebbe così in condizione di svolgere un ruolo credibile quale security provider in ambito internazionale.

L’Unione – lungi dal voler essere un elemento solista nel campo della sicurezza e difesa – continua a prestare molta attenzione alla cooperazione in generale e a quella con la Nato in particolare. Il rafforzamento del single set of forces degli Stati membri non solo aumenterà la capacità dell’Ue di agire autonomamente quando necessario, ma rafforzerà anche il contributo dell’Europa alla Nato e la cooperazione con altri partner. La Nato sarà sempre il pilastro della difesa collettiva dell’Europa. Un’Europa più forte rende più forte la Nato.