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In un mondo di dati

Europa e Italia alla prova della sovranità tecnologica e digitale

23 Gen 2020 - Jean-Pierre Darnis - Jean-Pierre Darnis

Il tema della sovranità digitale si sta imponendo con forza in Europa. La Francia è stata la prima a moltiplicare i richiami a una sovranità digitale e tecnologica, sinonimo della sovranità tout court. Inoltre, i rischi relativi alla sovranità giuridica delle informazioni digitali legati ai dispositivi statunitensi, contenuti sia nel ‘Patriot Act‘ che nel ‘Cloud Act‘ sono ben presenti negli ambienti decisionali francesi.

La Francia, interessata a una ‘sovranità europea’, cerca di spingere una ripresa da parte di gruppi francesi della produttrice di cavi sotto marini Alcatel Submarine Networks (Asn) oggi controllata dal finlandese Nokia, privilegiando nella fattispecie una soluzione nazionale a una soluzione europea.

Attivismo della Commissione europea e concorrenza
La sovranità europea tanta conclamata sarebbe quindi piuttosto una serie di singole sovranità europee? In Europa la tematica è progredita moltissimo negli ultimi anni. Le rivelazioni legate al caso Snowden hanno contribuito anche alla sensibilizzazione degli ambienti tedeschi traditi dallo spionaggio sistematico da parte degli Stati Uniti. Il 29 ottobre scorso il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier ha lanciato il progetto di cloud sovrano ‘Gaia X‘. La Commissione europea ha ripreso la tematica dei rischi di dipendenza non soltanto nei confronti dei colossi digitali statunitensi, i Gafa (Google, Apple, Facebook e Amazon) ma anche nei confronti della tecnologia cinese.

La prima reazione è avvenuta da un punto di vista della politica della concorrenza, con le inchieste lanciate dalla Commissione nei confronti di aziende per abuso di posizione dominante. Anche in questo caso gli Stati membri assumono posizioni contraddittorie. L’azione Antitrust della Commissione viene criticata quando prende di mira eventuali gruppi europei (Alsthom-Siemens o Fincantieri-Stx Chantiers de l’Atlantique) mentre viene invocata per contrastare gruppi extra europei.

La nuova presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha espresso la volontà di spingere per la trasformazione digitale, sia da un punto di vista di sviluppo industriale che di regolamentazione. La nomina come commissario di Thierry Breton, già ceo di Atos, con un portafoglio che associa Mercato interno, difesa, spazio, digitale e politica industriale con la supervisione delle direzioni generali Grow, Connect e della nuova direzione generale Defis rappresenta un altro segno della crescita della tematica della sovranità digitale e tecnologica nell’agenda politica, un concetto che lo stesso Breton lega alla sovranità geopolitica, mantra della nuova Commissione.

Protezione dei diritti e risorse finanziarie
In Italia assistiamo a scelte che indicano convergenze con le tematiche francesi ed europee. Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) ha previsto un ‘perimetro di sicurezza cibernetica’ per dare concretezza alle frontiere digitali da proteggere, integrando strutture pubbliche e private. Tra l’altro anche nel contesto delle aziende tecnologiche italiane è ben presente la tematica della tutela dei sistemi e del know-how tecnologico.

Dal lato della protezione dei diritti rileviamo anche la sensibilità di istituzioni come il Garante per la Privacy, molto attento al tema del digitale. Troviamo quindi illustrazioni sia di tutela governativa avanzata che di grande attenzione verso il tema dei diritti, il che pone l’Italia in sintonia con gli attuali dibattiti europei.

Tutto bene quindi, ma ‘la convergenza di lotta’ fra i vari attori europei non ci deve far perdere di vista alcuni elementi fondamentali. Prima di tutto le scelte legate a un’Europa tecnologica e digitale più sovrana dipendono da valutazioni di budget. La strategia di Lisbona del marzo 2000, che insisteva sull’innovazione con lo scopo di fare dell’Europa un’economia basata sulla conoscenza, poneva una diagnosi legittima e premonitrice, che però non ha poi trovato nei fatti i mezzi necessari a perseguire quell’obiettivo.

Tensione tra sovranità nazionali ed europea
La sovranità prevede frontiere ma assistiamo a una grande confusione tra coloro che, richiedendo maggiore sovranità per l’Europa, ne fanno poi un’applicazione squisitamente nazionale. La materia è assai delicata in quanto le informazioni sensibili vengono tutelate nazionalmente. Le varie diagnosi relative alla necessità di rinforzare la sovranità europea provengono anche dalla giusta percezione della competizione, per non dire dei conflitti, con altri sistemi mondiali come quello statunitense o cinese.

Appare anche che l’Europa sia la dimensione necessaria per l’organizzazione e la difesa di forme di sovranità tecnologiche, per motivi di massa critica da un punto di vista tecnologico e umano ma anche per la consapevolezza della condivisione di ordini politici e giuridici comuni. Bisogna inoltre tenere in mente che il digitale sta di fatto creando un mondo nuovo, un mondo di dati che vanno governati, e che non si tratta di sottrarre delle tutele nazionali per conferirle al livello europeo ma di stabilire al livello europeo istituzioni e procedure che permettano un trattamento adeguato delle nuove sfide, creare quindi uno spazio nuovo di sovranità in Europa.

La sovranità digitale e tecnologica europea va definita e organizzata, rendendo poi esplicite le corrispondenze e le cesure fra livello nazionale e europeo. Il paradosso è che questa esigenza di maggiore sovranità emerge in un momento dove la richiesta politica di sovranità esprime spesso una fondamentale critica all’Unione europea.

La soluzione passa per meccanismi di maggior fiducia e di scambi informativi estesi al livello europeo, il che contrasta anche con il discorso di un recupero del controllo nazionale. La tutela quindi delle esigenze di sovranità, anche nazionali, passa per forme di maggiore integrazione europea, paradosso non da poco.